Riconoscimento facciale al servizio della pornografia online

Cosa succede se una tecnologia delicata come il riconoscimento facciale viene imbracciata dai servizi online per adulti? Intrattenimento a parte, sono numerosi i dubbi sulla privacy

Roma – Anche la pornografia online fa scorpacciate di tecnologia: succede anche con la possibilità di effettuare ricerche basate sul riconoscimento facciale . Il primo ad adottare questo tipo di innovazione è MegaCams.me , noto sito specializzato in webcam live a sfondo sexy. L’implementazione offre la possibilità di ricercare performer di esibizioni a luci rosse somiglianti ad un certo ideale di individuo. Una nota sul portale afferma: “molte persone guardano video porno avendo qualcuno in testa e cercano di riempire questa fantasia cercando un sosia in azione. Cercarlo attraverso la ricerca testuale è molto difficile, ed è qui che la tecnologia arriva in aiuto. Il riconoscimento facciale è molto più accurato di ogni altro tipo di ricerca”.

riconoscimento facciale

La nuova feature funziona così: si carica una foto con un volto che dovrà ispirare la ricerca. Il sistema si occuperà di originare le affinità con i volti delle modelle disponibili in chat (si contano oltre 5mila esibizioni). All’utente verrà inviato un link con gli abbinamenti generati e la possibilità di vedere le recensioni di altri utenti e collegarsi direttamente allo “show”. Lo stesso sito conferma che si tratta di una tecnologia che si affina minuto per minuto analizzando tutte le fattezze dei performer e raggruppandole per caratteristiche. Lo scopo era certamente meno pruriginoso, ma qualcuno si ricorda di FindFace ?

L’azienda non ha rilasciato informazioni su chi sia il partner tecnologico. Stando a quanto riportato da Techcrunch dietro all’implementazione ci sarebbe Microsoft (che non è nuova al riconoscimento facciale ) con le API dei propri Cognitive Services . MegaCams.me userebbe nello specifico le Face API che offrono la possibilità agli sviluppatori di interpretare i volti e associarli ad altri organizzandoli per gruppi simili sulla base di specifici tag ovvero l’identificazione e l’associazione di caratteristiche peculiari sulla base di parametri stabiliti in precedenza. Il processo di miglioramento continuo sfrutta il machine learning e il risultato finale è una predizione dei volti sempre migliore e sempre più veloce. Tra gli attributi in grado di essere colti ci sono l’età, il genere, la posa, il sorriso, la barba sul viso.

A livello commerciale è noto che le prime 30mila corrispondenze generate sono offerte gratuitamente e per le successive viene applicato un prezzo di 1 dollaro ogni mille. Già in passato il servizio era stato utilizzato con scopi promozionali su alcuni siti virali che proponevano di trovare la celebrità più simile all’utente, l’animale da compagnia con le fattezze più simili e via dicendo. L’accuratezza della risposta è ancora mediocre e inferiore, secondo un test condotto sempre da Techcrunch, al 50 per cento.

La privacy , secondo il portale per adulti, è rispettata nel momento in quanto le foto caricate vengono eliminate subito dopo aver stabilito gli abbinamenti (comunque entro 24 ore). Certo è che l’uso che ne potrebbe derivare è ambiguo: qualche malintenzionato potrebbe ad esempio approfittare del meccanismo per rintracciare soggetti con sembianze simili a qualche persona conosciuta per denigrarla. Qualcuno pensa addirittura che l’azienda voglia invogliare anche gli utenti “fruitori” a rendersi ricercabili trasformandosi loro stessi in performer. Finché questa tecnologia viene usata in maniera informata e con finalità di intrattenimento probabilmente i rischi reali sono pochi, ma il potenziale di pericolosità è elevato se il suo impiego dovesse sfuggire di mano.

Mirko Zago

fonte immagine

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Alessandro scrive:
    Sbaglio forse... ma è avvenuto nel 2014!
    Forse sbaglio a dirlo ma mi sembra un po' tardivo agire visto che violazione è avvenuta nel 2014. Ok... 500 milioni di account violati da hacker ma non sarebbe stato meglio saperlo subito e non dopo 2 anni? Almeno le altre società quando vengono bucate lo dicono subito informando via mail i loro clienti in modo che possano cambiare la loro password... il senso di saperlo dopo 2 anni dov'è?
    • Marissa scrive:
      Re: Sbaglio forse... ma è avvenuto nel 2014!
      - Scritto da: Alessandro
      il senso di saperlo dopo
      2 anni dov'è?Meglio tardi che mai, no?
  • tubingen scrive:
    carosello per gli allocchi
    Yahoo avrà le sue gatte da pelare, ma che ci sia bisogno di una class action è indice di una debolezza legislativa.E chissà perchè non sono sorpreso.Poi i politici, che sono voltagabbana per definizione, quando vedranno un pericolo per la cadrega (la sedia occupata dal loro corrotto cu@o) prenderanno misure e si faranno belli con una legge (che poi negli anni successivi piano piano smonteranno) per punire i minchioni che si fanno hackerare i dati che loro stessi pretendono dagli utonti per profilarli meglio.
    • _._ scrive:
      Re: carosello per gli allocchi
      - Scritto da: tubingen
      Yahoo avrà le sue gatte da pelare, ma che ci sia
      bisogno di una class action è indice di una
      debolezza legislativa.Tanto ce pensa Marissa a convincere giudici e giuria su chi ha ragione.[img]http://walmart1percent.org/files/2013/08/Mayer-Cover.31.jpg[/img]
    • xte scrive:
      Re: carosello per gli allocchi
      Sinceramente non vedo grandi estremi per chiedere danni...Mi pare un po' come la storia dell'olio fatto coi semi d'oliva che si doveva poter chiamare d'oliva perché non specificava di quale parte dell'oliva era fatto e il seme sempre parte del frutto è...Se, per dire, bucassero la mia banca e operassero sul mio conto avrei tutto il diritto ad avere le transazioni fraudolente annullate e/o un rimborso ma qui mi pare la cosa sia molto tirata per i capelli all'americana.
Chiudi i commenti