Lavoro IT/ Io Valgo

di Giuseppe Cubasia - Se vi offrono meno di quanto pensate di valere, la risposta deve essere una sola: non state cercando un Bravo Informatico. Dare un valore alla propria esperienza per sovvertire il Business dei finti informatici

Roma – La settimana scorsa ho lanciato un’ idea che io stesso ho definito pazzesca, al limite dell’impossibile. Una cosa che non esiste, specie in un paese individualista come il nostro, eppure, con mio incredibile stupore, qualcuno si è alzato dalla sedia e ha detto: facciamolo. Un altro gli ha fatto eco e ha detto: organizziamoci, contiamoci.

C’è stato chi spontaneamente, anche da solo, ha iniziato ad aprire siti per organizzare, per parlarne. Alcuni giovani ragazzi mi hanno fatto l’onore d’invitarmi a scrivere nei loro siti.
Mi sono chiesto allora “Quale molla è scattata in queste persone per spingerle a fare questo?”

La risposta che mi sono dato è una sola: “Perché IO VALGO”.

È un affermazione importante, è il primo passo per il riconoscimento del proprio valore.
Se siamo dove siamo non è per la mancanza di controlli (anche se è vero), o perché abbiamo leggi sul lavoro la cui applicabilità deve essere perfezionata, o privati che speculano, ma perché accettiamo, soli e passivi, lo stato delle cose.

Se accetto un compenso irrisorio, delle condizioni di lavoro inadatte e senza sicurezza, significa che ritengo corretto e giusto il prezzo concordato per il mio valore. Se questo può essere un compromesso accettabile per entrare nel mercato del lavoro, o in periodi di assoluta necessità, non può essere la regola.

È legge universale che il pagamento di un servizio debba essere commisurato alla reale esigenza e qualità dello stesso.

Se richiedo un Bravo Informatico lo devo pagare come un bravo informatico. Se intendo pagarlo di meno allora le cose sono due: o mi trovo davanti ad una persona che sta “svendendo” il suo valore, o realmente a me non interessano i servizi di un Bravo Informatico e sto assumendo lo “smanettone” di turno, perché “lo smanettone” è quello che io cerco, assumendomene tutti i rischi del caso.

Se ritenete di avere delle conoscenze che valgono, che avete acquisito con lavoro e fatica, e Vi offrono meno di quanto pensate di valere, la risposta deve essere una sola: “Non state cercando un Bravo Informatico”. Mi rendo perfettamente conto che può essere duro dare questa risposta, ma è la sola risposta che vi permette di distinguerVi .

Se ci pensate, il prezzo è la prima cosa che distingue la merce. Una Ferrari ed una Fiat sono entrambi 2.000 di cilindrata, ma è il prezzo differente che vi fa subito intuire d’avere di fronte merce di qualità differente.
Questa stessa esatta percezione deve avere l’interlocutore che avete davanti!

Se avete accettato un compenso inferiore alle Vostre aspettative significa che questo è quanto Voi valete. A poco vale lamentarsi una volta che si è accettato. Vi siete pesati, vi siete misurati, ed avete concordato che valete poco. Nessuno vi ha puntato una pistola alla testa costringendovi ad accettare, siete stati Voi stessi a farlo.

Poiché la conoscenza che abbiamo appreso è un bene prezioso, quello che ci dà i mezzi per vivere, dobbiamo essere i primi a valorizzare questo bene al meglio che possiamo.

Di questi tempi anche un banale servizio di compilazione del 730 costa 20 euro; allora perché io non dovrei chiederne altrettanti per una minima consulenza su Office? Sono d’accordo con coloro che dicono che ci si vergogna a chiedere un compenso per lavori “banali”; ma elargire gratis il proprio lavoro ed essere sempre pronti a pagare ogni altro servizio è una linea di comportamento inaccettabile.

Può anche accadere che si incontrino controparti non disposte a pagare per i nostri servizi, e se questa diventa la regola, allora significa che il Business dell’Informatica è finito, non esiste, è meglio cambiare lavoro.
O meglio, forse è finito il Business dei “finti informatici” ed inizierà quello dei veri Bravi Informatici, gente capace, come Alex, di trovare bugs anche su Google. Gente il cui valore è riconosciuto e pagato.

