RIAA: Internet2 corre troppo

Denunciati 400 studenti che accedono alla megarete e che hanno scambiato file a velocità senza precedenti. Si muove anche Hollywood. I gestori di Internet2 sono preoccupati: la megarete può risentirne


San Francisco (USA) – C’è una rete superveloce che negli anni ha raggiunto numerosi centri di ricerca e università americane, una rete dal nome emblematico di Internet2 sulla quale, secondo i discografici statunitensi, vengono illegalmente scambiati ogni giorno molte migliaia di brani illegali . Se il broad band tradizionale, secondo le major, ha facilitato l’attività illecita degli utenti del peer-to-peer è facile capire come le stesse major possano sentirsi minacciate da un network sul quale i dati viaggiano centinaia di volte ancora più velocemente.

RIAA , l’associazione dei produttori musicali americana, ha infatti annunciato nelle scorse ore di aver individuato su Internet2 405 utenti e di aver deciso di denunciarli, accusando ciascuno di loro di aver posto in rete migliaia di brani musicali senza autorizzazione, in alcuni casi decine di migliaia, tutti brani che grazie alle prestazioni di Internet2 venivano scaricati dagli altri utenti del network in un battibaleno.

Lo strumento che sarebbe stato utilizzato da centinaia di studenti per scambiarsi materiali illegalmente è i2Hub , una piattaforma di peering che si appoggia proprio su Internet2 e che, almeno sulla carta, è progettata per fornire “un’efficiente piattaforma per il lavoro di gruppo degli studenti” che appartengono all’ampio network accademico connesso alla super-rete.

La RIAA ha fatto sapere di aver individuato studenti di 18 diverse università americane impegnate in queste attività ma ha anche preannunciato che certi comportamenti saranno anche in futuro oggetto di nuove azioni legali. Sulla stessa linea anche la MPAA , l’associazione degli studios di Hollywood, che ha annunciato una sventagliata di denunce , di numero non meglio definito, contro studenti che hanno usato Internet2 per condividere materiale protetto. Le major hanno inviato lettere di avvertimento ai presidi di numerose altre istituzioni scolastiche ed accademiche: si parla di 140 scuole in 41 stati nelle quali, a loro parere, vi sarebbero “presunte attività illegali”. MPAA ha ricordato come i ricercatori che sfruttano Internet2 possano scambiarsi materiali equivalenti al contenuto di un intero DVD nel giro di una manciata di secondi.

Ma se c’è qualcuno che non sottovaluta l’iniziativa RIAA è proprio il consorzio Internet2, deputato alla gestione della megarete. “Non giustifichiamo né supportiamo il file sharing illegale – ha fatto sapere il CEO Doug Van Houweling – Abbiamo sempre creduto che la condivisione su Internet avvenga in grande misura e che, in qualche misura, accada anche su Internet2”. Non per questo, però, Internet2 riconosce una qualsiasi responsabilità su quanto avviene : il suo contratto di servizio la tiene infatti al riparo da quel che possono combinare le molte migliaia di utenti che dalle università e altri istituti accedono al supernetwork.
Ma non è tutto qui. Van Houweling ha tradito una forte inquietudine spiegando che il filtraggio dei dati che corrono su Internet2, fino a questo momento un’ipotesi neppure presa in considerazione, potrebbe certamente ostacolare le attività illegali ma, così facendo, potrebbe anche ridurre le performance e le qualità della megarete . “E’ possibile aggredire questo problema – ha spiegato ai reporter ? ma in modi che compromettono le performance”. In una rete che fa della ricerca e delle sue prestazioni la ragion d’essere, il problema rischia di diventare di portata eccezionale.

La questione però non sembra toccare la RIAA, impegnata com’è a regolare quello che considera un Far West . Il presidente dei discografici, Cary Sherman, pur riconoscendo i meriti di Internet2, ha infatti messo le mani avanti: “Non possiamo consentire a questa rete ad alta velocità di diventare una zona senza legge, dove le regole normali non sono applicate”. “Noi – ha insistito Sherman – stiamo ufficialmente dicendo a studenti e amministratori che ci sono conseguenze per gli utilizzi illegali di questa speciale rete”. “I2hub – ha concluso – per chissà quale ragione era considerata una zona franca: quel che abbiamo voluto fare è stato correggere questo equivoco”.

Che l’ attrito tra Internet2 e RIAA stia crescendo proprio in questa occasione lo testimonia anche il fatto che i discografici non abbiano voluto spiegare al consorzio che gestisce il supernetwork quali strumenti sono stati messi in campo per individuare tutti quegli studenti. “Non ce lo hanno detto, – ha spiegato Van Houweling – né abbiamo fornito alcun accesso particolare ad una qualsiasi di quelle organizzazioni (RIAA o MPAA, ndr.) che possa consentire loro di accedere a quelle informazioni in modo non standard”.

Nessun “favoritismo”, dunque, ma la RIAA può contare sul fatto che tra i membri industriali di Internet2 figurano, tra i tanti, anche la Warner Bros Entertainment Inc. società che fa capo al colosso Time Warner, che con diverse entità aderisce alla RIAA.

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