Rodotà: l'alba dell'uomo connesso

Rodotà: l'alba dell'uomo connesso

Il Garante avverte: dall'uomo tracciato al corpo sempre connesso in rete. Necessario un approccio più consapevole, si rischiano forme di anestesia tecnologica. Poche le risorse per l'Autorità. Critiche da Stanca
Il Garante avverte: dall'uomo tracciato al corpo sempre connesso in rete. Necessario un approccio più consapevole, si rischiano forme di anestesia tecnologica. Poche le risorse per l'Autorità. Critiche da Stanca


Roma – La voce di Stefano Rodotà, presidente dell’ Autorità garante dei dati personali , ha ieri avvertito delle possibili pericolose derive che può provocare l’introduzione di certe tecnologie nel vivere quotidiano. Tecnologie che non sono più soltanto un modo per facilitare la vita all’individuo ma che ormai arrivano a trasformarne il corpo.

Presentando la Relazione annuale del Garante, Rodotà ha spiegato con la consueta chiarezza come “siamo ormai di fronte alla concreta possibilità di vere e proprie modificazioni del corpo ” che può essere utilizzato come veicolo di tecnologie di identificazione, autenticazione, transazione commerciale, di rintracciamento e via dicendo.

Rodotà ha insistito sul modo in cui le rapide evoluzioni di queste piattaforme e l’uso sempre più pervasivo che ne viene fatto possa essere sottovalutato dalle persone. Il timore è quello che il cittadino perda “la sensibilità necessaria per avvertire i rischi per la propria libertà personale”. E in questo senso il Garante ha messo l’accento su quella che ha definito anestesia tecnologica che porta alla “progressiva cancellazione delle percezioni legate alla perdita del controllo esclusivo sul proprio corpo”.

Come già in passato , la percezione distorta delle nuove tecnologie biometriche è al centro dell’analisi di Rodotà secondo cui si rischia il “ricorso massiccio alle soluzioni basate sulla biometria, presentato e percepito come una panacea tecnologica , tanto che l’opinione pubblica tende a sopravvalutare la loro accuratezza, associando impropriamente tali tecnologie con una protezione assoluta contro il terrorismo”.

Ciò nonostante il Garante non intende bocciare la biometria “anche perchè in molti casi l’utilizzazione di questi dati puo’ semplificare la vita delle persone” ma sottolinea come “bisogna evitare che si banalizzi il loro utilizzo e fare in modo che vi si ricorra quando è indispensabile per identificare una persona. Fare attenzione che questi dati siano trattati in modo accurato e non siano facilmente accessibili dall’esterno e trovare un punto di equilibrio fra utilizzazione e tutela della persona”.

“Ci sono studi – ha proseguito il Garante – che dimostrano come le grandi banche dati centralizzate diano risultati modesti, siano difficili da gestire tecnicamente e siano vulnerabili perchè chi riesce a entrare in una banca dati con intenti criminali riesce ad acquisire tutta una serie di informazioni con effetto boomerang , cioè cio’ che dovrebbe servire alla sicurezza diventa rischio più grave”. Il riferimento, evidentemente, è alla tentazione del controllo come unico strumento di sicurezza. Ha aggiunto infatti Rodotà che “bisogna allora valutare caso per caso, giudicando quali sono gli impieghi più funzionali e affermando il valore della democrazia. I sistemi totalitari che utilizzavano questi strumenti di controllo hanno tutti perduto nei confronti delle libere democrazie”. “La privacy – ha sottolineato – è un valore aggiunto per la democrazia”.

I prodotti della ricerca su cui si concentra il mercato e che aprono molte prospettive anche sul fronte dei servizi pubblici vanno dai braccialetti elettronici agli RFID , i chip a radiofrequenza, ai chip sottopelle e ad altre tecnologie il cui uso però è solo talvolta giustificato o giustificabile secondo il Garante.

Sugli RFID , Rodotà ha spiegato che “sostituendo i codici a barre, permetteranno di seguire i prodotti nei loro spostamenti, creando così le condizioni per controllare anche chi ha acquistato ed usa quel prodotto”. Si tratta dunque della concretizzazione di un tassello di quello che il Garante definisce guinzaglio tecnologico . “Molti impieghi RFID – ha affermato – sono sicuramente utili e benefici: migliore gestione delle merci, possibilità di rintracciare l’origine di prodotti particolarmente delicati, come i medicinali, rapidità di operazioni commerciali, come la lettura istantanea dei prezzi di tutti gli oggetti posti nel carrello di un supermercato. Se, tuttavia, le etichette intelligenti non vengono disattivate nel momento in cui il prodotto passa nelle mani dell’acquirente, diventa reale il rischio di una sorveglianza generalizzata di persone e comportamenti”.

