Sony: sulle batterie ci siamo mossi in ritardo

L'azienda ammette che le forti richieste dei vari produttori l'hanno costretta ad abbreviare i tempi di produzione. Da qui il bailamme e il richiamo di milioni di batterie

Tokyo – Engadget lo definisce come “il più colossale understatement” dell’anno e di certo le dichiarazioni rilasciate dal presidente Sony Ryoii Chubachi al quotidiano finanziario giapponese Mainchi Shimbun stanno sollevando una certa attenzione.

Chubachi ha parlato del caso delle batterie per portatili Sony risultate difettose, una questione che ha costretto il colosso nipponico a richiamare quasi 10 milioni di pezzi già distribuiti a numerosi propri clienti, tutti grandi produttori di notebook. Una vicenda che ha tenuto banco per settimane e che secondo Chubachi ha sofferto del fatto che Sony “si è mossa a rilento”.

“L’azienda – ha dichiarato – avrebbe dovuto investigare le cause del problema con le batterie più rapidamente. Le preoccupazioni sulle batterie si sono diffuse come conseguenza” della mancata azione. Un problema che a Sony è costato più di 51 miliardi di yen, una cifra pari a circa 334 milioni di euro, e che pesa grandemente sui bilanci dell’azienda.

Il motivo dei problemi sta probabilmente nella fretta. Chubachi ha ammesso che la grande richiesta da parte dei produttori ha costretto l’azienda a moltiplicare il lavoro e comprimere i tempi di produzione. Da qui alla distribuzione di batterie difettate il passo è stato breve.

