TLC italiane in cerca di identità

di Massimo Mantellini. Una volta convinti a colpi di spot, modelle e promozioni che la telefonia mobile poteva sostituire quella residenziale oggi le compagnie telefoniche scommettono sul traffico dati. Piccolo manuale di autodifesa


Web – Cosa succede alle TLC in Italia? Mai domanda è stata di più difficile risposta.

Il quadro che abbiamo di fronte è complicatissimo. Molti fronti sono aperti. Quello del nuovo canone Telecom, per esempio, che aumenterà di qualche punto oltre il 10% la spesa per i nostri impianti fissi. Aspettiamo poi la liberalizzazione dell’ultimo miglio e, come si è capito dalle schermaglie fra Authority e Telecom Italia in questi giorni, l’umbundling non sarà per l’utente il grande affare che si sperava. Prosegue intanto la cablatura delle grandi città da parte di società molto varie. Per alcune di esse, che hanno scelto la quotazione azionaria per trovare i fondi necessari alla posa dei cavi, l’interrogativo è se la caporetto borsistica alla quale stanno andando incontro (le azioni eBiscom, per esempio hanno perso, dal collocamento ad oggi, oltre il 30% del loro valore) non causerà qualche ridimensionamento dei progetti in corso d’opera.

A ciò vanno aggiunte le pressioni normative della Commissione Europea, l’attività di controllo e regolamentazione esercitata dall’Authority Comunicazioni, spesso al centro di pesanti critiche, e i dubbi su operazioni di fusione quali quelle fra Wind e Infostrada o quella fra Seat e Tin.it, avvenute in assenza di controlli e valutazioni realmente sopra le parti.

E nonostante questo can can un paio di punti sembrano ormai chiari.

Il primo è che una volta monetizzato il passaggio del traffico voce da fisso a mobile, convincendo gli Italiani della necessità di quintuplicare la propria spesa telefonica in cambio dell’accesso alla mobilità, oggi è il turno del traffico dati. Una volta spremuto bene il portafoglio di noi tutti convincendoci a colpi di spot, modelle, promozioni e campagne pubblicitarie non sempre veritiere, del fatto che la telefonia mobile poteva sostituire quella residenziale, si tratta per le compagnie di telecomunicazioni di percorrere l’unica strada possibile per incrementare ulteriormente le entrate, e cioè far pagare quello che fino ad oggi è stata nella grande maggioranza dei casi una voce passiva dei loro bilanci: l’accesso alla rete ed ai suoi servizi.

Esistono molte maniere per “spingerci” in tale direzione: l’aumento del canone Telecom, e la continua e sotterranea disincentivazione di comunicazioni poco costose come quelle di telefonia fissa, è solo una di queste.

Le compagnie telefoniche, più o meno sottovoce, affermano che nei prossimi tre anni il traffico dati dovrà passare dall’attuale 10% circa ad almeno il 30%. Quello che non dicono è che questo incremento dovrà essere adeguatamente pagato da ciascuno di noi. La spinta verso la Internet mobile è oggi la spinta verso tariffe più costose per la trasmissione dati. Non a caso i protocolli futuri di collegamento della telefonia mobile, il prossimo GPRS e l’ormai mitico UMTS prossimo venturo prevederanno, proprio per la loro modalità always on, una tariffazione basata sulla quantità di traffico dati effettuato. Il vecchio sogno di farci pagare subito e pagare tutto forse potrà iniziare ad avverarsi.

Cosa sarebbe necessario fare a questo punto?

Ecco allora il secondo punto. Il più crudo e disarmante. Credo sarebbe il caso di fermarsi tutti per un momento a pensare. Cosa sta accadendo? Cosa in effetti vogliamo? Lasciando in sottofondo per un attimo le attese dell’ industria delle comunicazioni.

E ‘ nell’ordine delle cose che la aspirazione delle varie telecom sia il nostro portafoglio. Non c’è alcuno scandalo in questo. Ma noi, invece, intendendo con “noi” tutti coloro che generano a vario titolo il traffico voce e quello dati, noi, quali priorità abbiamo nei confronti dell’ampio numero di opzioni che le nuove tecnologie ci propongono?


Vi dico le mie.

1. Essere collegato alla rete da casa sempre, con linee veloci a prezzi bassi.

Per fare questo oggi, mi spiace, ma non esistono concrete alternative al PC. La strada per sfruttare le immense potenzialità di Internet rimane oggi l’alfabetizzazione informatica, prima di tutto nelle scuole. Senza dimenticare che le ricadute di tale acculturamento tecnologico sono attualmente a 360 gradi ed indispensabili per entrare nel mondo del lavoro a qualunque livello.

