L'Italia sommersa dalla fibra ottica

Lo afferma un'indagine di Assinform, secondo cui entro il 2003 saranno sette milioni i chilometri in fibra posati in Italia. Ma il grosso della fibra è già stato collocato, soprattutto nelle città. Caccia a banda larga e ultimo miglio


Roma – La banda larga sta arrivando in Italia sempre più sotto forma di fibra ottica. Secondo i dati presentati ieri da Assinform, l’associazione che riunisce operatori e imprese dell’ICT, nel 2003 si arriverà a sette milioni di chilometri di fibra posata in Italia.

In realtà, stando allo studio dell’Associazione, il “grosso” è già stato posato. E’ stato infatti stimato che a giugno di quest’anno in Italia erano già stati collocati oltre cinque milioni di chilometri di fibra, in forza di investimenti annuali pari ad oltre 1.700 milioni di euro.

Banda larga in arrivo per tutti dunque? Non è proprio così. Secondo Assinform è necessario rimuovere i vincoli che frenano lo sviluppo delle infrastrutture nelle aree urbane e che non permettono di portare nuovi servizi al più ampio numero di utenti. Senza calcolare le difficoltà nel portare lo strumento della fibra nelle zone non urbanizzate.

Secondo Assinform, i grandi collegamenti in fibra ottica (dorsali) raggiungono ormai tutte le zone del Paese. Ma la ramificazione della fibra a livello locale e metropolitano è frenata dai vincoli amministrativi e dalle condizioni di fruizione delle tratte che collegano l’utente finale, ovvero le condizioni del cosiddetto “ultimo miglio”.

In particolare sarebbe in forte crescita il settore delle reti urbane (MAN), che sono cresciute del 20,8 per cento nei primi sei mesi del 2001. Le dorsali sono invece cresciute del 15,9 per cento.

L’ampliamento delle infrastrutture in fibra si deve, secondo Assinform, a Telecom Italia per il 60 per cento (soprattutto sulle dorsali), ma con una rapida crescita degli altri operatori. Nel primo semestre 2001, infatti, Telecom è stata responsabile di un + 4,6 per cento della fibra contro il + 40,6 per cento da parte degli altri operatori.

Da segnalare che a fine 2000, Milano disponeva, con quasi 131mila chilometri, del 15 per cento della fibra in ambito urbano, contro il 10,8 per cento di Roma, il 5,1 di Torino, il 2,5 di Genova, il 2,1 di Bologna e l’1,7 di Padova.

L’indagine di Assinform, svolta in collaborazione con NetConsulting, ha coinvolto tutti gli operatori impegnati nello sviluppo delle infrastrutture trasmissive ad alta velocità in Italia. “Lo sviluppo dei modelli della net-economy poggia su reti di connessione a larga banda, e in particolare su quelle in fibra ottica, capaci di reggere il più rapido scambio di informazioni, per comunicare, governare e innovare le transazioni d’affari – ha affermato il presidente Assinform Giulio Koch – Già oggi è evidente la necessità di superare gli attuali vincoli alla velocità di Internet, che appunto non consentono di trasmettere dati e immagini alla velocità richiesta da un uso intensivo della rete”.

Secondo Assinform questi obiettivi sono perseguibili con la definizione di “un quadro normativo” gestito dall’Autorità TLC che spinga ad una maggiore concorrenza tra gli operatori, il cui investimento viene visto come indispensabile in questa direzione.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti