SIM virtuale Apple, risparmio reale?

Una delle novità compresa nella versione USA e UK di iPad Air 2 è una scheda telefonica Apple multi-gestore. Un modo per aumentare la concorrenza o un vincolo in più per l'utente?

Roma – Nella carrellata di novità illustrate da Apple per i suoi tablet nella cerimonia di Cupertino di ieri manca un dettaglio sotto certi aspetti interessante: in alcune delle versioni acquistabili negli Stati Uniti e nel Regno Unito del tablet in versione 4G sarà inserita una particolare SIM realizzata dalla stessa Apple , e compatibile senza necessità di sostituzione con le offerte telefoniche dei gestori partner dell’iniziativa. Un meccanismo buono per approfittare caso per caso delle migliori offerte sul mercato senza particolari vincoli (pratica al momento da esercitare esclusivamente a mano, coadiuvati solo da strumenti come il Trovatariffa di Telefonino.net ), e magari anche per semplificare la navigazione quando ci si trovi all’estero. Complicando invece la vita alle telco.

La storia delle SIM multi-gestore o virtuali non è iniziata ieri: Apple ci lavora almeno dal 2010 , all’epoca assieme al partner tecnico Gemalto , e lo stesso concetto era stato poi brevettato sempre da Cupertino nel 2011 (tra lo scetticismo delle telco ). Il meccanismo della SIM “virtuale” è costituito essenzialmente da una memoria flash che fa le veci della SIM vera e propria, su cui vengono riscritte di volta in volta le informazioni necessarie per connettersi alla rete di un operatore invece di un altro. Nel 2011 si parlava di iTunes, oggi appare scontato che questi cambiamenti non necessitino il passaggio attraverso il software installato su PC o Mac. Nell’incarnazione 2014, comunque, pare che la SIM fisica non sparisca : ce n’è semplicemente una fornita da Apple con queste nuove capacità. Il numero di operatori che fin qui ha aderito è comunque piuttosto limitato .

Il punto della questione, da sempre il pallino di Apple, è la marginalizzazione del ruolo dell’operatore telefonico a tutto vantaggio dell’utente : Apple probabilmente preferisce vendere, anche finanziando l’acquisto a rate, direttamente a quest’ultimo senza passare dagli operatori, sottraendolo ai lacci dei contratti telefonici. Slegare il cliente dalle clausole dei contratti, impedire che un operatore possa convincerlo a passare a un telefono di un altro marchio che magari costa meno, è probabilmente lo scopo neppure troppo nascosto della mossa di Apple. Per l’utente finale ci potrebbe essere comunque un vantaggio in termini pratici: cambiare abbonamento, o più semplicemente tariffa, non dovrebbe più richiedere il passaggio in un negozio per prendere una SIM nuova. Senza contare che, durante i viaggi all’estero, quando ci si collega in roaming l’operatore di turno potrebbe offrire automaticamente la sottoscrizione di un pacchetto voce o dati direttamente sullo schermo.

Quello che per ora non è chiarito, e forse non lo sarà prima che qualche esperto hacker ci metta le mani, è l’aspetto sicurezza: è già capitato che una SIM sia stata “bucata”, permettendo di prendere almeno parzialmente il controllo del dispositivo in cui era installata, e un prodotto più avanzato con addirittura capacità di immagazzinare informazioni deve per forza di cose garantire una robustezza superiore . Per mettere al sicuro il cliente da spiacevoli incidenti e non invece amplificare i rischi .

Luca Annunziata

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