Quante più persone affermeranno “IO VALGO”, tanto più questo messaggio avrà possibilità di passare ed essere compreso anche al di fuori del nostro ambito.

Forse è possibile per noi IT iniziare con un semplice gesto per affermarci, come far saltare il numero di commenti massimi accettati da questo sito, basta una riga dicendo “IO VALGO”.

Non è certo un gran gesto, concordo, ma come dice il saggio “Anche il viaggio più lungo inizia con un semplice primo passo”.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

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  • raptus scrive:
    per le rime
    Rispondo solo adesso che mi hai tirato in ballonon compro mai qualcosa se qualcuno dice: fallo!Comunico su internet, mischiandomi fra tantima, con certa gente dietro, non mi piace stare avantiHo nulla da nascondere e niente da mostrarediffido dei guardoni: cha cazzo han da guardare?I Forum che frequento forse non son santima di certo non migliorano coi banner dei mercantiQui l'anima si nutre pescando dalla pozzachi è il responsabile se una poi si strozza?Quelle che credi corde diventano poi cappitira pure la tua fune ma attenta a quale acchiappiOra saluto e spero di ritrovarti ancora quicol tuo righello telematico a misurar Q.I.
  • CCC scrive:
    aggiungo che...
    ciao mafeprima cosa: un bell'articolo, molto interessante... complimenti davvero(e, per inciso, grazie per il ripasso di PNL e IE ;-) ...)seconda cosa: dai commenti che ho letto deduco che, come al solito, quasi nessuno dei lettori ci ha capito qualcosa... ma questo non mi stupisce più di tanto (e, scusami, ma non ho più voglia di fare traduzioni)...terza cosa: concludi l'articolo dicendo: lo spirito di ogni attività di digital marketing dovrebbe essere riassunto così: far sì che una persona interessata a un brand trovi facilmente qualunque cosa cerchi, senza infastidire gli altri. quanto dici, unito alla seconda cosa, mi porta ad aggiungere che, laddove la "comunicazione" fallisce ed il "messaggio" non arriva correttamente, il problema sta anche (principalmente?) nel fatto che da un lato c'è un marchio e dall'altro una persona... difficile rispecchiarsi...probabilmente ad un marchio che va sulla rete occorre un mentore "umano"... un interfaccia (diremmo noi informatici) in grado di "parlare" e, soprattutto, di sentire e manifestare emozioni come gli interlocutori a cui il marchio si vuol rivolgere...ma credo che questa sia cosa ben nota... e già ampiamente applicata da molti che fanno marketing su internet...buon lavorops: per quanto mi riguarda faccio di tutto per navigare in modo anonimo e senza alcun referer, filtro a monte tutti i messaggi pubblicitari, mi tengo ben lontano dai social network, ecc... ecc... insomma: sono uno di quelli che ti rende la vita dura ;-)
  • rubizzo scrive:
    articolo un po' inutile...
    ...e parole un tanto al chilo... mi rimane il pensiero che i VERI esperti di marketing FANNO marketing invece di "parlarne a ruota libera", e quando scrivono di marketing si fanno capire. E generalmente appaiono meno presuntuosi dei FINTI esperti di marketing, che più spesso sono personaggi come quella ragazza del film di Moretti che "vede ggente, fa cose..."
  • Fabio Metitieri scrive:
    Ancora un "siete voi che non capitte" ?
    Mafe, un'altra volta, come nell'articolo su Twitter e marketting, scrivi un messaggio (meno straffotente, questa volta, anzi, quasi implorante) del tipo: "Siete voi che non capite i markettari, suvvia, non aggediteli, bevetevi i loro messaggi e aiutateli a crescere, perche' in fondo non sono kattivi" ???Il che, poi, tradotto senza metafore e senza iperboli su Bateson, sarebbe come dire: "Si', lo so bene che le aziende si comportano on line peggio dei venditori porta a porta, ma per favore non trattateli male altrimenti non mi fanno piu' lavorare, e poi io le borsette griffate come me le compero?";-)Ba'... anche tu sei un filino schizofrenica, IMO.Ciao, Fabio.http://xoomer.alice.it/fmetitie
    • Ancora Uffa scrive:
      Re: Ancora un "siete voi che non capitte" ?
      - Scritto da: Fabio Metitieri
      Mafe, un'altra volta, come nell'articolo su
      Twitter e marketting, scrivi un messaggio (meno
      straffotente, questa volta, anzi, quasi
      implorante) del tipo: "Siete voi che non capite i
      markettari, suvvia, non aggediteli, bevetevi i
      loro messaggi e aiutateli a crescere, perche' in
      fondo non sono kattivi"
      ???

