Nuovi Commons, nuovi diritti

Il 18 dicembre a Milano un importante dibattito sul futuro della Società dell'Informazione e dell'ICT, per ragionare dei nuovi orizzonti della condivisione della conoscenza. Prevista la partecipazione di Lessig


Milano – Ci sarà anche Lawrence Lessig all’importante appuntamento che viene organizzato nel capoluogo lombardo il prossimo sabato, un incontro per parlare di condivisione della conoscenza e Società dell’Informazione, delle nuove opportunità e dei nuovi diritti, un evento dal titolo “Condividi la conoscenza: nuovi Commons, nuovi diritti” .

“Lo sviluppo della Società dell’Informazione – si legge in una nota – richiede di modificare la definizione dei diritti universali: oggi più che ieri la definizione dei beni comuni, del valore della condivisione del sapere sarebbe la leva di un nuovo rinascimento, in un periodo in cui la guerra sembra l’unica risposta praticata al declino del modello di sviluppo”. Mai come oggi la crisi mostra limiti e opportunità di un diverso modello” che però necessita “di un diritto internazionale che garantisca la condivisione cooperativa della conoscenza”.

Al centro del dibattito, dunque, la necessità di sviluppare i nuovi commons, beni comuni della società liberamente accessibili, riuscendo allo stesso tempo a valorizzare intelligenze individuali, investimenti economici e bisogni collettivi. “E’ la nuova frontiera politica, sociale ed economica – spiegano i promotori dell’incontro – che ci troviamo ad affrontare”.

Considerare l’accesso ai saperi collettivi un diritto universale si pone, evidentemente, in diretto conflitto normativo e persino culturale rispetto a quella che i promotori definiscono “sacralità dei brevetti e del copyright”. A loro dire, questi vengono utilizzati nelle legislazioni occidentali “come una clava e un ricatto di fronte alla crisi di competitività e alle richieste dei Pesi emergenti”.

Il problema, dunque, è regolare la condivisione in modo tale che bisogni collettivi, investimenti pubblici e privati e creatività individuale vengano ad una sintesi. Verso, dunque, “un diritto d’autore che riconosca l’autore in quanto tale e non i diritti connessi di edizione e sfruttamento”.

Molti ed autorevoli gli interventi previsti. Oltre a Lessig, tra le varie cose promotore di Creative Commons , e al Garante per la privacy Stefano Rodotà interverranno anche: Claudio Prado, Franco Carlini, Carlo Formenti, Enzo Gentile, Angelo Raffaele Meo, Stefano Maffulli, Marco Ciurcina, Mauro Pagani, Anna Carola Freschi, Angelo Raffaele Meo. A coordinare l’evento saranno Fiorello Cortiana e Milly Moratti.

L’appuntamento è allo IULM.

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  • radel scrive:
    Devono guadagnare anche loro...
    In Italia hanno fatto tante storie con le firme digitali che, in pratica, non servono a nulla.L'unica utilità è qquella di ingrassare le poche "autorità" riconosciute.Quando in realtà bastava una anagrafe delle firme digitali.Ogni persona in grado di generare una coppia di chiavi andava in comune, dal notaio, da qualcunoe , una volta identificato, depositava la propria chiave pubblica.Questa veniva inserita in un albo pubblicamente consultabile via internet.Avremmo avuto comunicazioni sicure tra tutti gli italiani che ne avevano necessità/voglia e la non-repudiabilità di quanto inviato con la propria chiave privata.Subito, gratis e per tutti.Ma noi dobbiamo fare business con ogni trovata...
  • Anonimo scrive:
    Italia Europa 1 - 0
    Finalmente... trovo una bella notizia che ci siamo dati una normativa per una volta innovativa-forse-troppo piuttosto che quelle vecchie, polverose e burocratiche leggi tipiche del nostro legislatore invocanti pricipi di precauzione e rese farraginose e pesanti dalla volonta di cambiare il meno possibile lo status quo precedente. L'Europa questa volta rimane indietro, appare piu burocratica e meno innovativa che mai, appena in grado di implementare in una normativa chiave l'email, come se gia fosse chissa che gran cosa. Senza pero sfruttare se non in minima parte i vari vantaggi della digitalizzazione della documentazione procedurale.E se gli avvocati dovranno aggiornarsi e farsi un bel corso di informatica...bhe', pazienza...con le parcelle che chiedono, del resto....
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