Mp3.com, il gigante tornerà ad urlare

E? stato uno dei player più importanti della musica su web, poi ha campicchiato sotto Vivendi Universal. Ora i nuovi padroni promettono, da dicembre, di farlo tornare al centro dell'e-musica. Voglia di business


Roma – Uno dei siti che hanno fatto la storia della distribuzione musicale su internet e che per questo hanno anche dovuto scontrarsi duramente con le major del settore, Mp3.com , è ufficialmente finito nelle mani di Cnet.com, il celebre network di San Francisco che raccoglie alcuni dei più celebri siti di informazione americani.

Mp3.com, da tempo sotto il controllo di una delle grandi sorelle della discografia internazionale, Vivendi Universal, in questi anni non è riuscito a catturare una audience internazionale così ampia come invece è accaduto ad altri operatori del settore pur mantenendo, in forza della sua storia e del suo nome, una inevitabile centralità.

Il sitone passerà ufficialmente sotto Cnet a dicembre e ha già avvertito i propri utenti anche perché dal 2 dicembre tutti i materiali disponibili sul sito, e soprattutto i servizi personalizzati e i database degli utenti, saranno cancellati. L’azienda ha infatti promesso che non consegnerà a Cnet i dati degli utenti. La loro musica e le loro immagini non passeranno nelle mani di Cnet né di terze parti. Fino al 2 dicembre tutti i servizi saranno comunque attivi.

Cosa sarà di Mp3.com? Cnet ha fin qui dichiarato che punta a sfruttare il sito per fornire informazione di primo piano sul mondo della musica online. Ma in molti scommettono che difficilmente Mp3.com potrà sottrarsi al tentativo di competere nella grande battaglia del business musicale online , una battaglia alla quale partecipano sistemi blasonati come Napster o offerte che hanno suscitato enorme interesse come Apple iTunes . Come si ricorderà anche in Italia stanno nascendo i primi jukebox di distribuzione musicale online. Tutti loro, compreso il nuovo mp3.com, dovranno continuare a vedersela con il grande nemico del business legale della distribuzione: l’immensa popolarità delle piattaforme peer-to-peer .

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  • pipo scrive:
    IO che vivo in UK....
    Vivo in Inghilterra da 10 anni ed il motivo principale secondo me è che in UK c'è il rispetto del cliente quindi si ha la certezza che per qualsiasi motivo il prodotto non piace o lo si voglia restituire, automaticamente e senza nessuna scusa vengono restiuiti i soldi per intero. Quindi non si teme la fregatura e quindi uno compra molto più sicuro e volentieri.Come se non bastasse per molti acquist superiori alle 30 sterline il trasporto è gratis..... quindi uno risparmia anche la benzian e la suola delle scarpe!Pietro Amati
  • Anonimo scrive:
    test
    test
  • Anonimo scrive:
    Forse perchè guadagnano di più?
    Ad esempio diamo un'occhiata agli stipendi degli operai:http://www.pmt.cgil.it/fiompie/tutcomun/com101.htm
    • Anonimo scrive:
      Re: Forse perchè guadagnano di più?
      si gudagnano di più ma il costo della vita è superiore almeno il doppio rispetto all'italia, parlo di londra, comunque non è di certo l'operai il cliente "tipo" dell'e-comm!!!- Scritto da: Anonimo
      Ad esempio diamo un'occhiata agli stipendi
      degli operai:

