Microsoft: non si venda la privacy alla pubblicità

A Redmond si dicono preoccupati per l'uso indiscriminato dei dati degli utenti quando si tratta di advertising online. Qualcuno in rete ne abusa, avvertono

Roma – Microsoft intende dare battaglia a Google su tutti i fronti, ricorrendo anche all’Autorità locale che sta lavorando sulle nuove tutele per gli utenti online. Utenti che – tuona Microsoft – vedono i loro dati abusati per fini commerciali , una situazione intollerabile che deve finire.

L’Authority, la Federal Trade Commission è orientata a lasciare che il mercato e le società di advertising si regolamentino da sé ma a questo proposito ha ricevuto ricevuto i pareri di diversi protagonisti di settore, Microsoft inclusa. La proposta di quest’ultima introduce l’idea di un sistema di protezione a strati per le informazioni sensibili , con misure restrittive maggiori in proporzione all’aumento del rischio per la privacy dei consumatori.

“Stiamo sostenendo le proposte di FTC ma riteniamo che la privacy sia importante per i consumatori” ha dichiarato il direttore del reparto consumer di Microsoft Frank Torres, sottolineando come la società non si opponga, anzi incoraggi, l’idea di “andare oltre” la semplice autoregolamentazione.

Secondo l’azienda è opportuno che le società responsabili nella gestione di database di informazioni sugli utenti a scopi pubblicitari mettano in bella mostra sulla homepage la policy aziendale riguardo la privacy, implementino procedure di sicurezza adeguate e mantengano tali database solo per un tempo ragionevole a far fruttare il proprio business .

Così come dovrebbero aumentare le restrizioni , sempre secondo la proposta di Microsoft, nell’utilizzo dei dati da parte dei siti terzi che li abbiano ricevuti dalla società a cui inizialmente essi sono stati forniti ( es . Google). In questo caso l’utente dovrebbe ricevere notizia del passaggio di mano delle informazioni, e le stesse società terze dovrebbero richiedere il permesso esplicito per trafficare con informazioni in grado di identificare tratti della persona come lo stato di salute, i comportamenti sessuali o le credenze religiose.

La privacy dei netizen sta dunque a cuore a Microsoft e di certo misure di questo tipo gioverebbero non solo al diritto alla riservatezza ma contestualmente anche alla battaglia di Microsoft contro Google nel settore dell’advertising. Google stessa non ha mancato di far pervenire le proprie idee sull’argomento alla FTC: supporta misure restrittive, ma assai meno di quelle proposte da Microsoft, e sostiene il principio dell’autoregolamentazione.

A non essere d’accordo con entrambe sono però i consumatori e le associazioni non profit che si battono per la salvaguardia dei loro diritti. “Per dirla semplicemente, c’è una fondamentale divergenza tra le tecnologie di tracciamento e di targeting e l’abilità dei consumatori di esercitare un giudizio informato e il controllo sui propri dati personali”, sentenzia Consumer Federation of America nelle proprie considerazioni a FTC, sottolineando come sia ormai chiaro, dopo sette anni di autoregolamentazione del business dell’advertising, che “né le organizzazioni volontarie, né l’approccio delle singole società stiano funzionando. Solo se i consumatori sono fortemente interessati, estremamente istruiti, bene informati e molti abili possono negoziare con l’opaco, inconsistente pantano delle procedure di opt-out”.

Alfonso Maruccia

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