Marte, NASA recluta nuovi astronauti

L'agenzia statunitense chiama a raccolta i potenziali nuovi volontari per continuare l'esplorazione dello spazio esterno sulla Stazione Spaziale Internazionale e, nel corso dei prossimi decenni, per il viaggio inaugurale su Marte

Roma – NASA ha annunciato l’apertura di un nuovo ciclo di selezioni per gli astronauti del (prossimo) domani, una nuova generazione di reclute che tornerà nello spazio a cavallo di vettori statunitensi per continuare la sperimentazione scientifica sulla Stazione Spaziale Internazionale. E che servirà, sul lungo periodo, da “ispirazione” per i pionieri dell’esplorazione marziana.

Il corpo astronauti a disposizione di NASA conta al momento su 47 membri attivi, 8 dei quali (metà maschi e metà femmine) sono stati scelti nel 2013. Le selezioni appena annunciate si apriranno invece a metà dicembre, dureranno fino alla metà di febbraio 2016 e porteranno all’annuncio delle nuove reclute entro la metà del 2017.

I requisiti indispensabili per ambire al ruolo di astronauta comprendono una laurea in ingegneria, biologia, fisica o matematica, 1.000 ore di esperienza nel pilotaggio di aerei o jet come pilota in comando, un’altezza compresa tra 160 cm circa e 192 cm, una pressione sanguigna di 140/90.

Contrariamente a quanto il senso comune potrebbe dettare, non c’è un limite specifico di età e la media è di 34 anni; la capacità di passare l’esame NASA di stress fisico per i voli spaziali di lunga durata, però, è tutta un’altra storia.

“Il nuovo gruppo di esploratori spaziali americani ispirerà la generazione di Marte nel raggiungere nuove vette”, ha dichiarato l’amministratore ed ex-astronauta di NASA Charles Bolden, “e ci aiuteranno a concretizzare l’obiettivo di lasciare impronte di stivali sul Pianeta Rosso”.

I nuovi astronauti avranno come obiettivo primario quello di confermare la presenza americana a bordo della Stazione Spaziale Internazionale che ha appena festeggiato i suoi primi 15 anni di attività , viaggiando prima con le capsule commerciali in via di sviluppo e poi con il vascello del progetto Orion .

Anche se Bolden ne sottolinea l’importanza come se fosse un dato oramai acquisito, la prospettiva di inviare una prima missione umana verso Marte deve ancora affrontare e risolvere una serie di incognite ingegneristiche, psicologiche e biologiche mai fronteggiate prima.

Secondo gli ultimi studi di NASA basati sui dati della sonda MAVEN, il Pianeta Rosso ha perso il proprio “scudo magnetico” più di 4 miliardi di anni fa e il vento solare ha letteralmente spazzato via l’atmosfera planetaria; prima del primo uomo sul suolo marziano, ESA invierà il rover della missione ExoMars che è attualmente in fase di test – tramite un modellino in scala comandato da remoto, ancorché sulla Terra – in territorio europeo.

Alfonso Maruccia

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