LinuxNews/ File sharing anche con Linux

Ecco una rapidissima carrellata dei tantissimi client in stile Napster che consentono lo scambio di file in modalità peer-to-peer

Napster non sta attraversando dei bei giorni, anche se è stato il fenomeno di Internet del 2000, permettendo di scambiare liberamente musica con altri utenti Napster.

Mettendo da parte tutte le questioni etiche e legali, anche gli utenti Linux possono connettersi al sistema scambia-file attraverso dei cloni free di Napster o di Gnutella.

Gnapster è uno dei client per Linux che potete usare per ricercare e scaricare musica dagli altri utenti. Gnapster è un potente client per la comunità online MP3 scritto per il GTK/GNOME. La maggior parte delle caratteristiche del protocollo Napster sono supportate, comprese le estensioni OpenNap.
Per avere maggiori informazioni circa Gnapster e per scaricarlo è possibile visitare la sua home page .

Se invece siete affezionati al KDE e preferite avere un client KDE per Napster c’è Knapster, un client Linux KDE di Napster. Supporta la maggior parte delle operazioni disponibili sul client Windows come la ricerca per canzone, per nome del cantante o del gruppo, il messaging, canali chat, download e upload e un catalogo di MP3.
Lo si può scaricare da GTK Napster
un client basato sulle librerie gtk++, però ancora non stabile.

XNapster : client Napster in Java

Jnap : un clone pure-Java del sistema di sharing di file MP3

jNapster :
un altro client scritto in Java che ha avuto diversi proseliti: 1 , 2 .

Console Napster : un client console che può essere compilato su quasi tutti i sistemi UNIX e su Windows con le librerie cygwin32. Include anche un supporto base per lo scripting e per IRC.

Lopster : è sviluppato in C utilizzando l’interfaccia grafica GTK.

WebNap : è un client Napster scritto in PHP che vi permette di ricercare e scaricare canzoni da un server Napster/Opennap/MyNapster o compatibile utilizzando un browser web.

Snap :
un piccolo client Perl di Napster. Fornisce agli utenti un client a linea di comando, portabile, leggero, con tutte le funzionalità. Inoltre c’è la possibilità di personalizzarlo attraverso degli script in Perl.

A cura di
Soluzioni Open-Source

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  • Anonimo scrive:
    Bravus Alfridus
    Era del tempo che aspettavo di leggere che qcuno cogliesse la connessione tra la dissoluzione della famiglia e quella della società, che pure dovrebbe apparire ovvio che ne è una conseguenza logica.Il relativismo delle regole - comportamentali, etiche, morali - ha portato alla dissoluzione quanto costruito faticosamente in due millenni.Con la scusa che ogni idea è valida come tutte, si avallano le peggiori teorie.Salvo poi saltare su quando esce un personaggio come Le Pen, per il quale questo principio evidentemente non vale, e le sue idee non hanno diritto di cittadinanza, non si sa per quale metro di giudizio, visto che i metri sono stati aboliti.(p.s. non la penso affatto come lui, ma il mio metro è piantato abbastanza indietro nella storia per poterne spiegare il perché)
  • Anonimo scrive:
    ho paura dei cerebralmente forzuti
    potresti aver ragione, ma occhio!chi ti dice che uno non si sforzi cerebralmente? chi ti dice che non sia a te (e a me) superiore e proprio per questo non condivide o neanche affronta quello che noi riteniamo importante?cordialmente
    • Anonimo scrive:
      Re: ho paura dei cerebralmente forzuti
      Caro Maurizio, hai colta la provocazione nascosta all'inizio ed alla fine della mia piccola disamina del prob.Bene!Allora ragioniamoci su, e tiriamo fuori qualche buona idea ! (Non saranno mai troppe;-))In quanto al fatto che ci sia qualcuno "cerebralmente" superiore a me, lo dò per scontato, naturalmente: il mio scopo è di tirarlo fuori a dire la sua più intelligente della mia, e ciò nonostante la sua intelligenza![rileggere attentamente alcune volte, poi inghiottire un paio d'aspirine ;-))]Ciao, e sotto a chi tocca!- Scritto da: Fogliato Maurizio
      potresti aver ragione, ma occhio!
      chi ti dice che uno non si sforzi
      cerebralmente? chi ti dice che non sia a te
      (e a me) superiore e proprio per questo non
      condivide o neanche affronta quello che noi
      riteniamo importante?


      cordialmente
      • Anonimo scrive:
        Re: ho paura dei cerebralmente forzuti
        - Scritto da: alfridus@multimediaclub.org
        Caro Maurizio,
        hai colta la provocazione nascosta
        all'inizio ed alla fine della mia piccola
        disamina del prob.
        Bene!
        Allora ragioniamoci su, e tiriamo fuori
        qualche buona idea ! (Non saranno mai
        troppe;-))
        In quanto al fatto che ci sia qualcuno
        "cerebralmente" superiore a me, lo dò per
        scontato, naturalmente: il mio scopo è di
        tirarlo fuori a dire la sua più intelligente
        della mia, e ciò nonostante la sua
        intelligenza!

