PMOG, e il web diventa un MMOG

Navigare come esperienza ludica e social, in cui gli utenti sono incoraggiati a mettere a disposizione dei giocatori il proprio websurfing quotidiano in un continuo divenire di scoperte collaborative

Roma – Il web è fatto di rotte. Rotte personali, sconnesse, lineari o più semplicemente composte dal personalissimo modo che ognuno ha sviluppato per vivere la rete. La start-up GameLayers ha tutta l’intenzione di trasformare queste rotte telematiche personali in un gioco di società senza limiti, in cui i giocatori sono i navigatori e i “game master” i navigatori.

PMOG, e il web diventa un MMOG PMOG (o Passively Multiplayer Online Game), questo il nome del gioco, viene descritto come un “Massively Multiplayer Online Game non convenzionale” in grado di “fondere la tua vita sul web con una realtà alternativa, nascosta”. Per poter partecipare all’esperienza è necessario installare Mozilla Firefox assieme all’estensione del gioco e creare un account. A quel punto si può decidere in ogni momento se giocare , sfruttando missioni create dagli altri o creandone a propria volta.

PMOG, che prende la forma di una toolbar nel browser del pandino, tiene traccia di ogni sito web visitato dal netizen durante la sua presenza online, assegnando un tot punti di gioco per ogni URL unica visitata nell’arco delle 24 ore. Il trigger pensato per far entrare il pmogger in questo web “aumentato” è un pop-up che si apre su una pagina visitata in precedenza da un altro giocatore, che ha deciso di realizzare una missione che ha come punto di partenza proprio il sito in oggetto.

In cosa possa consistere una missione è lasciato alla piena libertà del game master: si fa l’esempio della homepage del nuovo film su Batman, The Dark Knight , che potrebbe contenere l’invito a imparare la storia del personaggio dell’uomo-pipistrello. Se il giocatore accetta la missione sarà guidato nel suo percorso sul web da altri pop-up informativi, contenenti ulteriori note previste dal creatore di missione.

Durante il gioco è disponibile una funzionalità di instant messaging tra i partecipanti, con cui scambiarsi informazioni, link, punti e altra “attrezzatura” di gioco. “È come se l’IM incontrasse del.icio.us, che incontra Wikipedia”, così descrive PMOG il capitalista di ventura Joichi Ito , che ha investito in GameLayers e fa parte della board di Mozilla Foundation. “Questo è un videogame designato per adattarsi alla tua vita di tutti i giorni” continua Alice Robison, ricercatrice e studiosa di media al MIT, che sottolinea come PMOG contribuisca a “sfumare i confini tra il giocare a un videogame e giocare con la propria vita”.

PMOG è l’ennesima sperimentazione nell’ambito del social browsing , che assieme ai già trattati Weblin , StumbleUpon e al browser Flock – anch’esso basato sul codice sorgente di Mozilla Firefox – vuole portare nell’esperienza di rete di tutti i giorni la stessa partecipazione e condivisione di contenuti e informazioni che è stata fino ad ora appannaggio di quei portali “chiusi”, ancorché spiccatamente “social”, come MySpace, Facebook ed altri.

Una prospettiva interessante, che deve naturalmente scontrarsi con l’ostracismo e le preoccupazioni di quanti – e non saranno certo pochi – non hanno la benché minima intenzione di “vendere” a GameLayers le proprie abitudini di browsing , soprattutto considerando che le rotte telematiche degli utenti sono il sacro graal dei professionisti dell’advertising alla ricerca costante di polli da spennare sempre di più e sempre meglio.

Il modello di business scelto dalla produttrice di PMOG dovrebbe basarsi su missioni personalizzate dai finanziatori e dai pubblicitari , che potrebbero sfruttare il sistema per dirigere i giocatori sui siti e le risorse desiderate. Una categoria di missioni che, per quanto sponsorizzate, potrebbe avere come incentivo la possibilità di guadagnare punti aggiuntivi da spendere nello “Shoppe” del gioco.

Non si parla dunque, almeno per ora, di svendere le abitudini di navigazione degli utenti: “Gli utenti ci stanno dando fiducia con la loro personale cronologia di surfing”, ha dichiarato Justin Hall, cofondatore di GameLayers e autore del blog Justin s Links from the Underground . La differenza tra l’advertising e il business model di PMOG sta nell’opzione di opt-in data ai giocatori, dice Hall, che possono in ogni momento scegliere di sorbirsi le missioni sponsorizzate ben consapevoli di quello a cui vanno incontro.