      Il che, poi, tradotto senza metafore e senza
      iperboli su Bateson, sarebbe come dire: "Si', lo
      so bene che le aziende si comportano on line
      peggio dei venditori porta a porta, ma per favore
      non trattateli male altrimenti non mi fanno piu'
      lavorare, e poi io le borsette griffate come me
      le
      compero?"
      ;-)

      Ba'... anche tu sei un filino schizofrenica, IMO.

      Ciao, Fabio.Quoto!Basta con 'sta roba...
  • picchiatello scrive:
    Commerciale Italia
    Il problema principale nel nostro paese e' che oramai l'utente anche tonto , quando gli arriva sull'email una "offertissima", un nuovissimo prodotto , un nuovissimo piano tariffario da parte di un brand , sa che questa e' una fregatura.Ci sono talmente tanti pubblicitari furbi , mamagement a 10 zeri di stipendio ma che non capiscono che oramai le vacche grasse in molti settori sono finite e sono ancora li che cercano di dare vita, magari attraverso la rete, a dei prodotti cadaverici il cui olezzo si sente a km di distanza.
  • A.T. scrive:
    doppio legame
    e' ridicola questa teoria. Se fosse vera l'80% delle persone sarebbero schizofreniche. Se la sostenete e' probabile che anche voi fate parte della partita.La teoria del doppio legame e' legata intimamente al movimento dell'antipsichiatria che ha avuto il merito di abbattere i manicomi, ma sostanzialmente e' una teoria del tutto sconfessata a livello mondiale.Nell'innovativa Italia e' sconcertante vedere che questa teoria viene riproposta continuamente e in forme diverse 'tanto per incolpare i familiari' e probabilmente la societa'.Autore di un testo piuttosto criticabile e' lo stesso Cancrini; altre pubblicazioni piu' o meno in mercato sembrano vetuste e ben superate.Vi inviterei a riflettere per bene e a fare ben altri paragoni...
  • filoberto scrive:
    doppio legame
    se ricordo bene una cosa analoga al doppio legame avviene anche per certi sistemi di plagio/persuasione/tortura (vd. "Mindfucking. Come fottere la mente" di Stefano Re).
  • Bippo Paudo scrive:
    TNS - interpretazione più realistica
    Leggo l'articolo poi leggo lo studio TNS e sinceramente giungo ad un' altra conclusione.I pubblicitari sono CONVINTI che l'utente desideri ricevere pubblicità, eppure (e leggetevi lo studio) dalle risposte date questo desiderio non traspare affatto, viene solo forzatamente dedotto e poi su di esso si costruisce il castello del doppio legame.Piuttosto diciamo che l'utente vede la pubblicità come qualcosa di inevitabile (appunto perchè proviene da anni di canali monodirezionali), assunto QUESTO non c'è ALCUN doppio legame, Semplicemente la risposta è: purtroppo devo subire la pubblicità di qualsiasi cosa, se proprio devo vado da chi già conosco e per favore NON tracciatemi che ne ho già abbastanza.Invece vedo i pubblicitari ormai distaccati dalla realtà, un po' come i nostri politici, discutono fra loro e ci vengono a spiegare come sono le cose, ma non si rendono conto che spesso e volentieri parlano di cose che non esistono e di cui ormai non hanno più conoscenza.Come dice qualcun'altro qui dentro (magari motivandolo meno) è pura fuffa.
  • lowres scrive:
    Doppio legame e Bateson
    Il doppio legame dei schizofrenici è una patologia che riguarda una persona, un essere umano vivente, dotato di una propria personalità, cervello e psiche.Cara Mafe, per quanto sia bello sfoggiare Bateson con i troll pinguini di PI (e magari in una presentazione da un cliente), un'azienda NON è una persona, nel senso di cui sopra. E nemmeno un brand lo è. Per cui il trasferimento per quanto affascinante non funziona.In particolare i brand vivono in un ecosistema (visto che ti piace Bateson proseguo) che è quello dei Media e dove la regola numero uno è 'essere visibili'. Ovviamente più si è visibili più si è esposti anche al lancio di pomodori.La pacchia è durata fin tanto che i mezzi di comunicazione trasmettevano in una sola direzione. In quel caso essere visbili voleva dire compare tanti spazi pubblicitari. Oggi in rete essere visibili vuol dire essere collegati ('linked'), far parte di un sistema. Il problema è che la rete non solo è basata sull'interazione a due direzioni, ma adirittura in rete un utente (per il momento) può avere la stesso di un brand. E da qui iniziano i guai.Per i pubblicitari e gli esperti di marketing ovviamente, non per gli utenti. Che nei tuoi articoli non ci sono mai.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 11 aprile 2008 08.44-----------------------------------------------------------
    • mafe scrive:
      Re: Doppio legame e Bateson
      - Scritto da: lowres
      Per i pubblicitari e gli esperti di marketing
      ovviamente, non per gli utenti. Che nei tuoi
      articoli non ci sono
      mai.Davvero? Incredibile.
    • che due p4lle scrive:
      Re: Doppio legame e Bateson
      - Scritto da: lowres
      Il doppio legame dei schizofrenici è una
      patologia che riguarda una persona, un essere
      umano vivente, dotato di una propria personalità,
      cervello e
      psiche.ah :-oBhè allora ti manca ancora la definizione di "corporation" nel tuo mondo a bassa risoluzione.
      Cara Mafe, per quanto sia bello sfoggiare Bateson
      con i troll pinguini di PI (e magari in una
      presentazione da un cliente), un'azienda NON è
      una persona, nel senso di cui sopra. E nemmeno un
      brand lo è. Per cui il trasferimento per quanto
      affascinante non
      funziona.v sopra;
      Per i pubblicitari e gli esperti di marketing
      ovviamente, non per gli utenti. Che nei tuoi
      articoli non ci sono
      mai.hola ectoplasma 8)(quella dei troll di pi non l'ho capita (newbie) )
      • amedeo scrive:
        Re: Doppio legame e Bateson

