Nanotecnologie, è ora di fermarle

La richiesta arriva dal Canada, dove un gruppo di studio sostiene che dispositivi sintetici che interagiscono con la biologia delle piante e degli animali stanno già arrivando all'uomo. Con possibili gravi rischi


Roma – E’ vero, non se ne sa ancora molto, e chi grida “al lupo al lupo” viene spesso considerato un luddista vecchio stile come accaduto al Principe Carlo di Windsor . Eppure un autorevole gruppo di studiosi canadesi ha lanciato un monito internazionale contro la diffusione di certe nanotecnologie nell’ambiente: senza ulteriori studi, viene detto, siamo tutti a rischio.

Stando allo studio Down on the farm dell’ETC (Erosion, Technology and Concentration), disponibile qui in pdf, è necessario che severe normative regolino la diffusione delle nanotecnologie nel mondo, in particolare nel settore agricolo.

Lungi dal voler demonizzare lo sviluppo di nanobot capaci di migliorare la produzione agricola o di accelerare la produzione di tecnologie d’avanguardia, ETC avverte come “in assenza di un dibattito pubblico e di una supervisione regolamentare, governi, imprese di settore e istituzioni scientifiche hanno già pregiudicato i potenziali vantaggi delle nanotecnologie”.

Secondo ETC, infatti, tanto la sperimentazione scientifica quanto le prime effettive applicazioni, già ora stanno trasferendo forme di biologia sintetica nell’ambito di quella naturale, con la conseguenza di avvicinarsi moltissimo all’uomo prima che il loro impatto sia pienamente compreso .

ETC, finanziato da istituzioni canadesi, americane, inglesi e svedesi, spiega come entro i prossimi vent’anni la nanotecnologia rivoluzionerà l’agricoltura molto più di quanto abbia fatto la meccanizzazione , una prospettiva che se da un lato apre scenari di grande interesse per le risorse alimentari, dall’altro solleva inquietanti interrogativi sulla convivenza dell’uomo con le nanotecnologie.

L’organizzazione spiega come nessuna norma oggi fermi i nanocosi che, invece, si trovano sempre più spesso in additivi disponibili commercialmente ma neppure denunciati come “ingredienti”. In altre parole, spiega ETC, le nanotecnologie si stanno già diffondendo, ben prima che studi approfonditi ne comprendano la portata e che normative di settore ne regolino la diffusione.

Non solo, c’è anche un problema di proprietà intellettuali . ETC ha infatti sottolineato che la fusione di biotecnologie e nanotecnologie dà vita ad una trasformazione radicale che, stante l’attuale regime dei brevetti in paesi chiave come gli Stati Uniti, può finire sotto il controllo di poche, pochissime mani. Con conseguenze ulteriori potenzialmente assai pericolose per l’intero genere umano.

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