Nomine AGCOM/ La parola a Stefano Quintarelli

Dalla tutela del diritto d'autore alla banda larga, le idee del candidato. Ma AGCOM è un'autorità amministrativa, sottolinea con fermezza, e la sua funzione non è darsi alla politica industriale

Roma – La prima delle interviste ai potenziali commissari AGCOM è quella a Stefano Quintarelli. Il suo blog è disponibile all’indirizzo blog.quintarelli.it .

Punto Informatico: Quattro commissari per la corsa agli uffici di Via Isonzo. Dopo 15 anni, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha ormai guadagnato un ruolo da protagonista nella gestione dei settori TV/TLC. Una responsabilità cruciale per gli sviluppi futuri del Belpaese. Una domanda semplice: perché ha deciso di auto-candidarsi?
Stefano Quintarelli: Per due motivi. Il primo perché ho avuto fortuna nella mia vita professionale e mi sembra giusto “give back” e questo è il tipo di cose che conosco, la cosa in cui ritengo poter dare maggior valore. Il secondo perché a differenza del passato, in cui le categorie erano del tutto separate (TV, web, editoria, telefonia…) nei prossimi 7 anni si assisterà alla loro fusione e quindi una competenza di visione tecnologica e di sviluppo di mercato, competenze che ho maturato nella mia carriera professionale, credo possano affiancare utilmente quelle giuridiche ed amministrative che ne abbisognavano meno, in un mondo che è stato per molte decine di anni uguale a se stesso, senza questi grandi rimescolamenti.

PI: Come sottolineato dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, tutte le candidature in formato CV saranno funzionali ad una valutazione professionale, indipendente e soprattutto trasparente dei papabili. È solo un segnale, ma pare che le istituzioni abbiano intrapreso un percorso preciso verso la meritocrazia. Secondo lei per l’authority sulle comunicazioni occorre un profilo tecnico o politico? Quali sono le competenze necessarie per operare al meglio in quel ruolo?
SQ: Le autorità indipendenti non devono fare politica industriale che è un ruolo che spetta al Parlamento. Non devono fare leggi, ma applicarle (casomai suggerire al Parlamento quelle che non vanno più bene o altre opportunità). Quindi certamente la scelta è una responsabilità della politica (e del governo per il presidente) ma le competenze delle persone a mio avviso dovrebbero essere quelle relative alle materie trattate o alle procedure. Quindi competenze giuridiche, amministrative, economiche e tecnologiche. In un recente articolo il professor Guido Rossi ammoniva contro i leviatani amministrativi con scarsa legittimazione democratica.

PI: Individuando le problematiche più spinose, il cosiddetto beauty contest è stato annullato a maggioranza dalla Commissione Finanze della Camera. E così il dividendo digitale che proviene dal passaggio al digitale terrestre sarà probabilmente assegnato attraverso un’asta a pagamento molto simile a quella già effettuata per le reti mobili. La politica italiana è però divisa, diciamo spaccata. Secondo l’ex-ministro Paolo Romani, l’emendamento che ha annullato il beauty contest sarebbe inefficace oltre che inopportuno: “così com’è congegnato non consentirà a Rai e Mediaset di partecipare alla gara”. Qual è la sua posizione a riguardo?
SQ: Il governo ha stabilito che ci deve essere un’asta, ed ha anche stabilito i principi del regolamento d’asta. L’autorità amministrativa a ciò deve attenersi (e non fare politica industriale).

PI: Un’altra tematica che ha destato vibranti polemiche è legata alle misure di tutela del diritto d’autore sulle nuove reti di comunicazione elettronica. Parliamo della famigerata delibera 668/10/CONS. In Francia c’è HADOPI e i cosiddetti tre colpi che disconnettono gli utenti colti ripetutamente con le mani nel sacco del P2P. I netizen italiani dovrebbero attendersi un destino simile?
SQ: Come ho avuto occasione di dire di recente al ministro Passera (e lui era d’accordo), vedere Internet solo come un medium è riduttivo. È certamente questo, ma è inoltre un backbone della produzione, l’interfaccia utente del mondo, uno strumento di relazioni economiche e sociali (anche in chiave evolutiva per i media tradizionali). Internet è una dimensione dell’esistenza e non si può privarne una persona per un illecito amministrativo; Internet non è al di fuori del mondo, ma è parte di esso e conseguentemente vanno assicurati i diritti e rispettati i doveri, esattamente come nelle altre attività umane.

PI: L’ex-presidente Calabrò aveva rifiutato la visione di AGCOM “sceriffo di Internet”. Il notice-and-takedown di matrice statunitense diventa una formula sempre più diffusa, coinvolgendo le stesse piattaforme, ma anche i fornitori di connettività. Secondo lei chi dovrebbe agire per l’effettiva rimozione del materiale in violazione del copyright? Le chiedo anche se ha una proposta alternativa a quella introdotta dalla delibera?
SQ: Il notice & takedown USA ha ben altre salvaguardie. Chi sporge una denuncia dichiarando il falso è reo di spergiuro. Questo è un contrappeso importante per evitare false denunce o denunce di massa. Chi lucra sul lavoro degli altri va perseguito e la mia proposta è che gli si interrompano i flussi finanziari che avvengono su reti (quelle interbancarie) altamente regolamentate e controllate. Questo toglie il fiato alla criminalità senza penalizzare i cittadini. Osservo che questo è un ambito di regolamento che le norme attribuiscono ad AGCOM.

