Linux/ Eazel addomestica il pinguino

Una piccola società la Eazel, ma con una grande ambizione: standardizzare l'ambiente grafico di Linux e portarlo agli stessi livelli di facilità del MacOS. Ci riuscirà?


Se non fosse per il passato eccellente che possono vantare i fondatori della start up Eazel , l’annuncio che questa piccola società diede alla fine di febbraio riguardante lo sviluppo di un nuovo ambiente grafico per Linux, sarebbe passato quasi inosservato. Ed invece è finito su tutte le riviste del settore, compreso, naturalmente, Punto Informatico.

Ma chi sono i tizi che stanno dietro ad Eazel? Il CEO, certo Mike Boich, è entrato alla Apple nel 1982 ed è stato uno degli “inventori” dei cosiddetti “software wizard”. Il secondo socio, Andy Hertzfeld, entrò in Apple addirittura nel lontano 1979 (probabilmente a quei tempi la casa della mela risiedeva ancora in qualche scantinato) e, oltre che sviluppatore di varie periferiche hardware e alcuni software, è stato uno dei membri, nel 1981, del gruppo di sviluppo del MacOS. Il terzo socio, Mike Homer, fu anch’egli un ex Apple ma, negli ultimi anni, ha lavorato alla Netscape come responsabile del portale Netcenter.

A giudicare dal loro passato il progetto dei membri di Eazel non poteva che essere quello di sviluppare, partendo dai sorgenti di Gnome , una GUI (Graphical User Interface) che si ispiri alla filosofia del Mac e che possa finalmente offrire un ambiente a finestre completamente autonomo dalla consolle di Linux e capace, tramite wizard, di guidare l’utente nelle operazioni più complesse.

Per far questo Eazel collaborerà a stretto contatto con gli sviluppatori open source di Gnome per introdurre progressivamente in questo ambiente grafico nuove tecnologie e nuove funzionalità, alcune delle quali già disponibili a partire da questa estate. Del resto anche Eazel intende approcciare la filosofia di sviluppo open source e rilasciare il suo desktop environment liberamente disponibile su Internet. La società spera di raccogliere profitti dalla vendita di servizi basti sull’installazione configurazione e manutenzione dei desktop Linux in azienda via Internet.

Mike Boich ci ha fatto sapere che sono già numerosi i produttori di PC che hanno mostrato interesse nel progetto Eazel/Gnome e che, a dispetto di quanto non abbiano finora fatto KDE e Gnome da soli, la loro GUI potrebbe davvero aprire una nuova era per Linux: un’era dove il pinguino non solo potrà legittimamente aspirare al mercato desktop, ma, forse, potrà addirittura insegnare qualcosa agli altri. Parole grosse, eh?

Alla domanda perché abbiano scelto Gnome e non KDE, che al momento attuale sembra avere un numero maggiore di estimatori, Boch ci ha risposto che, sebbene siano entrambi ottimi prodotti, alcune funzionalità nell’architettura di Gnome lo rendono, per i loro scopi, davvero promettente. Senza contare che i sorgenti di Gnome vengono distribuiti sotto licenza GPL, la più “aperta” e trasparente fra quelle open source. Boch ha comunque tenuto a sottolineare il suo apprezzamento per il lavoro del KDE team e ci ha assicurato che sarà sempre sua cura mantenere la compatibilità verso questo ambiente.


Come abbiamo visto lo scopo di Eazel è quello di portare, su Linux, tutte quelle facilitazioni e comodità da tempo presenti nel MacOS e poi adottate, e spesso perfezionate, in Windows. Questi maghi dell’interfaccia grafica amano dire che il loro ambiente a finestre dovrà essere qualcosa che “anche vostra madre possa utilizzare”. Affermano poi che quello che stanno facendo è qualcosa di davvero grande: “Stiamo scrivendo del software che potrà servire da file manager e da shell grafica. Esistono già ambienti grafici, ma non sono mirati a gestire ogni cosa. Noi offriremo una GUI per l’intero sistema”.

Ma cosa intendono quando affermano che le GUI esistenti non mirano a gestire ogni cosa? Bé, per capirlo basta dare un’occhiata a tutti i tool di configurazione non compresi in KDE o Gnome ma che mediamente vengono utilizzati da un utente Linux: da quelli per la gestione e manutenzione del sistema a quelli per la configurazione della rete, da quelli per la riproduzione di materiale multimediale a quelli per il file management avanzato. Senza contare, poi, tutte quelle cose che ancora non si possono fare attraverso wizard o maschere ma richiedono l’editing di lunghi file di configurazione.

Insomma, quello che ancora manca a Linux è un ambiente grafico davvero integrato, che possa, come ad esempio fanno altri sistemi operativi a finestre, offrire “di serie” un’insieme strumenti, API e wizard in grado di mettere l’utente desktop nelle condizioni di apprendere un solo tipo di interfaccia, un solo look and feel ed un solo sistema di comando.

Per il momento Eazel sta lavorando a Nautilus, il cuore del futuro ambiente. Nautilus non è altro che un file manager per Gnome in grado, fra le altre cose, di visualizzare il contenuto parziale dei file direttamente all’interno delle loro icone-finestre zoomabili: in pratica l’icona di un file di testo conterrà le prime righe del documento mentre l’icona di un’immagine sarà costituita, in scala, dall’immagine stessa.

Nautilus verrà integrato in Gnome 2, la prossima versione maggiore dell’ambiente grafico GPL che dovrebbe essere rilasciata verso l’autunno. Tuttavia, questo file manager dovrebbe poter essere disponibile come download separato già a partire da questa estate.

Gli accordi che Eazel ha raggiunto con il gruppo di sviluppatori che porta avanti il progetto Gnome, capeggiato dal messicano Miguel de Icaza, sembrano essere orientati alla divisione dei compiti: il look and feel dell’interfaccia utente ad Eazel e l’architettura software che vi sta sotto a Icaza and friends.


Sebbene per il momento il lavoro di Eazel si fermi ad un file manager, quantunque avanzato e degno di interesse, è chiaro che il loro obiettivo sia quello di prendere in mano lo sviluppo di tutto l’ambiente grafico di Gnome e farlo divenire più potente, intuitivo e standard.

In questo loro cammino Eazel si scontrerà inevitabilmente con due promettenti avversari: KDE, che nella sua versione 2 preannuncia l’arrivo di Konqueror, un browser tuttofare in grado di rendere trasparente l’accesso a risorse di vario tipo, remote o locali, e Amiga, il famoso ambiente di cui ho parlato la volta scorsa e che mira a divenire l’intefaccia grafica standard di Linux e non soltanto.

Insomma, più che a degli standard qui si rischia davvero di arrivare a tanti ambienti grafici ognuno con la sua fetta di agguerriti sostenitori. E tengo a sottolineare che nei progetti di Amiga le applicazioni scritte per questo ambiente non saranno compatibili con i concorrenti. Del resto, sebbene Boch ci abbia assicurato compatibilità, le ambizioni di Eazel non sono da meno e in futuro, per diversificarsi, potrebbe decidere anch’essa di introdurre formati o API proprietarie. Un esempio di questa diversificazione la si trova già, all’interno delle varie distribuzioni di Linux, con l’adozione di formati differenti per i package di applicazioni o con la diversa collocazione di file, directory, ecc.

Insomma, in futuro potremmo rischiare di trovare tanti ambienti desktop open source, ma tutti incompatibili fra loro. Incrociamo le dita e speriamo bene.

Alessandro Del Rosso

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