MIT, auto-assemblaggio subacqueo

L'istituto americano continua a lavorare sulla sua tecnica di assemblaggio, o stampa 4D assistita dall'acqua: ora il focus sembrano essere i mobili che si costruiscono da soli. Dimensioni da Puffo, ma sempre di mobili si tratta

Roma – Dai primi tentativi di stampa 4D in ambiente liquido , il Self-Assembly Lab del Massachusetts Institute of Technology (MIT) è ora passato ai nano-mobili capaci di auto-assemblarsi, sempre in acqua e con un minimo input esterno per movimentare le dinamiche del fluido.

L’ultima dimostrazione del MIT di questo genere di tecnologia riguarda una sedia di 15×15 centimetri, composta da sei blocchi distinti dotati di magneti: i blocchi vengono immersi in una vasca d’acqua, l’acqua viene mescolata da due correnti esterne e col tempo i blocchi si assemblano nella forma prestabilita.

Per il risultato finale , cioè la nano-sedia di cui sopra, occorre al momento aspettare ben sette ore di movimenti dei sei blocchi magnetizzati. Nondimeno il fatto che l’auto-assemblaggio avvenga senza intervento esterno è già un risultato interessante, suggeriscono dal MIT. L’impiego di correnti meno “caotiche” e più precise non avrebbe senso, visto che a quel punto sarebbe più pratico far assemblare la sedia a un essere umano.

Dopo le sedie per Puffi, i ricercatori del MIT intendono ora spingersi oltre e pianificano un test di auto-assemblaggio di vasta scala con centinaia di sedie realizzate nello stesso tempo. E questa volta ogni sedia sarà sufficientemente grande da poter essere usata da una o più persone.

Alfonso Maruccia

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