Miramax, in streaming su Facebook

La società cinematografica dei grandi film sbarca sul social network in blu offrendo contenuti interattivi e streaming un tanto al dollaro. Per raggiungere gli appassionati che passano il tempo a citare classici sul proprio profilo

Roma – Miramax e Facebook annunciano l’avvio di una partnership di larghe vedute, tesa a monetizzare l’interesse cinematografico perso tra i “post” e gli “update di stato” del social network più frequentato con lo streaming a pagamento e contenuti bonus. La partnership si è concretizzata in Miramax eXperience, una “app” ancora in stato di beta ma già utilizzabile per affittare film da visionare direttamente sulle pagine di Facebook.

Se nel caso di YouTube e Google si era parlato solo di indiscrezioni , l’intesa con Facebook ha i crismi dell’ufficialità: Miramax eXperience permette al momento di fruire di 20 titoli cinematografici negli USA e 10 in Regno Unito e in Turchia – con nuovi paesi europei in dirittura d’arrivo. Il parco titoli è ancora piccolo, ma Miramax ha a disposizione un catalogo che conta classici vecchi e nuovi del calibro di Pulp Fiction, Good Will Hunting e Non è un paese per vecchi.

Per quanto riguarda i costi e i limiti di utilizzo, il noleggio di un singolo film su Miramax eXperience “pesa” 30 crediti Facebook (3 dollari USA) e può essere consumato entro i 30 giorni successivi e 48 ore dopo l’avvio della prima visione. In futuro Miramax spera di offrire servizi aggiuntivi come l’acquisto vero e proprio e il trasferimento negli “armadietti digitali” personali di ogni singolo utente.

Nelle parole del CEO della “major” (ora di proprietà di Walt Disney Company) Mike Lang, Miramax eXperience può fare leva sugli “oltre 50 milioni di contatti su Facebook che citano un film Miramax nel loro profilo, interagiscono con la nostra pagina Miramax, o sono abbonati alle fanpage di noti titoli e e talenti Miramax”.

Alfonso Maruccia

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  • Nonriescoa Fareillogi n scrive:
    Serve un database
    Senza un database enterprise che ci gira sopra, la vedo dura.E comunque, si fa prima e costa meno cambiare hardware piuttosto che portare un database su un altro...
  • attonito scrive:
    itanium...
    ma chi se lo incula?
    • Zap scrive:
      Re: itanium...

      ma chi se lo incula?L'80% del mercato top 100 companies, se i numeri citati da Intel/HP (che sono di parte) sono veri.
      • Zap scrive:
        Re: itanium...
        - Scritto da: Zap

        ma chi se lo incula?

        L'80% del mercato top 100 companies, se i numeri
        citati da Intel/HP (che sono di parte) sono
        veri.Aggiungo che se il chip del 2010 a 65 nm era francamente fuori tempo (il pentium si faceva in fab a 65 nm 5 anni fa) ora un chip a 32 nm pare più moderno e potenzialmente compatitivo.
        • attonito scrive:
          Re: itanium...
          - Scritto da: Zap
          - Scritto da: Zap


          ma chi se lo incula?



          L'80% del mercato top 100 companies, se i
          numeri

          citati da Intel/HP (che sono di parte) sono

          veri.

          Aggiungo che se il chip del 2010 a 65 nm era
          francamente fuori tempo (il pentium si faceva in
          fab a 65 nm 5 anni fa) ora un chip a 32 nm pare
          più moderno e potenzialmente compatitivo.Vero ma resta il fatto che occorrono sistemi operativi e applicativi "killer" affinche' una piattaforma prenda piede e/o che non muoia.Il fatto che 80% delle 100 TOP COMPANY usi itanium vuol dire poco, occorre vedere di quanti chip parliamo in NUMERO ASSOLUTO.
          • Nonriescoa Fareillogi n scrive:
            Re: itanium...
            - Scritto da: attonito
            Il fatto che 80% delle 100 TOP COMPANY usi
            itanium vuol dire poco, occorre vedere di quanti
            chip parliamo in NUMERO
            ASSOLUTO.No, devi vedere il numero di installazioni, e confrontarlo con soluzioni simili. Altrimenti non ci vuole un genio per capire che in una azienda con 10000 computer, 5 sono megaserver Itanium e 9995 sono economici desktop e portatili x86.
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