Reti/VDSL, la nuova terra promessa

In Italia siamo appena arrivati ad ADSL che in America già si sperimenta VDSL, uno standard di comunicazione fino a sei volte più veloce del suo predecessore. Sogno o realtà?


L’Italia, ma un po ‘ tutta l’Europa in generale, non fa in tempo ad adottare quell’ultima tecnologia uscita in USA qualche anno prima che da oltre oceano arriva la notizia di una tecnologia ancora più avanzata, ancora più veloce e, magari, anche più economica. L’importante, per una società di telecomunicazioni come nostra signoria Telecom Italia , è non farsi prendere dal panico e razionalizzare gli obiettivi. Questo non successe ai tempi del progetto Socrate, quando Telecom, alla notizia dell’arrivo della di xDSL, lasciò praticamente a metà quei lavori di cablatura che avrebbero dovuto portare la fibra ottica presso milioni di condomini ed in prossimità dei nuclei urbani anche di più modesta entità. Oggi la scelta di abbandonare quel progetto non si è rivelata molto azzeccata visto che sia ADSL, nelle sue implementazioni più veloci, sia il nuovo protocollo di cui andremo a parlare, VDSL, richiedono una buona qualità delle linee e una distribuzione della fibra ottica molto ramificata.

VDSL (Very high bit-rate Digital Subscriber Line) appartiene alla famiglia dei protocolli xDSL e le prime sperimentazioni, in USA, sono partite proprio in questi ultimi mesi da parte di grandi compagnie telefoniche come US West . Fra pochi mesi si dovrebbero vedere le prime soluzioni commerciali, sebbene nessuno, nemmeno in USA, ha grande fretta di far emergere una tecnologia che potrebbe rendere immediatamente obsoleta ADSL, ancora in piena fase di espansione.

VDSL può garantire velocità fino a 52 Mbps, circa 6 volte quella della più veloce linea ADSL e sufficiente per la ricezione di 4 canali video in standard MPEG-2 oppure 2 canali HDTV. US West, grazie a formati di compressione più spinti, è riuscita a stipare in una singola connessione VDSL da 52 Mbps ben 160 canali televisi ad alta qualità, 5 linee telefoniche ed una linea sempre attiva verso Internet da 1 Mbps. VDSL diventa così un ottimo candidato per soppiantare i normali sistemi di distribuzione televisiva via cavo.


VDSL può essere implementato sia in versione simmetrica che asimmetrica: nel primo caso il protocollo si comporta come ADSL offrendo un flusso di dati in ricezione (downstream) più elevato del flusso di dati in trasmissione (upstream).

Le velocità di downstream sono date dalla qualità della linea e dalla lunghezza della tratta in doppino di rame: di seguito riporto le relazioni fra lunghezza massima del doppino di rame e velocità di downstream.

1) 12,96 – 13,8 Mbps –> max 1.500 metri
2) 25,92 – 27,6 Mbps –> max 1.000 metri
3) 51,84 – 55,2 Mbps –> max 300 metri

Come si può vedere VDSL necessita di lunghezze di tratta del doppino di rame molto brevi: questo è lo scotto da pagare per avvalersi di tutta la potenza di questo nuovo protocollo.

Il flusso dati in upstream può invece assumere valori compresi fra 1,6 e 2,3 Mbps oppure 19,2 Mbps: naturalmente nella modalità simmetrica la velocità dei flussi di upstream e downstream saranno le stesse.

VDSL può avvalersi di diverse tecniche di modulazione, fra cui Carrierless AM/PM (CAP), Discrete Multitone (DMT), Discrete Wavelet Multitone (DWMT) e Simple Line Code (SLC): la loro scelta avviene anche in base al tipo di multiplazione adottata, a frequenza oppure a tempo. Solitamente oggi si preferisce utilizzare una codifica di tipo DMT su multiplazione di frequenza: questo approccio sembra il più adatto per meglio proteggere i dati dalle elevate interferenze.

Rispetto ad ADSL, VDSL si rivela più complesso da installare presso le case degli utenti. Nella configurazione detta “attiva” la compagnia telefonica dovrà dotare il cliente di una sorta di hub (concentratore) connesso da un lato alla linea telefonica e dall’altro ai vari dispositivi (PC, TV, telefono, ecc.) che formeranno così una vera e propria rete locale. Visto che le velocità di VDSL sono troppo elevate per la seriale di un PC, anche in questo caso, come del resto già succede molto spesso per ADSL, il PC sarà connesso tramite una normale scheda di rete in standard Ethernet.
Nella configurazione “passiva”, invece, ogni dispositivo dovrà essere dotato di un proprio modem VDSL, una soluzione, questa, che può rivelarsi economica solo in presenza di un unico PC.


Come abbiamo visto VDSL è una tecnologia molto promettente ma la cui diffusione, qui in Europa, non avverrà prima di 5 o 6 anni. L’infrastruttura telefonica, soprattutto quella nazionale, non è assolutamente preparata ad accogliere nel breve periodo una tecnologia così esigente in termini di qualità delle linee e distribuzione capillare della fibra ottica.
Nelle sue velocità più basse ADSL riesce a coprire tratte in doppino di rame lunghe anche 6 Km, a patto naturalmente che dietro vi sia la fibra ottica, e questo la rende ancora una tecnologia ideale per infrastrutture di rete come la nostra.

Fra i più grossi nemici di VDSL in USA troviamo le connessioni per la TV via cavo, economiche ed ormai abbastanza capillari, e, a breve, le power line network (le reti su linea elettrica), una tecnologia che per il futuro promette velocità simili a VDSL ma, anche in questo caso, a costi probabilmente più bassi e con una capillarità davvero ineguagliabile.

In ogni modo VDSL rappresenterà senza dubbio l’evoluzione di ADSL e dunque il futuro delle reti telematiche, un’evoluzione che porterà sempre più verso la “pervasive connection”, ovvero la connessione ad Internet permanente e fulcro della casa del futuro.

Per il momento non resta che accontentarsi di ADSL e, se non si ha la fortuna di abitare nei grossi centri abitati, delle recentissime offerte flat rate per linee anlogiche e ISDN.

Alessandro Del Rosso

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