L'italtassa sui CD ancora sotto accusa

La direttiva europea prevede che alla diffusione del DRM segua la progressiva riduzione della tassa sui supporti che, invece, aumenta di continuo. Nella stessa situazione decine di paesi europei


Roma – L’Italia è tra i paesi europei nei quali la tassa sui supporti ottici, che viene fatta passare come “equo compenso”, è più elevata e cresce di più nel tempo, con conseguenze a cascata su consumatori, produttori di supporti, distributori e negozi. A dirlo non sono oltranzisti del free-for-all ma la Business Software Alliance , l’associazione dei produttori di software che sta mettendo all’indice quei paesi che ostacolano il rapido sviluppo del mercato .

La nota diffusa da BSA sull’argomento nei giorni scorsi suscita tanto interesse da finire tra le notizie di rilievo per EDRI , la celebre organizzazione internazionale che si batte per le libertà digitali. Già, perché BSA elenca i governi europei, con l’eccezione di Lussemburgo, Regno Unito e Irlanda, che continuano a richiedere l’ equo compenso anche se oggi non ha più ragion d’essere .

Uno studio dell’associazione dei produttori di software lega direttamente l’uso delle tecnologie DRM , sistemi di protezione antipirateria, alla “tassa sulla copia privata” e mette in luce come tutte le previsioni indichino una crescita esponenziale nei prossimi anni per il mercato della musica, in particolare per quello online. Dati che dimostrerebbero l’efficacia del DRM e, di conseguenza, l’obsolescenza del prelievo sui supporti, pensato in origine come forma di compensazione per autori e detentori dei diritti per i loro materiali che i consumatori che acquistano supporti potrebbero registrare sugli stessi. Ora che ciò non è più possibile, dice BSA, o che è reso possibile solo col consenso di editori e distributori, l’equo compenso diventa un peso inutile .

Una tassa che avrebbe già dovuto essere abolita . Come fa notare proprio EDRI, infatti, la direttiva europea sul copyright, la famigerata EUCD, comprende una clausola (articolo 5-2-b) che prevede espressamente la cancellazione graduale di quella imposizione, mano a mano che il DRM conquista terreno. Ora che il DRM domina tutto il download legale, ovvero il più promettente mercato per la musica e il cinema, è lecito chiedersi come mai l’Italia e molti altri paesi europei anziché cancellare quella tassa non facciano altro che elevarla .

Va detto che quella di BSA non è una tesi nuova: la stessa associazione ha sempre considerato quel prelievo di Stato sui supporti una doppia tassazione a danno dei consumatori, che non solo pagano quando acquistano materiali coperti da diritto d’autore ma pagano una seconda volta quando devono farne una copia privata, opportunità espressamente prevista dalla legislazione sul diritto d’autore (sebbene spesso ostacolata proprio dal DRM).

Che l’equo compenso sia una gabella ingiusta ed insensata lo pensano peraltro molti anche in Italia, come ad esempio i produttori di supporti che hanno denunciato la SIAE lo scorso marzo per protestare non solo contro la contrazione delle vendite su prodotti che ora costano di più a causa di quel prelievo, ma anche per i continui ritocchi verso l’alto di quella che ormai viene dai più considerata una ingiusta tassa.

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