Riguardo ai braccialetti elettronici Rodotà ha ricordato con preoccupazione l’uso proposto “anche per controllare i bambini sulle spiagge”.

Attorno al chip sottopelle , il Garante ha ricordato come la possibilità che questo chip possa portare con sé informazioni personali o di localizzazione di persone o detenuti in libertà provvisoria, ” ha indotto una società americana a lanciare il servizio VeriChip con lo slogan Get chipped . Questa società ha poi presentato il servizio VeriPay, consistente sempre in un chip sotto la pelle, che dovrebbe prendere il posto di una comune carta di credito, rendendo così più sicuri e veloci i pagamenti”.

Rodotà ha dunque avvertito del maturare di “pericolose derive tecnologiche” anche in Italia, prima nazione al Mondo che cerca di affrontare con il Codice della Privacy le sfide portate dall’innovazione tecnologica alla tutela della riservatezza.


In questo senso, per prevenire quelle “nuove vulnerabilità individuali e sociali” che sono frutto dell’importante affermazione delle telecomunicazioni , Rodotà ha spiegato che i nuovi fronti di lavoro dell’Autorità saranno fondamentalmente videochiamate e televisione interattiva nonché chiamate di disturbo e identificazione della linea chiamante .

Ma se privati e imprese devono fare uno sforzo in più e adeguare la propria cultura e il proprio business alla tutela della riservatezza e dell’individuo ancora di più in questo senso, ha spiegato Rodotà, deve fare la pubblica amministrazione . “Il massimo numero di inadempienze – ha commentato – lo riscontriamo nella pubblica amministrazione, forse più che nel settore privato, e riguardano molti aspetti, dal mancato rispetto di norme sulle misure di sicurezza alla disciplina dei dati sensibili che ogni amministrazione deve utilizzare. Ci sono molte cose da fare, per questo abbiamo iniziato un lavoro di informazione presso la pubblica amministrazione”.

Alle novità legislative e normative in futuro, Rodotà si augura che si applichi una valutazione d’impatto privacy . In caso contrario “la corsa verso raccolte sempre più imponenti di dati personali non produce strumenti migliori di conoscenza della realtà, ma un assordante rumore di fondo tecnologico che puo’ addirittura rendere più complessa l’azione pubblica”.

Rodotà è anche tornato, in conclusione, su quello che ha definito un Codice deontologico per Internet , uno strumento che a suo dire deve premiare quello che il web e la rete sono diventati. “Internet – ha affermato rispondendo alle frequenti preoccupazioni che appaiono su certa stampa – non è assolutamente un pericolo. Ha anzi consentito, e continua a farlo, una espansione senza precedenti dei diritti individuali . Basti pensare al numero di conoscenze che riusciamo ad attingere, e alla possibilità di espressione e alla diffusione di discussioni in rete. Il mondo del web come tutte le realtà, pero’, puo’ presentare problemi e richiede regole”.

Il presidente dell’Autorità ha infine inviato un chiaro segnale politico segnalando ancora una volta come la propria Authority, pur essendo sempre più centrale come l’ha definita il presidente della Camera Casini, vede scendere progressivamente le risorse a disposizione . “Non sappiamo – ha concluso Rodotà – fino a quando il Garante potrà tener fede a questo impegno se continuerà la lenta riduzione delle sue risorse. Questo stillicidio non pregiudica soltanto l’efficienza: rischia di minare la nostra autonomia. La Camera dei deputati ha votato all’unanimità una mozione nella quale si sottolinea appunto la necessità di attribuire al Garante le risorse necessarie: su questa base ci siamo rivolti al Governo e speriamo che, in attesa di una più attenta considerazione nella prossima finanziaria, alcuni interventi siano già possibili attingendo al fondo di riserva”.

Che il Garante versi in difficoltà sul fronte delle risorse non è una novità. Intervenendo dopo Rodotà, il ministro all’Innovazione Lucio Stanca ha affermato che “allarmi eccessivi” sulle nuove tecnologie possono rallentare l’innovazione e danneggiare l’Italia che è “in grave ritardo nell’impiego di queste tecnologie”. Secondo Stanca il Garante sarebbe “un po’ troppo preoccupato” e “sta alla politica valutare il bilanciamento tra due legittimi diritti spesso in conflitto: alla riservatezza e alla sicurezza”. Il rappresentante del Governo ha comunque riconosciuto il ruolo del Garante affermando che è suo compito “lanciare allarmi su potenziali rischi”.

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Pubblicato il
29 apr 2004
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