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  • fabianope scrive:
    ..e i bibliotecari?
    ciao,da informatico-bibliotecario (o bibliotecario-informatico, ***sembra*** che valga la proprieta' simmetrica...) che lavora in una universita' provo a dire la mia.mi sembra che all'utenza -terra a terra- servano due tipi di orientamenti:1)orientamenti tecnici (es. "mi spiega perche' questa banca dati xyz qui all'universita' non mi chiede la pw ed a casa invece si'?" )2) orientamenti relativi a fonti & risorse bibliografiche e/o biblioteconomiche (es. "aiuto! sto libro non c'e' in biblioteca! non ho altra alternativa se non comprarlo?")IMHO sul punto 2 conosco molti colleghi decisamente preparati....le note dolenti vengono al punto (1).in altre parole, reputo che -a causa dell'uso sempre piu' massiccio di tecnologie informatiche- i bibliotecari che si occupano di reference (o piu' in generale di front-office)dovrebbero curare molto di piu' la preparazione tecnica dal pdv informatico che in parecchi casi lascia veramente a desiderare.per quanto riguarda ricerche un po' piu' complesse, sono invece reticente nell'impicciarmi troppo sui contenuti che un utente cerca (in una parola "farle la ricerca" o quasi...): cosi' facendo ho paura di metterci troppo del mio (e potrei sbagliare!!).preferisco invece mostrargli diversi "paths" che puo' seguire per ampliare e/o semplificare le sue ricerche, e cio' sia dal pdv strumentale (es. uso di particolari operatori) che dal pdv piu' contenutistico e di approfondimento (ad es. "hai provato a partecipare al newgroup...ecc.ecc.")ciau!fabianope
    • Brunella scrive:
      Re: ..e i bibliotecari?
      ...e i bibliotecari dovrebbero gestire anche in Italia i servizi di informazione su richiesta (detti anche servizi di "consulenza bibliografica" o di reference) in modo professionale e manageriale. Per esempio, dovrebbero saper produrre statistiche da cui si comprenda la quantita' di richieste ricevute e delle risposte fornite, oppure indagini sul livello di gradimento da parte degli utenti, analisi del tipo di fonti utilizzate e del livello di efficienza raggiunto (tempo impiegato, tasso di utilizzo del patrimonio e altri indicatori). Non ci vuole un master in business administration per contare quante richieste vengono lavorate ogni giorno e quanto tempo si impiega in media per rispondere, o no? Eppure, quasi nessuno lo fa, con le piu' disparate (e inconsistenti) motivazioni che affondano nella "tradizione"! Tutti i dati quantitativi e qualitativi che mancano alla conoscenza delle dinamiche bibliotecarie italiane permetterebbero invece di sapere non solo quanto costano ma anche quanto valgono oggi i servizi di reference delle biblioteche. Quanto essi contribuiscono alla creazione di valore aggiunto? Quanto, eventualmente, possono darsi da fare per raggiungere nuove fasce di pubblico e di NON-utenti? Purtroppo si tratta di un approccio scontato per alcuni (pochi), ma estraneo del tutto ad altri (la maggioranza dei bibliotecari italiani). Cosi' succede che nell'era in cui ormai tutte le biblioteche dei paesi piu' industrializzati tendono a convertirsi in strutture digitali o quanto meno "ibride", presenti sia in rete sia negli edifici di mattoni, esista un crescente allontamento dell'Italia dal mondo bibliotecario internazionale. "Si pero' arrivera' il congresso dell'IFLA", mi sento dire, come se dovesse arrivare Babbo Natale. A questa nostra arretratezza si tende, infatti, a porre rimedio con iniziative di corto respiro e natura promo-turistica, ben viste dai politici di ogni schieramento: il congresso dell'IFLA, la federazione internazionale delle associazioni bibliotecarie, si terra' nel 2009 a Milano e non c'e' dubbio che si tratti di una ottima "vetrina" per l'Italia e non solo per le biblioteche visto che si prevedono davvero moltissimi visitatori da tutto il Mondo. Ma e' evidente, pero', che questa frenesia di apparire e monetizzare la propria esistenza sfruttando iflussi turistici internazionali non ha nulla a che fare con la innovazione delle biblioteche e degli archivi e dei loro servizi. Ci sono paesi, come l'Inghilterra, dove si e' giunti a calcolare l'incidenza sul PIL delle biblioteche (uno studio recente della British Library ha stimato che per ogni sterlina di costo la biblioteca nazionale ne genera ben 4.4, vedi a http://www.bl.uk/pdf/measuring.pdf). Questo da' l'idea del livello di integrazione della biblioteca nella vita socio-economica del paese. Ed esistono altri paesi, come l'Italia, dove ci sono ancora bibliotecari che lavorano come somari e non si prendono nemmeno la briga di documentare quello che fanno: servono con assiduita' centinaia o migliaia di professori, esperti, consulenti, studenti, manager, giornalisti e cazzari per le piu' impensabili finalita' di ricerca e documentazione ogni giorno. Eppure non si vedono, non si sentono, non esistono e sono percepiti come una zavorra burocratica, palle al piede nei processi di modernizzazione della PA centrale e degli enti locali. Ogni tanto qualcuno alza la testa come Calimero per lamentarsi di quanto si viene trattati da somari ma... crollasse il mondo se si decidesse a contare le richieste di informazione a cui risponde. Chissa', magari anche la consultazione del database di Google Answers - soprattutto ora che questo servizio ha chiuso - potrebbe motivare i bibliotecari italiani a voler CONTARE di piu', in ogni senso :-) Brunella Longohttp://www.pantarei.it/
      • fabianope scrive:
        Re: ..e i bibliotecari?
        peccato che ho iniziato tardi il thread: probabilmente sono fuori tempo massimo, ma un 2 robette le scrivo lo stesso.- Scritto da: Brunella
        ...e i bibliotecari dovrebbero gestire anche in
        Italia i servizi di informazione su richiesta
        (detti anche servizi di "consulenza
        bibliografica" o di reference) in modo
        professionale e manageriale. alcuni lo fanno, IMHO...forse pochi, ma ci sono.


        Per esempio, dovrebbero saper produrre
        statistiche da cui si comprenda la quantita' di
        richieste ricevute e delle risposte fornite,
        oppure indagini sul livello di gradimento da
        parte degli utenti, analisi del tipo di fonti
        utilizzate e del livello di efficienza raggiunto
        (tempo impiegato, tasso di utilizzo del
        patrimonio e altri indicatori).come sopra


        Non ci vuole un master in business administration
        per contare quante richieste vengono lavorate
        ogni giorno e quanto tempo si impiega in media
        per rispondere, o no? quoto
        Eppure, quasi nessuno lo
        fa, con le piu' disparate (e inconsistenti)
        motivazioni che affondano
        nella "tradizione"! IMHO dipende anche dall'estrazione & formazione dei bibliotecari...ma e' cosi' solo per i bibliotecari o non anche per altre categorie?mi capita di lavorare come informatico in diversi enti che non hanno nulla a che fare con le biblioteche e ti garantisco che ci trovi tradizione, conservatorismo & immobilismo in abbondanza! sigh!! ma ci trovi (per fortuna) anche le eccezioni in positivo.cosi' da noi: ed e' su questo IMHO che bisogna lavorare