Che si tratti di un modello vincente o meno è ancora presto per stabilirlo: PMOG è attualmente in fase di beta testing e, per quanto sia prevista la sua apertura al pubblico entro breve, a testare il “web partecipativo” della piattaforma sono attualmente un gruppo limitato di utenti registrati, 6.000 fino a questa settimana.

Alfonso Maruccia

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  • Diego scrive:
    Che causa difenderebbero?
    Che io sappia il "territorio dove vivo" è anche la mia residenza, come riportato sulla mia carta d'identità. Se poi non mi identifico nel territorio che occupo illegalmente a suon di sovvenzioni, non posso pretendere che il paese forzato ad ospitarmi cambi denominazione.Che causa difenderebbero i "cittadini israeliani" (leggi coloni armati)? La causa che pretende di chiamare Israele un territorio che va dal mare al Giordano? E allora mettiamoci anche il Libano, la valle della Bekaa e un domani pure la Giordania, ma non veniteci a raccontare che è poi l'Iran a voler "spazzare dalla mappa" popolazioni con una forte e radicata identità incidentalmente non ebraica.
  • Homer S. scrive:
    Non è Israele, è Palestina
    Come è stato per secoli, fino a 50 anni fa.
    • R. Sleeve scrive:
      Re: Non è Israele, è Palestina
      Esattamente... Poi uno può vivere in Palestina ed essere israeliano come io sono italiano e vivo in Irlanda...
    • MegaLOL scrive:
      Re: Non è Israele, è Palestina
      Allora non è Kosovo, è Serbia.E ovviamente non è Cina, è Tibet.O sei una di quelle piccole persone che odiano gli Ebrei e mascherano la loro piccolezza con una verniciatina di politica anni '70?Di la verità, sei una di quelle persone. Ti cambi le mutande ogni tanto o fa troppo "borghese" per te? Scommetto che non ti lavi mai perchè fa tanto "proletario".Hai pensato che buttarti sotto un treno potrebbe essere una soluzione soddisfacente per tutti? :D
      • R. Sleeve scrive:
        Re: Non è Israele, è Palestina
        Non posso parlare per Homer S., ma io mi lavo e le mutande le cambio tutti i giorni. Anzi no, ho solo boxer...In generale penso che sia profondamente stupido essere religiosi (qualsiasi religione), ma non è nella mia natura odiare qualcuno solo perché la pensa diversamente da me.O.T. La Palestina è una terra bellissima e Gerusalemme è una città con un fascino inimitabile, se vi capita l'occasione fateci un salto... Ah mi raccomando quando entrate nella città vecchia compratevi uno di quei chiodi della croce di cristo che provano a vendervi, non valgono un soldo bucato, ma fanno molto trash :D
        • Homer S. scrive:
          Re: Non è Israele, è Palestina
          La Palestina è un territorio occupato con una operazione militare e espropriato a che già ci abitava.Come ha fatto la Cina col Tibet.E sostenere i palestinesi non vuol dire essere antisemiti.Troppo facile accusare. Il muro che stanno quasi finendo è uguale a quello comunista di Berlino, anzi peggio. E li stanno segregando come in un campo di concentramento nazista. Giustificare un genocidio con un altro genocidio fa solo un totale di 2 genocidi.Vuol dire essere contro uno STATO (come può essere Israele, la Cina, la Russia con la Cecenia, gli Stati Uniti con tutto il resto, etc) e non approvarne la politica.Moltissimi ebrei sono per la pace e per uno stato palestinese, perchè questo risolverebbe l'80% dei problemi del medio oriente e porterebbe la tranquillità, a loro per primi.Il Kosovo si è dichiarato indipendente ed è stato riconosciuto immediatamente da tutti. La Palestina no. Israele ha pure l'atomica, in barba alle risoluzioni dell'Onu che glielo impedirebbero e che ha bellamente ignorato. E' stato invaso l'Iraq con la stessa scusa solo che era pure fals.Infilare nel discorso parole confuse messe a caso tipo le mutande, proletariato, anni 70 etc sfugge alla mia definizione di dialettica.Cioè, se uno è contro la politica israeliana dovrebbe essere un "sessantottino"? Mah... Io ho altre idee e convinzioni quindi non mi sento certo offeso.IMHO of course.
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