Neutrini sempre più veloci della luce

Arrivano conferme circa la scoperta delle capacità superluminari delle cosiddette "particelle fantasma". I neutrini viaggiano più veloci della luce, ripetono gli scienziati del CERN, e ora c'è una possibilità di errore in meno

Roma – La scoperta dell’esistenza di neutrini capaci di viaggiare più veloci della luce fatta nei laboratori del Gran Sasso continua a far discutere, e lo farà ancora di più ora che arriva una nuova conferma alla validità delle misurazioni iniziali. Le “particelle fantasma” continuano a mettere in mostra capacità superluminari, dicono dal CERN, mentre la comunità scientifica internazionale attende nuove verifiche di quella che potrebbe rappresentare una scoperta senza precedenti nella storia della fisica moderna.

Il fisico Antonio Ereditato e colleghi hanno raffinato le modalità di esecuzione degli esperimenti nell’ambito del progetto Opera ( Oscillation Project with Emulsion-tRacking Apparatus ), rispondendo e apparentemente confutando almeno una delle obiezioni sollevate dagli scienziati-osservatori: vale a dire la presenza di errori nei test dovuti all’utilizzo di neutrini dalla durata vitale relativamente alta.

I neutrini “sparati” dal CERN verso il laboratorio del Gran Sasso, infatti, erano stati generati in modo da durare 10 milionesimi di secondo: un tempo 160 volte più lungo della differenza misurata tra la distanza coperta dai neutrini e quella dei fotoni nello stesso periodo di tempo (60 nanosecondi).

Gli scienziati hanno dunque configurato l’acceleratore del CERN in modo da generare e sparare neutrini dalla durata vitale molto più breve, hanno ripetuto gli esperimenti di Opera per 20 volte e hanno ottenuto esattamente gli stessi risultati iniziali: i neutrini viaggiano una manciata di nanosecondi più velocemente dei fotoni.

“Così rafforziamo la scoperta iniziale ed eliminano alcuni possibili errori sistemici che in teoria avrebbero potuto influenzarla”, dice Ereditato commentando gli ultimi esperimenti sui neutrini superluminali. Tuttavia “dobbiamo continuare a essere molto prudenti”, avverte lo scienziato, “dobbiamo ancora attendere conferme indipendenti”. Appuntamento dunque al prossimo anno con gli esperimento statunitensi (Minos) e giapponesi (T2K) per verificare la necessità di riscrivere parte della teoria della relatività di Albert Einstein.

Alfonso Maruccia

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