Online lo streaming interessa poco

Lo sostiene uno studio della PricewaterhouseCoopers. L'autorevole azienda di ricerca evidenzia che l'interesse degli utenti risiede ancora nella posta elettronica e nella ricerca di informazione. Lo streaming è un accessorio

New York (USA) – In cinque paesi coinvolti nella ricerca di PricewaterhouseCoopers i risultati si assomigliano, pur con certe differenze, ed evidenziano che le tecnologie di streaming non elettrizzano gli internauti.

Secondo l’autorevole società di ricerca, i nove decimi degli utenti che vanno in Rete lo fanno per utilizzare la posta elettronica o per ricercare informazioni di proprio interesse. Lo streaming e l’intrattenimento rappresenterebbero una delle attività meno gettonate dagli utenti tedeschi, francesi, britannici, australiani e americani.

Nel suo “2000 PricewaterhouseCoopers Consumer Technology Survey”, l’agenzia di rilevazione mette in luce che lo streaming e l’intrattenimento spingono gli utenti a collegarsi ad Internet solo per il 6 per cento del totale negli USA, per il 4 per cento in Europa e per il 2 per cento in Australia. E questo anche se una percentuale elevata, tra il 40 e il 51 per cento degli intervistati, sostiene che l’intrattenimento è comunque una componente della propria “vita online”.

Secondo Kevin Carton, esperto dell’azienda, “Internet ha ancora uno scopo principale per i suoi utenti: consentire loro di fare cose. Perché la Rete diventi anche una fonte di intrattenimento, l’accesso a banda larga deve diventare molto più diffuso insieme a contenuti che seguano le sue potenzialità. Fino a quel momento la televisione e lo stereo rimarranno elementi separati dai PC nelle case”.

Afferma Carton: “Il recente fallimento di aziende dell’intrattenimento online come DEN, Pop.com, Pseudo e Scour, dimostrano che i modelli di business per l’intrattenimento online non sono ancora sviluppati appieno. Anche se iniziamo a vedere alcuni format di successo,ci sono ancora molti passi da fare prima di ottenere i contenuti giusti con la banda giusta e la giusta interfaccia”.

Lo studio della PricewaterhouseCoopers è stato svolto con interviste su un campione di circa 500 persone in ognuno dei paesi presi in esame.

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