      http://www.pmt.cgil.it/fiompie/tutcomun/com10
  • avvelenato scrive:
    dazi, tasse, spese di spedizione...
    eppure io credevo che l'ecom non si impennasse perché non conviene a nessuno..neanche quando il prodotto non è importato in italia.. tra tasse e dazi e ss. arriva a costare anche il 50% in più!per non parlare della garanzia.. lo devi spedire indietro? alé! fai prima a comprarne un altro!soprattutto m'innervosiscono i dazi. Mi domando a cosa servano.. credo che siano nati in risposta ad una concorrenza "sleale" di paesi molto economici come la cina, in modo da rendere sconveniente l'acquisto all'estero o per lo meno pareggiare i conti con ciò che viene prodotto nelle realtà occidentali...poi vai ad ordinare un prodotto in america che costa 230$ (circa 205?), ti fai i tuoi calcoli, e rischi di pagarlo 270?.. ovvio che a questo prezzo, si preferisca comprare un prodotto analogo che però venga nativamente importato in italia.esattamente come ho fatto io, che ero già pronto a farmi la carta di credito apposta per prendermi l'iriver iFp 390t, e man mano, facendo i miei calcoli, ho deciso di ripiegare su un semplice muVo64mb. avvelenato che l'iriver se lo comprerà magari fra qualche estate, quando va a farsi la vacanza oltreoceano
    • Anonimo scrive:
      Re: dazi, tasse, spese di spedizione...
      - Scritto da: avvelenato
      eppure io credevo che l'ecom non si
      impennasse perché non conviene a nessuno..Una volta funzionava assai meglio. Testi tecnici introvabili mai tradotti su B&N o Annabooks costavano una sciocchezza... finché eravamo in pochi, of course.
      per non parlare della garanzia...Non tutto ha bisogno di riparazioni, con o senza garanzia. i.e. i vari software buy&download o appunto i libri... per come la vedo io l'e-com serve solo a quello al 99%, ed è una vera figata: provi lo shareware di turno, ti piace, registri, scarichi, è tuo. brivido. niente code, niente attese, niente rotture di maroni, niente "non saprei cosa comprare per risolvere questo problema".per i libri c'è da aspettare un po', non è così immediato ma va bene lo stesso, anche se alla fine si compra solo quello che non si trova in libreria. non è un sostituto, perché nessuno mi può togliere delle sane mezze giornate in libreria. e-com per i libri è solo un extra con enormi possibilità sugli out of print, alla faccia di chi "non fa magazzino" come se i libri fossero scarpe alla moda.
      soprattutto m'innervosiscono i dazi. Mi
      domando a cosa servano.. credo che siano
      nati in risposta ad una concorrenza "sleale"Dazi e decime esistono dalla notte dei tempi... li hanno inventati i babilonesi o giù di lì.
      avvelenato che l'iriver se lo comprerà
      magari fra qualche estate, quando va a farsi
      la vacanza oltreoceano...e che arrivato alla dogana dovrà aprire la valige e dichiarare il tutto, così scoprirà con grande sorpresa che deve ugualmente pagare il dazio.
      • avvelenato scrive:
        ot: dazi, tasse, spese di spedizione...
        - Scritto da: Anonimo
        ...e che arrivato alla dogana dovrà aprire
        la valige e dichiarare il tutto, così
        scoprirà con grande sorpresa che deve
        ugualmente pagare il dazio.e se lo tengo appeso come portachiavi invece?
        • Anonimo scrive:
          Re: ot: dazi, tasse, spese di spedizione...
          - Scritto da: avvelenato
          e se lo tengo appeso come portachiavi invece?Sai com'è, ci son passati milioni di persone prima di te. Sono ben scafati contro le furbatine provinciali di chi compra qualcosa all'estero.
    • Anonimo scrive:
      Re: dazi, tasse, spese di spedizione...
      Tutto giusto, ma... l'l'iriver iFp 390t, che roba è?
      • avvelenato scrive:
        Re: dazi, tasse, spese di spedizione...
        e usare google no eh?comunque è questo: http://iriver.com/product/info.asp?p_name=iFP-390T
  • Anonimo scrive:
    magari....
    ...magari anche perchè le poste funzionano bene?tristemente_famoso
    • avvelenato scrive:
      Re: magari....
      - Scritto da: Anonimo
      ...magari anche perchè le poste funzionano
      bene?

      tristemente_famosoavevo letto un articolo, da qualche parte, forse proprio su PI, relativo alla cessazione di Amazon.com delle spedizioni in italia, con la seguente motivazione: "eccessive truffe".ora, va bene che il pacco debba essere spedito in assicurata perché sennò il cliente perde fiducia.va invece meno bene che un impiegato nella ditta che cura la spedizione zitto zitto dica "vabbé tanto è assicurato" e se lo intaschi.avendo lavorato nelle poste, so bene che mediamente la gente se gli si offre la possibilità di ladrare, lo fanno! avvelenato che si reputa mediamente onesto (o fesso, a seconda del contesto)
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