        quella dei troll di pi non l'ho capita Newbieprobabilmente si e' intravisto nello specchio e gli e' venuta l'ispirazione...
    • io no scrive:
      Re: Doppio legame e Bateson
      - Scritto da: lowres
      Per i pubblicitari e gli esperti di marketing
      ovviamente, non per gli utenti. Che nei tuoi
      articoli non ci sono
      mai.Beccati questa, Mafe!
    • filoberto scrive:
      Re: Doppio legame e Bateson
      - Scritto da: lowres
      Per i pubblicitari e gli esperti di marketing
      ovviamente, non per gli utenti. Che nei tuoi
      articoli non ci sono
      mai.piu' che altro c'e' nell'articolo un uso del "noi" che puo' fraintendere, cioe' mandare un messaggio contraddittorio, creare un doppio legame :)"Questo è più il caso della controparte, in questo caso noi"puo' far pensare a "noi utenti" invece che a "noi del marketing".Lo so che si capisce nell'articolo, ma nell'immediato non e' chiarissimo (era voluto?).dopo mafe dice: "Non si può neanche concludere che è meglio che le aziende stiano lontane dalla rete e non invadano i nostri spazi"i nostri spazi invece intende "di noi (come) utenti".insomma, a volte gli articoli di mafe possono sembrare fumosi perche' corrono su ambiguita' di questo genere...e' la mancanza di chiarezza, anche se puo' essere voluta, per certi informatici e' peccato gravissimo ;)-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 11 aprile 2008 15.15-----------------------------------------------------------
  • z f k scrive:
    pubblicita' tagliata addosso
    Tutto bello, se la pubblicita' davvero fosse "far sì che una persona interessata a un brand trovi facilmente qualunque cosa cerchi, senza infastidire gli altri" (ma poi, perche' parlare di "brand"?!? a me interessa trovare qualcosa che (faccia cio' che) mi serve, indifferentemente dal marchio del "produttore" (virgolettato)). Ma in realta' - IMHO - la pubblicita' punta a *creare* necessita' che non si hanno, a rivestire un oggetto brandizzato di qualita' che non ha ma che gli vengono attribuite per associazione al brand, qualita' che li consumatore attribuisce al brand per mero condizionamento.La pubblicita' serve quindi a _condizionare_, in senso pavloviano, il consumatore.La cosa viene percepita "a pelle" anche da chi non ne e' pienamente cosciente; alcuni ci si crogiolano pure, consapevolmente; altri ne sono passivi soggetti (qualcuno li direbbe "deboli").Ma la maggior parte, di fronte a questa sensazione, ha un moto di repulsione.C'e' tempo e luogo. C'e' il momento in cui mi serve qualcosa e lo cerco in giro e c'e' il momento in cui voglio rilassarmi abbassando le barriere protettive senza il timore di essere beccato in mutande e canottiera e senza maschera sociale.Come individuo ho la *necessita'* di _non_essere_disturbato_.Voglio uno spazio vuoto da riempire con quello che voglio, non con quello che altri vogliono per me.Il tracciamento, la profilazione, anche se *so* che sono anonimi, sono comunque li', sospesi come una spada di Damocle, e al mio inconscio frega niente che sia legata con una gomena, un crine di cavallo o un pelo di fi'a (hm... beh... :D ).La pubblicita' mi sta bene, se sono io a cercarla. Mi secca piu' o meno tremendamente riceverla negli altri contesti. Punto.Google docet: la pubblicita' sul suo sito (finora) e' stata poco invasiva, discretamente posta a lato o comunque ben distinta, dove so di poterla trovare se mi va di guardarci o poterla ignorare se non mi va. Invece mi secca parecchio trovare quella stessa pubblicita' nel mezzo di pagine sponsorizzate, semimimetizzata nel resto dei contenuti: ho la netta sensazione che stiano cercando di fregarmi, quindi di essere considerato un fesso, un pollo e - cazzo - questo mi secca parecchio (repetita juvant).So di poter essere manipolato, so di *essere* manipolato e la cosa mi secca terribilmente.Voglio poter scegliere, voglio pagare per quello che ottengo, non per quello piu' l'attivita' promozionale.Voglio un interruttore che attivi un risponditore: "consumatore non raggiungibile, siete pregati di non rompere le palle, grazie".CYA
    • mafe scrive:
      Re: pubblicita' tagliata addosso
      - Scritto da: z f k
      Tutto bello, se la pubblicita' davvero fosse "far
      sì che una persona interessata a un brand trovi
      facilmente qualunque cosa cerchi, senza
      infastidire gli altri" (ma poi, perche' parlare
      di "brand"?!? a me interessa trovare qualcosa che
      (faccia cio' che) mi serve, indifferentemente dal
      marchio del "produttore" (virgolettato)).Infatti il mio è un consiglio/auspicio :-)(in una rubrica che si chiama nologo criticare il brand è sfondare una porta aperta, accolgo l'obiezione, è una parola che dà l'orticaria, come significante e come significato)
  • mah scrive:
    mafe de che?
    ma su dai, io non capisco, ma sta qua da dove l'avete tirata fuori voi di PI? non c'è stato uno, e dico uno, dei suoi articoli che ho letto che fosse anche solo un minimo interessante.e poi, c'era proprio bisogno di scomodare il doppio legame e gli schizofrenici (un inutile e imbarazzante copia e incolla da wikipedia tra l'altro) per spiegare la frase "dire una cosa e farne un'altra", non era più semplice, nonché più corretto (a parere mio), utilizzare il termine "ipocrisia", magari legandolo all'esempio dei politici in campagna elettorale (visto che è pure d'attualità)? ma forse non l'ha usato di proposito il termine, perché sarebbe risultato troppo esplicito, chiaro, limpido e "smascherante" di tutta la fuffa che ci propina questa gente, e poi fare le citazioni colte fa sempre figo. Quanto mi fanno c****e sti esperti di maketing.Verrà il giorno in cui tutti ci accorgeremo della fuffa e tireremo lo sciaquone mandandoli in rovina? lo spero ma non lo credo.
    • free_citzen scrive:
      Re: mafe de che?

