RealJukeBox: gravissimo scandalo

Hanno cercato di gettare acqua sul fuoco ma i dati degli utenti vengono raccolti a loro insaputa e ora RealNetworks rischia tanto, tantissimo. In pratica distribuisce trojan


San Francisco (USA) – Chi usa RealJukeBox, il software di RealNetworks per l’ascolto di musica sui computer, invia automaticamente i propri dati e quelli della musica che sta ascoltando alla società americana. E non ha modo di saperlo se non è uno smanettone di prima classe.

Questo lo scandalo che l’azienda ha nelle ultime ore cercato di delimitare sostenendo che i dati raccolti non rappresentano una violazione alla privacy perché non vengono distribuiti ad altre aziende. Una giustificazione che sembra aver oltraggiato le associazioni dei consumatori americane che sono scese, com’era scontato, sul piede di guerra.

Lo scandalo si deve ad uno smanettone che ha intercettato il pacchetto di dati che veniva inviato via internet all’azienda. Il software, utilizzato per scaricare musica dalla rete e ascoltarla, è d’un tratto divenuto per molti un “mostro” da evitare accuratamente. A rischio, sostengono le associazioni, è la privacy di 13,5 milioni di utenti.


La mossa di RealNetworks potrebbe però non essere isolata. Quali altre softwarehouse, infatti, potrebbero utilizzare lo stesso sistema per conoscere i dati e le abitudini dei propri utenti? Secondo alcuni esperti intervistati dal New York Times, i rischi per la privacy che la vicenda RealNetworks mette in evidenza sono enormi.

Secondo Richard M. Smith, intervistato dal Times perché scopritore dell’infausto messaggio segreto in partenza dal suo computer, ogni volta che RealJukeBox viene avviato, invia all’azienda una serie di informazioni. In particolare: il numero di brani archiviati sull’hard disk; il tipo di formato di registrazione; la qualità di registrazione; il genere musicale preferito dall’utente e l’eventuale tipo di device musicale portatile che l’utente collega al computer. Il tutto viene associato ad un numero individuale di identificazione che viene assegnato all’atto della registrazione del software.

Candidamente, RealNetworks afferma che queste informazioni vengono utilizzate per personalizzare al meglio l’offerta. Peccato, però, che non abbia avvertito i suoi utenti sul fatto che le informazioni vengano raccolte.

Smith ha spiegato che se vengono accettate le impostazioni standard, il programma si avvia ogni volta che un Cd viene inserito nel lettore del computer e, se si è online, a RealNetworks arrivano tutte le informazioni sulla musica che si sta ascoltando.

Secondo un legale di Washington il software dell’azienda può essere considerato un cavallo di troia, ovvero un virus in grado di compiere in gran segreto operazioni sul computer dell’utente e inviare sulla rete a terzi il risultato di queste operazioni?


Roma – Cosa accade quando un’azienda che raddoppia il suo fatturato ogni anno, una delle società di maggiore successo di Silicon Valley, incappa in un incidente come quello accaduto a RealNetworks?

I personaggi chiave dell’azienda sostengono che il modo di vedere la questione finora emerso sui media rappresenta “un incidente”. Perché raccogliere dati personali e intimi senza dire nulla all’utente, secondo questi manager, non è violare la privacy ma mettersi nelle condizioni di offrire un migliore servizio.

Non si capacitano, questi personaggi, dello scandalo che hanno suscitato. E si contraddicono a vicenda in queste ore calde, rivelando una “debolezza” che pochi a Silicon Valley attribuivano a RealNetworks. Forse è prematuro parlare di crollo ma ci si può solo augurare che, su uno scoglio del genere, un naufragio si possa verificare. Perché violare in modo così palese e invasivo la privacy degli utenti della rete, già bersagliati da ogni parte, è davvero inaccettabile. E sentire i balbettii di manager miliardari è persino deprimente.

Robinson

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