PI: Per non parlare dell’urgente necessità di rivedere l’intero sistema giuridico alla base della proprietà intellettuale. Tra licenze copyleft e Creative Commons, l’Unione Europea ha esteso di altri 20 anni la durata del copyright legato alle registrazioni musicali. Qual è la sua posizione in merito?
SQ: Come la penso in termini generali è noto e scritto diffusamente negli anni scorsi sul mio blog. Nel caso di specie, una autorità di regolamentazione ha l’obbligo di applicare la legge. Certamente alcuni diritti stanno venendo meno (diritto di prestito, di regalo, mercato secondario ed altre libere utilizzazioni) e una autorità amministrativa può svolgere consultazioni pubbliche e segnalazioni al Parlamento. Nell’ambito dei poteri di una autorità di regolamentazione, secondo me questo andrebbe fatto.

PI: Sembra certo: bisogna trovare il giusto equilibrio tra il diritto di tutela della proprietà intellettuale e quello legato alla libertà d’informazione e di espressione. Ma come farlo al meglio?
SQ: Ho dato alcuni spunti rispondendo alle domande precedenti. Per ciò che esula gli ambiti dell’Autorità, gli strumenti sono le consultazioni e le segnalazioni al Parlamento.

PI: Nel frattempo è stato divulgato il documento che contiene i piani preliminari per l’agenda digitale italiana. Sarà varato come decreto nella prossima estate. Concretamente, l’obiettivo ribadito è quello di portare la banda larga a tutti entro il 2013, ultraveloce alla metà delle abitazioni entro il 2020. Le buone intenzioni ci sono, ma il punto cruciale è rappresentato dalla effettiva disponibilità di risorse per trasformare i progetti in realtà. Quali sono, secondo lei, i campi d’azione di AGCOM?
SQ: Applicare correttamente le norme, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica.

PI: All’inizio del 2012 l’Autorità aveva avanzato una proposta “in relazione all’imminente adozione delle misure pro-liberalizzazione per sostenere la crescita”. Si era parlato dell’adozione di una politica dello spettro radio, per la valorizzazione delle risorse frequenziali e dunque la liberazione di più risorse per la banda larga. Ma come incentivare al meglio lo sviluppo dell’intero ecosistema digitale tricolore? Penso alla questione legata allo scorporo della rete fissa. Lei pensa che la competizione vada accentuata sulle infrastrutture o sui servizi? Come vede la decisione di Cassa Depositi e Prestiti di investire in Metroweb?
SQ: Ho un’idea personale chiarissima in merito, che ho espresso in passato sul mio blog. Da persona che in questo periodo offre la propria esperienza a chi dovrà decidere i prossimi commissari, mi sembra preferibile attenermi a una visione coerente con l’impianto regolamentare che ad oggi prevede la competizione basata sulle infrastrutture.

PI: Una questione annosa è legata alla riduzione delle tariffe di terminazione mobile. L’Europa ha indicato la via da tempo, ma il percorso intrapreso da AGCOM nello scorso novembre avrà compimento solo nel corso del 2013. Nel frattempo, gli utenti italiani continuano ad avere i prezzi più cari. Per non parlare del fatto che il valore di 5,3 eurocent resta in vigore fino al prossimo 1 luglio, in contrasto con la decisione di Bruxelles che ha previsto una diminuzione a 4,1 eurocent dal 1 gennaio 2012. Forse AGCOM si preoccupa troppo delle possibili conseguenze sul mercato?
SQ: Nella mia esperienza passata ho agito nei confronti di provvedimenti emanati da AGCOM ritenendoli non aderenti alla lettera. Credo che dotare AGCOM di uno strumento di accountability dei commissari possa aiutare nella formazione di decisioni migliori.

PI: Il giornalista/storico siciliano Carlo Ruta è stato alla fine assolto in Cassazione. In sostanza, il suo blog Accade In Sicilia viene considerato come una semplice pagina web e non come un prodotto editoriale da chiudere per “stampa clandestina”. Inevitabilmente, viene coinvolta la legge 62/2001 che costringe i blogger a differenziarsi dagli editori. Sembra che l’Italia non sia un paese per Internet. Cosa si può fare allora?
SQ: Io auspico che il prossimo Consiglio AGCOM includa persone che, oltre agli aspetti giuridici e di infrastrutture di rete, conosca bene Internet. La tecnologia, le sue evoluzioni ed il mercato, in grado di contribuire con la propria visione del futuro a formulare in modo equilibrato e proiettato allo sviluppo le consultazioni pubbliche e le segnalazioni al Parlamento per contribuire nella proposta di leggi future (e ovviamente che prenda le decisioni applicando le leggi in vigore, senza fare politica industriale).

PI: In definitiva, la prossima agenda di AGCOM sarà piena, con numerose questioni accompagnate dalle polemiche più feroci. Dallo sviluppo delle reti di nuova generazione alle politiche di gestione dello spettro radio già adottate dalla Commissione Europea. Secondo lei quali sono le più urgenti per il futuro del paese?
SQ: Sono tutte cose importantissime che andrebbero portate avanti assieme; il calendario puntuale delle attività dipende molto dagli obblighi determinati dalle decisioni del collegio precedente, dalle scadenze derivanti da obblighi di legge e da scadenze europee. Certamente, migliorare le regole del gioco, ritengo, aiuti a giocare meglio e pertanto, secondo me, dovrebbe essere la prima cosa da fare.

a cura di Mauro Vecchio

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