      non c'è stato uno, e dico uno, dei suoi articoli
      che ho letto che fosse anche solo un minimo
      interessante.non si può sempre parlare di fi*a,calcio&vg :-o
      e poi, c'era proprio bisogno di scomodare il
      doppio legame e gli schizofrenici (un inutile e
      imbarazzante copia e incolla da wikipedia tra
      l'altro) per spiegare la frase "dire una cosa e
      farne un'altra", non era più semplice, nonché più
      corretto (a parere mio), utilizzare il termine
      "ipocrisia", magari legandolo all'esempio dei
      politici in campagna elettorale (visto che è pure
      d'attualità)?l'ipocrisia è mentire sapendo di mentire.dire una cosa,farne un'altra e pensare di essere coerenti invece è da schizofrenici...
      ma forse non l'ha usato di proposito il termine,vedi:demauro paravia
      perché sarebbe risultato troppo esplicito, :-o ma va la, ma se neanche usando le parole corrette capite...
      chiaro, limpido e "smascherante" di tutta la
      fuffa che ci propina questa gente, e poi fare le
      citazioni colte fa sempre figo.fanne un paio anche tu: potrestri trasformare le tue filippe in qualcosa di utile :-o
      Quanto mi fanno c****e sti esperti di maketing. :Dsei così furbo che gli esperti di marketing ti inculano praticamente ogni giornoc'è a chi piace restare nell'ignoranza, nel qual caso la prossima volta salta l'articolo e non scocciare.
      Verrà il giorno in cui tutti ci accorgeremo della
      fuffa e tireremo lo sciaquone mandandoli in
      rovina? lo spero ma non lo
      credo.ma tu credi di essere vaccinato contro il marketing?illuso :D
      • frog scrive:
        Re: mafe de che?