        [rileggere attentamente alcune volte, poi
        inghiottire un paio d'aspirine ;-))]

        Ciao, e sotto a chi tocca!se devo leggere alcune volte ste quattro righe e prendere due aspirine per quel "poema" che hai scritto cosa devo fare?facciamo una cosa. spremi il succo in una mezza paginetta e poi ti rispondociao

        - Scritto da: Fogliato Maurizio

        potresti aver ragione, ma occhio!

        chi ti dice che uno non si sforzi

        cerebralmente? chi ti dice che non sia a
        te

        (e a me) superiore e proprio per questo
        non

        condivide o neanche affronta quello che
        noi

        riteniamo importante?





        cordialmente
  • Anonimo scrive:
    Divorzio: che c'entra?
    Che cosa c'entra la legge sul divorzio con l'etica?Vorrei solo ricordare che il matrimonio, dal punto di vista dello Stato (e anche di molte persone laiche), non e' ne' piu' ne' meno che un contratto.Logico quindi che un contratto si possa sciogliere.Se partiamo invece da un punto di vista umano/etico io posso tranquillamente essere sposato e tradire mia moglie o non esserlo ed essere fedele alla mia ragazza.Tra l'altro, ci sono anche casi di persone che si considerano una famiglia, sono unite, si vogliono bene, eppure occasionalmente si tradiscono. Chi si puo' permettere di giudicare questo comportamento poco etico?Qualcuno ha il metro di misura per dire che cosa e' etico e che cosa no?L'unico prinicipio di eticita' che io applico nella mia vita e' quello di cercare di non arrecare danno agli altri, ma anche questo e' fallibile, in quanto spesso non e' neppure facile capire che cosa puo' arrecare danno agli altri.Per quanto riguarda la scienza, poi, credo sia giusto che batta tutte le strade per dare all'umanita' tutte le possibilita' a cui essa puo' arrivare.In ultima analisi sta all'uomo usare le scoperte in modo intelligente, evitando possibilmente di autodistruggersi. (Per ora ci siamo riusciti, speriamo di continuare cosi'!)Detto sinceramente, l'articolo del dott. Alfridus mi sembra piu' moralistico che analitico o filosofico.SalutiGiorgio
    • Anonimo scrive:
      Re: Divorzio: che c'entra?
      Caro Giorgio,rispondo alla tua cortese domanda: "Divozio, che c'entra?"; ed anche alla conclusione del tuo intervento, nella quale sottolinei il contenuto "moralistico" del mio scritto.Su quest'ultimo punto ti dò pienamente ragione: essendo l'argomento trattato la definizione dei confini dell'etica, quanto ho scritto ha certamente molto a che fare con la morale.Per quanto attiene al divorzio, ed anche alla legge sull'aborto, ebbene, forse occorre dilungarsi un poco sulle conseguenze che tali disposizioni hanno avuto sull'emanazione di norme successive, e sui comportamenti sociali.In precedenza, la decisione di rinunziare ad una maternità, od alla continuazione di un matrimonio, erano sofferte in modo diverso da oggi, perché percepite come illegittime, oltre che eticamente riprorevoli, vuoi per le conseguenze che se ne riversavano sugli altri, vuoi per la valutazione negativa datane dalla società, sostenuta in questo suo sentire dalle disposizioni vigenti in materia.Queste, in aderenza al comune sentire dell'epoca (forse un po? bigotta) avevano il fine di difendere la famiglia, considerata la fondamentale cellula sociale, sulla quale si costruiva tutto l'edificio della nostra società.Entro la famiglia si tramandavano e si applicavano regole non scritte, che distinguevano nelle relazioni interpersonali i comportamenti leciti (= corretti) da quelli illeciti (= scorretti). E la famiglia si fondava sul concetto della perennità, o quanto meno della notevole durevolezza, del legame matrimoniale, "contratto" molto speciale, anche formalmente composto in parte da patti e norme, ed in parte da vocazione e fede.In realtà, non contava molto essere o meno "laici": quello che contava era difendere nel tempo la funzione educativa esercitata dalla famiglia sui suoi propri membri, in un momento della loro crescita evolutiva particolarmente delicato e recettivo, plasmandoli secondo un modello che i membri più anziani riconoscevano valido nella società nella quale vivevano quotidianamente.Per consentire questo "travaso" di esperienze, vi erano precise regole di gerarchia, e precisi diritti, il cui rispetto ed il cui esercizio erano tutelati dalla società con norme dispositive.Queste gerarchie e questi diritti furono messi in discussione dalla rivoluzione culturale del '68, in cui si vide chiaramente che le generazioni del dopo guerra avevano subìto una maturazione accelerata, rispetto alle precedenti, accorciando i tempi che le separavano dalla naturale affrancazione, e rivendicando una propria crescita evolutiva in parte svincolata dall'influenza della famiglia; spezzando con ciò molti dei fili tradizionali che la famiglia trasmetteva da una generazione all'altra.Ma ricreare la complessa percezione dei propri diritti e dei propri doveri, della propria libertà e del rispetto della libertà altrui, senza la guida e l'esempio di chi aveva nel tempo acquisita ed accettata una tale percezione (giusta o sbagliata che fosse, serviva comunque a misurare la liceità dei propri comportamenti), non si è dimostrato per nulla facile. Con la conseguenza un po? fanciullesca di considerare il proprio comportamento più lecito di quello degli altri, di rivendicare dei diritti che, fatti propri, divenivano talvolta una lesione di quelli altrui; con lo scardinamento sostanziale degli equilibri faticosamente costituitisi in precedenza.La frequenza delle dissoluzioni matrimoniali ebbe per conseguenza l'emanazione delle norme che le regolassero, per porre un rimedio prevedibile e previsto agli squilibri che tali dissoluzioni provocano; ed analoghe considerazioni si possono svolgere a proposito dell'aborto.Bada bene, le dissoluzioni matrimoniali e gli aborti non erano affatto cose nuove: erano accadimenti per i quali la società provvedeva diversamente, tutto qui, basandosi su quelle norme di comportamento collaudate dalla tradizione e trasmesse pazientemente dalle vecchie alle nuove generazioni.Che fossero giuste o sbagliate, esse comportavano una certa prevedibilità nei comportamenti dei membri della società. Anche se il loro contenuto era discutibile, il sistema di trasmissione era senz'altro efficiente e collaudato: scardinato che fu, ha finito per perdere la sua efficacia, e la conseguenza è che, oggi, ciascuno pretende di farsi una propria esperienza e di crearsi le sue proprie convinzioni per quanto attiene alla ricerca di un comportamento relazionale capace di mantenere l'equilibrio con gli altri, il che è manifestamente assurdo.Infatti, senza una base riconosciuta come comune, non è possibile che tutti i membri di una società trovino un comune ed equilibrato comportamento relazionale. Cosicchè, utilizzando ciascuno un proprio personale metro di giudizio, si finisce per rendere tout court incerto il giudizio medesimo.Ed ecco che ti poni la domanda. " Chi si puo' permettere di giudicare questo comportamento poco etico?"E la risposta, purtroppo, è: "Nessuno", non perché un qualsiasi comportamento non possa essere giudicato, cioè posto a confronto con delle regole preesistenti; ma piuttosto perché, possedendo ciascuno regole proprie e personali, più nessuno può affermare che le regole che accetta e propone siano le vere regole del gioco.Il grave è che, in queste condizioni, non si può più giocare affatto.Cordialmente,
    • Anonimo scrive:
      Re: Divorzio: che c'entra?

