Non vogliamo cyber-spiare i dipendenti

In un incontro sull'etica del lavoro nell'IT, manager americani spiegano: non è giusto decidere sui comportamenti privati dei colleghi


Web – Licenziamenti, lettere di diffida, trasferimenti: c’è di tutto nel bagaglio di questi mesi, durante i quali in tutto il mondo si è intensificata la battaglia contro i dipendenti che utilizzano per fini privati le risorse messe a disposizione dalle imprese, in particolare l’accesso ad internet e la posta elettronica.

Da un congresso sull’etica del lavoro nell’Information Technology che si è tenuto a Tucson, in Arizona, emerge che la maggioranza dei manager del settore non ritiene che sia proprio compito valutare se i colleghi o i dipendenti si comportino in modo appropriato o meno, quando hanno accesso alla rete e alle altre risorse.

La notizia è, in fondo, una sorpresa vista la diffusione che hanno avuto i sistemi di “monitoraggio”, ovvero software e configurazioni che consentono ad un’impresa di tenere d’occhio non solo le navigazioni web dei propri dipendenti ma anche un’attività privata o privatissima come la posta elettronica.

Secondo il dirigente che in IBM si occupa di privacy, Harrier Pearson, i manager non dovrebbero aprire le cartelline o i file dei dipendenti, anche se pensassero che dentro vi si possa trovare pornografia infantile. “Al più – ha detto – quello che possono fare è mettere in allarme la security aziendale”.

Il problema centrale, secondo Pearson, ma anche secondo altri manager dell’IT, è la necessità di rendere pubblico nell’azienda quali sono le politiche di intervento e cosa si richiede ai dipendenti. Il secondo problema è impedire che ogni singolo “snodo” delle reti informative si senta autorizzato a decidere cosa è appropriato o meno. In questo senso Pearson ha spiegato che tutto finirebbe per fermarsi se un amministratore di database, per esempio, decidesse che un certo dipendente non ha titoli per richiedere online certe tipologie di file.

Ci sono poi situazioni reali con le quali “l’etica del lavoro” è destinata a scontrarsi sempre più. Si è fatto l’esempio della legge che nella Carolina del Sud, da qualche tempo, richiede ai responsabili IT delle aziende di denunciare i colleghi che potrebbero essere in possesso di immagini di pornografia infantile. Questo testimonierebbe l’esistenza di “un vaso di Pandora pronto a scoppiare” se non viene gestito. E tutti si sono detti d’accordo che il modo migliore di agire è prevenire: “I responsabili IT – è stato detto – devono mettere a punto processi ben articolati in modo da poter rispondere appropriatamente alle diverse situazioni”.

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  • uheheheueh scrive:
    ma come parli?
    hai l'aria del bbk
  • Anonimo scrive:
    DDoS? UHM.....NON E' UN BUON ATTAKKO ;)
    DDoS E UN ATTAKKO KE BLOKKA SOLO IN MANIERA MOMENTANEA IL SERVER MA NON TI PERMETTE DI MODIFICARLO...UHMBRUTTO ATTAKKO IL RAGAZZO NON RISKIA + DI TANTO...ATTENTI PRIMA DI ENTRARE IN UN SERVER CANCELLATE I LOGGGGGGGGGGGG=)NON FATE COME ME...FORSE FRA POKO MI VEDRETE SU PUNTO INFORMATIKO :( UN FUCK AIADMINSYS
    • fiolvb scrive:
      Re: DDoS? UHM.....NON E' UN BUON ATTAKKO ;)
      queste cose nn le puoi dire se le ha fatte un grande come Mafiaboy. chi se ne frega se si è fatto beccare, persino kevin mitncik è cascato nella odiata rete legislativa.
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