Quando i prodotti chippati preoccupano

Se lo chiedono gli americani nei cui supermercati e negozi si moltiplicano i prodotti dotati di radiochip. C'è chi teme per la privacy. Ma RFID consente di abbattere costi e prezzi


San Francisco (USA) – Un piccolo chip inserito nella confezione di un prodotto consente al negozio che lo vende di sapere cosa è stato venduto, di tenere aggiornato quindi l’inventario, di ridurre il lavoro necessario all’aggiornamento e forse anche di ridurre, di conseguenza, i prezzi.

Questo lo scenario che sta iniziando a concretizzarsi negli Stati Uniti, dove i radiochip RFID (vedi qui una descrizione), già ampiamente utilizzati da decenni in alcuni settori industriali, hanno iniziato a comparire nelle confezioni di alcuni prodotti nella grande distribuzione.

Sui giornali statunitensi c’è chi si chiede se tutto questo non rappresenti un pericolo per la privacy. Quando il cliente compra i prodotti, infatti, gli sarà sufficiente passare vicino ad un radioscanner apposito che calcolerà cosa ha comprato, quanto deve pagare e contestualmente aggiornerà i database del negozio. Ma cosa accadrebbe se vi fosse la possibilità per terzi di realizzare scanner “abusivi” da azionare a distanza di onde radio? Questo consentirebbe, in certe condizioni, di sapere cosa un certo individuo ha comprato nel fare la spesa, ma sembra davvero un po’ poco per parlare di possibile violazione della privacy.

Paure che non sembrano infatti destinate a fermare le grandi case. Alcuni prodotti da bagno della Procter & Gamble, alcuni capi di Prada a New York, alcuni pacchi di lamette Gillette: aumentano di mese in mese il numero e la varietà dei prodotti “chippati”. Tutti parlano di riduzioni di costi e aumento dell’efficienza. Al punto che già il mese prossimo al Massachussets Institute of Technology, dove i radiochip videro la luce, alcuni grandi partner industriali, dalla Coca-Cola alla Johnson&Johnson, parteciperanno al varo dei chippetti di seconda generazione…

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  • Anonimo scrive:
    E' OVVIO!
    va bene che devono pagare i danni...quando una cosa simile in Italia? Io ho diversi originali di prodotti microsoft (ho avuto un'infanzia difficile). ;-)
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