La SIM resiste alla cottura. L'accendiamo?

I dati di una SIM card esposti ad una temperatura di 450 gradi possono essere leggibili. Le forze dell'ordine lo sanno

Roma – Qualcuno ha mai provato una SIM al forno? Non si tratta di una ricetta particolare, ma di un esperimento condotto da Benjamin Jones e Tony Kenyon, due ingegneri elettronici inglesi, che hanno testato una dozzina di SIM card per provarne la resistenza al calore. Scoprendo che possono sopravvivere, senza perdere i dati memorizzati, anche in… un forno a legna.

La SIM è il cuore identificativo di un telefonino. E in essa sono contenute moltissime informazioni: chiamate effettuate, ricevute e messaggi di testo. Un’autentica miniera d’oro per una persona in cerca di informazioni personali. Le forze dell’ordine che hanno indagato sull’attentato che ebbe luogo a Madrid l’11 marzo 2004 – che portò ad un bilancio di 191 vittime – ottennero molte informazioni grazie ai dati estratti dalle SIM card dei due telefonini utilizzati dagli attentatori come detonatori.

Jones e Kenyon hanno pensato di effettuare una ricerca sulla possibilità di ottenere dati anche da SIM card danneggiate da alte temperature. Per l’esperimento hanno dunque preso 12 SIM card funzionanti di operatori mobili britannici, irlandesi e svedesi. Utilizzando dell’acido, sono riusciti a rimuovere la superficie protettiva dei circuiti dei chip e poi si sono dati alla… cottura.

Sei SIM sono state riscaldate a 180 gradi per dieci minuti. Dopo questa esposizione, sono risultate leggibili senza riscontrare perdita di dati. Cinque SIM sono state “infornate” a 450 gradi: quattro di queste non sono risultate esaminabili, ma la quinta aveva mantenuto intatte le informazioni memorizzate. La dodicesima carta, sottoposta a una temperatura di 650 gradi, non ha resistito.

I due ingegneri spiegano che la ricerca – pubblicata dalla rivista Forensic Science International – dimostra che una SIM può resistere a 450 gradi e forse oltre. Praticamente inutilizzabili se reinserite in un telefonino, le tesserine possono dunque costituire un importante elemento di prova anche in seguito a un incendio o a un’esplosione.

I metodi per estrarre informazioni, spiegano i ricercatori, sono svariati e non difficilmente applicabili dalle sezioni scientifiche delle forze dell’ordine, anche in caso di danni definiti “meccanici”. Chi pensa di farla franca buttando nel camino la SIM card per eliminare prove compromettenti potrebbe pentirsene.

Dario Bonacina

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