Perché questo accada, è necessario un impegno del governo che è ancora tutto sulla carta. Le prime scadenze che l’Europa si è data in materia di informatizzazione delle scuole sono molto vicine (fine 2001). Le iniziative messe in pratica in Italia stentano a dar segno di sé. Leggo in questi giorni che, con i soliti toni trionfali, si sta spacciando un prestito d’onore ai diciottenni per l’acquisto di un PC come un passo fondamentale per lo sviluppo tecnologico del paese. Non è così ovviamente e le scadenze che il governo si è dato per mettere in rete scuole e istituti hanno ormai scarsissime possibilità di essere rispettate. In ogni caso con i numeri, a termini scaduti, sarà comunque possibile giocherellare. Esattamente come si è fatto fino ad oggi.

2. Avere a disposizione, in maniera assai subordinata, modalità di accesso alla rete alternative e più limitate, tramite device appositi che sfruttino la rete mobile (notebook, pocket pc, ebook, Pda, cellulari).

E ‘ quello che accade in tutto il mondo. Parte del traffico dati si sposta gradualmente sulla rete mobile: si tratta in genere di utenze business disposte a pagare a caro prezzo il benefit di poter accedere alle reti aziendali e a Internet in qualunque momento e da qualsiasi località. Accanto a questo, è prevedibile che una certa quota di italiani vorrà provare l’ebbrezza di utilizzare la rete UMTS per acquistare servizi e contenuti ricreativi, per il trading online o l’e-commerce. Padronissimi di farlo ovviamente: ognuno spende i suoi soldi come vuole. Ma è ora di smettere di dar credito ai tanti agitatori interessati che cercano di convincerci che l’Internet mobile sarà “la soluzione” per i nostri cronici ritardi nello sviluppo della rete.

3. Evitare come la peste le reti chiuse.

Le tecnologie a larga banda come l’ADSL, il satellite (con le attuali limitazioni tecniche) o il cavo invogliano i gestori delle reti alla chiusura dei contenuti accessibili nel tentativo di riservarli alla sola clientela pagante. Quasi sempre ciò accade per sedicenti ragioni tecniche. L’UMTS fa intravvedere prospettive simili: sconsideratamente in Italia si è accettato di consentire a chi costruirà le reti 3G di gestire anche i contenuti che le attraverseranno. Il governo ha accettato di svendere la libertà di accesso alle informazioni in cambio di un congruo numero di miliardi. A questo punto dipenderà solo dalle telecom la decisione di quali servizi rendere liberamente accessibili e quali riservare ai propri clienti. Una opportunità culturale si trasformerà in una opportunità commerciale. E la differenza non è di poco conto.

4. Più attenzione alla privacy.

Sembra uno slogan della campagna del Cavaliere, eppure si tratta di una problematica trasversale. Nel senso che, trasversalmente, pare non interessare nessuno tranne il povero Rodotà.

Tutti trovano oggi tempo e fiato per sottolineare i pericoli di Internet: l’ultimo in ordine di tempo a esprimersi in tal senso è stato il Presidente Ciampi ma la lista è lunghissima e comprende anche l’arcivescovo di Bologna Biffi, con la sua recente affermazione sui pericoli di “un’arte informatica sempre più sofisticata”. Tutti (cardinali, politici, ma anche presentatori e soubrette) invariabilmente dimenticano di sottolineare come il pericolo più serio e diffuso in rete oggi sia quello del controllo.

Qualunque movimento in rete può essere seguito da un esercito di “guardoni stipendiati”, desiderosi di registrare i nostri gusti e le nostre preferenze commerciali (ma anche sociali, politiche e di mille altri tipi). Esistono, come è noto, tecnologie sempre più intrusive e sofisticate per monitorare la nostra presenza online. E ‘ indicativo che nei confronti di tale attitudine nessuno in alto loco abbia mai nulla da dire e che anzi esista una diffusa supina accettazione della sua ineluttabilità. La violazione del nostro diritto alla riservatezza viene così considerata da poliziotti e mercanti come un prezzo accettabile. Per una Internet libera dai mascalzoni. Per una Internet a misura della nostra nuova dimensione di consumatori totali.

Difendersi dall’occhio indagatore che vorrebbe seguirci ovunque, significa prima di tutto affermare la nostra indisponibilità ad essere ridotti a poveri strumenti in mani altrui. Di chi siano le mani ha, in effetti, ben poca importanza.

Massimo Mantellini

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