        Quanto, eventualmente, possono
        darsi da fare per raggiungere nuove fasce di
        pubblico e di NON-utenti?questo no, grazie, almeno per me: riesco gia' a malapena a soddisfare le richieste degli utenti che ci arrivano!! :=)
        Ci sono paesi, come l'Inghilterra, dove si e'
        giunti a calcolare l'incidenza sul PIL delle
        biblioteche (uno studio recente della British
        Library ha stimato che per ogni sterlina di costo
        la biblioteca nazionale ne genera ben 4.4, vedi a
        http://www.bl.uk/pdf/measuring.pdf). Questo da'
        l'idea del livello di integrazione della
        biblioteca nella vita socio-economica del paese.integrazione che qui da noi sara' raggiunta forse poco prima che il sole evolva in nova: ma siamo sicuri che di questo sia colpa ***solo*** dei bibliotecari? non e' piuttosto tutta una cultura di amore per la lettura e la ricerca che sembra un po' mancare qui in Italia?
        Chissa', magari anche la consultazione del
        database di Google Answers - soprattutto ora che
        questo servizio ha chiuso - potrebbe motivare i
        bibliotecari italiani a voler CONTARE di piu',
        in ogni senso :-)questo me lo auguro anch'io, in entrambi i sensi a cui alludi! :)ciao,fabianope
    • Anonimo scrive:
      Re: ..e i bibliotecari?
      - Scritto da: fabianope
      ciao,
      da informatico-bibliotecario (o
      bibliotecario-informatico, ***sembra*** che valga
      la proprieta' simmetrica...) che lavora in una
      universita' provo a dire la
      mia.
      mi sembra che all'utenza -terra a terra- servano
      due tipi di
      orientamenti:

      1)orientamenti tecnici (es. "mi spiega perche'
      questa banca dati xyz qui all'universita' non mi
      chiede la pw ed a casa invece si'?"
      )

      2) orientamenti relativi a fonti & risorse
      bibliografiche e/o biblioteconomiche (es. "aiuto!
      sto libro non c'e' in biblioteca! non ho altra
      alternativa se non
      comprarlo?")

      IMHO sul punto 2 conosco molti colleghi
      decisamente preparati....le note dolenti vengono
      al punto
      (1).

      in altre parole, reputo che -a causa dell'uso
      sempre piu' massiccio di tecnologie informatiche-
      i bibliotecari che si occupano di reference (o
      piu' in generale di front-office)dovrebbero
      curare molto di piu' la preparazione tecnica dal
      pdv informatico che in parecchi casi lascia
      veramente a
      desiderare.

      per quanto riguarda ricerche un po' piu'
      complesse, sono invece reticente nell'impicciarmi
      troppo sui contenuti che un utente cerca (in una
      parola "farle la ricerca" o quasi...): cosi'
      facendo ho paura di metterci troppo del mio (e
      potrei
      sbagliare!!).

      preferisco invece mostrargli diversi "paths" che
      puo' seguire per ampliare e/o semplificare le sue
      ricerche, e cio' sia dal pdv strumentale (es. uso
      di particolari operatori) che dal pdv piu'
      contenutistico e di approfondimento (ad es. "hai
      provato a partecipare al
      newgroup...ecc.ecc.")


      ciau!

      fabianope
      scrivi meglio, non si capisce niente... abbrevi troppo e abbrevi male
      • fabianope scrive:
        Re: ..e i bibliotecari?

        scrivi meglio, non si capisce niente... abbrevi
        troppo e abbrevi
        male..invece tu abbrevi tanto da non identificarti neanche..e poi parla per te: ***TU*** non hai capito niente!***TU*** ritieni che abbrevio troppo & male!comunque in sintesi:IMHO una adeguata preparazione informatica (oltre che biblioteconomica) e' fondamentale & prioritaria per un bibliotecario che oggi voglia fare bene reference & front office, ok?fabianope
  • Anonimo scrive:
    per una volta fallito -non direi
    "fanno per una volta la figura di quelli che hanno fallito un progetto"non mi sembra proprio che sia la prima volta che falliscono un progetto..vedi urchin.. lanciato e poi stoppato per mesie altri servizi(etti) che non ricordovero è che sono inezie...
  • whitemagic scrive:
    Molto interesante
    Ottimo pezzo, leggerò sicuramenti i prossimi approfondimenti.Complimenti
  • Anonimo scrive:
    grazie!
    interessante considerazione. non sapevo poi che tutto l'archivio di domande e risposte fosse disponibile. grazie!
  • Anonimo scrive:
    Bell'intervento complimenti
    molto apprezzato
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