        non si può sempre parlare di fi*a,calcio&vg :-o


        l'ipocrisia è mentire sapendo di mentire.
        dire una cosa,farne un'altra e pensare di essere
        coerenti invece è da
        schizofrenici...


        vedi:demauro paravia


        :-o ma va la, ma se neanche usando le parole
        corrette
        capite...


        fanne un paio anche tu: potrestri trasformare le
        tue filippe in qualcosa di utile
        :-o


        :D
        sei così furbo che gli esperti di marketing ti
        inculano praticamente ogni
        giorno

        c'è a chi piace restare nell'ignoranza, nel qual
        caso la prossima volta salta l'articolo e non
        scocciare.


        ma tu credi di essere vaccinato contro il
        marketing?

        illuso :DMa che.....sai che sembri uno che gli la sta battendo ad una esperta di marketing??Guarda che non te la da..... :)
  • emmeesse scrive:
    Se sono interessato ad un brand
    Lo conosco gia'. So dove cercarlo. @xxo! E' un "brand".il"brand" non deve venirmi arompere i conigli in Internet. Si faccia il suo sito di e-commerce, se lo faccia bene e se mi interessa io ci andro'. E' un "brand". Imparate da Apple che (lasciamo stare i flame di religione) il marketing lo ha sempre saputo fare.Se le aziende quando arrivano sul Web vengono bastonate e' selezione naturale. Non si sanno muovere. Entrano sul Web e vorrebbero controllare Internet. Il minimo che si possono beccare e' un calcio nei denti.Mafe, duro lavoro il tuo...
  • ceiling cat scrive:
    E cinghia!
    Basandosi sui "dati della mia cronologia di navigazione" riceverei praticamente solo pubblicità di pornazzi!
  • riddler scrive:
    Problema di fiducia
    Per me la raccolta di dati personali in forma anonima e' un qualcosa di poco affidabile, nel senso che mi e' impossibile capire quanto sia effettivamente anonima.A parte questo i vari sistemi di tracking hanno l'effetto potenziale di far capire quali sono i nostri gusti a chiunque guardi il monitor, per esempio un cliente, un collega, un amico che magari in quel momento DEVE guardare il monitor, e si ciuccia la nostra pubblicita' personalizzata, traendone informazioni che forse vorremmo tenere per noi.
  • Marco Pannella scrive:
    mi hai dato un'idea!
    farò il doppio sciopero della fame.
  • AntonioDiPietro scrive:
    Doppio legame
    Mafe lei mi piace tantissimo, domani le mando un avviso di garanzia!
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