Sony Pictures, le botte di Natale

Gli incursori si offrono di cancellare i nomi dei dipendenti dai prossimi leak, mentre la corporation minaccia i mezzi di comunicazione: non pubblicate quei documenti, sono rubati. La breccia si fa disastro e Sony non paga più

Roma – Non bastassero i danni già inferti al business cinematografico di Sony Pictures, ora gli smanettoni di “Guardians of Peace” (#GOP) promettono che a Natale rilasceranno un “regalo” costituito da una grande quantità di dati con tante informazioni interessanti.

Gli stessi cyber-criminali di #GOP sembrano essere consapevoli del livello di riservatezza dei dati che stanno per immettere online, al punto da offrire ai dipendenti e collaboratori di Sony la possibilità di farsi cancellare dai prossimi leak contattando direttamente i membri della crew e fornendo il proprio nominativo.

Che si tratti di un’offerta sincera o meno, l’operato di #GOP ha mandato in crisi Sony al punto che i legali della corporation ricorrono ora alla censura e chiedono, a quotidiani e siti di informazione, di ignorare, cancellare o comunque non pubblicare dati che risultano a tutti gli effetti rubati. E qualcuno si è già allineato alla visione di Sony sulla questione.

Lo studio hollywoodiano invoca la censura, ma avrebbe probabilmente dovuto pensare prima di tutto alla sicurezza dei propri sistemi: i dati personali di clienti e dipendenti venivano archiviati in chiaro senza uno straccio di protezione, il network interno era già stato compromesso a febbraio e la stessa divisione IT interna aveva registrato centinaia di attacchi tra il 2013 e il 2014.

Se i leak di #GOP hanno un merito, comunque, è certamente laddove gettano luce sui comportamenti non molto limpidi dello studio cinematografico americano, sui tentativi di contrastare la condivisione online con tattiche sporche o di uscire sui mercati esteri ricorrendo a non meglio precisate “influenze speciali”.

Al momento alcune troupe di Sony hanno interrotto i lavori perché l’azienda non è in grado di eseguire i pagamenti , e questo è certamente uno degli effetti peggiori della breccia di #GOP registrati fino a questo punto. Amazon, nel contempo, nega di aver prestato i server di AWS per il contrattacco di Sony contro gli incursori.

Alfonso Maruccia

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