      Che cosa c'entra la legge sul divorzio con
      l'etica?mah si che c'entra l'etica in qualcosa ????
      Vorrei solo ricordare che il matrimonio, dal
      punto di vista dello Stato (e anche di molte
      persone laiche), non e' ne' piu' ne' meno
      che un contratto.
      Logico quindi che un contratto si possa
      sciogliere.allora chiamiamolo CONTRATTO DI MATRIMONIO...non matrimonio offendendo cosi chi ci crede...
      Se partiamo invece da un punto di vista
      umano/etico io posso tranquillamente essere
      sposato e tradire mia moglie o non esserlo
      ed essere fedele alla mia ragazza.che c'entra ????
      Tra l'altro, ci sono anche casi di persone
      che si considerano una famiglia, sono unite,
      si vogliono bene, eppure occasionalmente si
      tradiscono. Chi si puo' permettere di
      giudicare questo comportamento poco etico?secondo me e poco etico...e se AMI VERAMENTE QUALCUNO non pensi di certo a tradirlo...ma a renderlo felice...
      Qualcuno ha il metro di misura per dire che
      cosa e' etico e che cosa no?ci dovra essere qualche metro no ????
      L'unico prinicipio di eticita' che io
      applico nella mia vita e' quello di cercare
      di non arrecare danno agli altri, ma anche
      questo e' fallibile, in quanto spesso non e'
      neppure facile capire che cosa puo' arrecare
      danno agli altri.tradire per esempio non e un danno ????tanti buoni propositi...ma quando si tratta di metterli in pratica...
      Per quanto riguarda la scienza, poi, credo
      sia giusto che batta tutte le strade per
      dare all'umanita' tutte le possibilita' a
      cui essa puo' arrivare.senza rispetto per la vita umana ???? la pecora dolly l'hanno clonata dopo il 300 tentativo...e i 300 prima ???? cosa sono ???? scarti buttiamoli via...QUESTO TIPO DI ATTEGGIAMENTO NON E ACCETTABILE...
      In ultima analisi sta all'uomo usare le
      scoperte in modo intelligente, evitando
      possibilmente di autodistruggersi. (Per ora
      ci siamo riusciti, speriamo di continuare
      cosi'!)io invece la vedo sempre piu nera...pensa ad un virus modificato geneticamente per colpire alcune persone...e solo quelle...ed e solo un'esempio...cio che ci ha tenuti vivi in questi anni e stata l'etica che non ci faceva superare alcuni limiti...ci siamo evoluti piano, ma rispettando alcuni sentieri di crescita...adesso invece c'e la piu completa anarchia...
      Detto sinceramente, l'articolo del dott.
      Alfridus mi sembra piu' moralistico che
      analitico o filosofico.fa male sentirsi dire certe cose ???? eh ????
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