Trailer e SIAE, non c'è chi dice no?

Far pagare i siti commerciali per le musiche contenute nei trailer potrebbe soffocare la promozione cinematografica online. Che ne dicono i produttori?

Roma – La bagarre scatenata dalla richiesta di SIAE nei confronti dei siti che pubblicano trailer si è distinta anche per la posizione sostanzialmente morbida assunta dai produttori, teoricamente i principali danneggiati (insieme agli utenti) da una limitata circolazione della pubblicità dei film.

Alcuni rappresentanti del settore produttivo hanno preso posizione, ma non tutti e non in maniera coordinata. A intervenire è stata, per esempio, la produttrice Federica Luccisano che ha parlato di misura “ignobile”; sono intervenuti personaggi del cinema italiano come Paolo Virzì e Massimo Boldi: il primo l’ha definita un'”iniziativa più insensata che goffa”, il secondo “una tassa ingiusta e non costituzionale”.

Ad intervenire poi, è stato principalmente Riccardo Tozzi, presidente ANICA e Cattleya, che facendo il punto della situazione ha di fatto legittimato la nuova richiesta affermando che “se la Siae ha sollevato la questione, vuol dire che la richiesta è certamente fondata”. Tuttavia ha messo molti ma : “Bisogna tener presente l’utilità che tutti ne derivano dal far circolare i trailer. Inoltre, bisogna tener presente che a monte c’è già il pagamento per l’utilizzo delle musiche anche in fase di promozione dei film”.

Tozzi sembra insomma far appello al buon senso di SIAE aprendo al dialogo per trovare una soluzione che possa appianare la questione : “Se ci deve essere un’integrazione economica, che sia minima e che non metta in difficoltà i siti di cinema che fanno circolare i trailer. E questo nell’interesse non solo del web ma anche dei produttori”.

Lo stesso approccio è stato seguito dal gruppo 100autori, che si augura “un dialogo costruttivo mirato a trovare una soluzione che tuteli tutti gli interessi legittimi, quelli degli aventi diritto, quelli della libertà di informazione e quelli di quanti attraverso la rete trovano l’unica possibilità di promuovere la loro opere”.

Se l’approccio conciliante non dovesse dare i suoi frutti, tuttavia, tutti avranno da perdere. A spiegarlo è Filippo Roviglioni, Presidente Unione Distributori dell’ANICA: “Grazie ai siti di cinema online i trailer, diventati merce sempre più rara visto che sia nei cinema che in tv si vedono sempre meno, hanno recuperato un ruolo importantissimo, come testimoniano anche i recenti sondaggi sul pubblico delle sale. Adesso questa richiesta della Siae di un pagamento di presunti diritti musicali da quantificare su ogni singola visione di ogni trailer, che suona come una vera e propria tassa, innesca il rischio molto concreto che i siti rinuncino a passare i trailer con conseguente danno per la promozione dei film”.

Con maggior danno, oltretutto, per i film italiani che verrebbero esclusi a priori “anche da quelli che accetterebbero il tetto delle 10 ore, privilegiando ovviamente i titoli più forti” e “i film di qualità o comunque non particolarmente commerciali si troverebbero ad pagare lo scotto rispetto ad opere più famose e popolari che finirebbero per esaurire il paniere mensile” di dieci ore previste dalla licenza proposta da SIAE.

Sulla stessa linea le preoccupazioni espresse da Martha Capello, dell’Associazione Giovani Produttori Cinematografici (AGPC): “Sono infatti proprio le produzioni più piccole e più giovani ad avvalersi del Web come importantissimo strumento di promozione delle opere. La libera circolazione internet dei trailer garantisce una efficace e fino ad oggi economica promozione, non solo del film, ma anche di tutti gli autori coinvolti nella produzione, compresi i compositori di colonne sonore. Poiché le musiche utilizzate sono, nella maggior parte dei casi, le stesse contenute nella soundtrack del film, ci domandiamo perché creare ulteriori complicazioni e barriere a quella che invece dovrebbe diventare una sempre più diffusa e libera promozione del cinema da valorizzare e incrementare”.

Roviglioni accusa dunque SIAE di essersi mossa male sia nei modi che nei tempi: “Oscurare i trailer sotto Natale significherebbe fare un danno molto consistente a tutta la distribuzione”.

Eppure anche Roviglioni parla di contributo “legittimo sotto il profilo del diritto d’autore”, anche se prova a tracciare una linea difensiva per disinnescare lo logica di SIAE secondo cui pubblicità significa automaticamente scopo di lucro che fa scattare la remunerazione dei trailer per qualsiasi motivo pubblicati: “La Siae sembra partire da un assunto, a nostro parere sbagliato, che i siti abbiano traffico perché sfruttano i trailer e non perché facciano un servizio di informazione”.
Continua Roviglioni: “Non c’è dubbio che il trailer abbia una funzione di promozione e di informazione e pertanto arricchisca i contenuti del sito, ma non è certo l’unica cosa che venga proposta. Si dovrebbe valutare che in certi luoghi e certe destinazioni non possano far scattare il presupposto impositivo”.

Roviglioni fa inoltre notare che silenziando la pubblicità dei trailer SIAE rischierebbe di darsi la zappa sui piedi: “La Siae sembrerebbe oltretutto non difendere nemmeno i propri interessi poiché boicottando la promozione dei film boicotta il suo core-business ovvero la percentuale che riscuote sui biglietti”.

Punto Informatico ha cercato di contattare sia Tozzi che altri produttori per cercare di capire che tipo di licenze accompagnano (dal lato produttivo e da quello distributivo) i trailer, perché il punto della richiesta di SIAE sembra risiedere in quel passaggio di diritti. Per il momento non si è ricevuta risposta: se l’editore ha pagato i diritti di sincronizzazione della colonna sonora per i trailer cinematografici per il loro “utilizzo”, questo fin dove arriva? Con quale licenze vengono distribuiti? Come intendono muoversi i produttori per difendere i propri interessi?

Claudio Tamburrino

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  • Sandro kensan scrive:
    È morto un fondatore
    Segnalo a chi capita su questa notizia e legge i commenti che uno dei fondatori, un ragazzo di 21 anni è morto suicida, così raccontano su Diaspora*:https://diasp.eu/tags/ilyaIlya lo raccontano come il più idealista del gruppo. Riposi in pace.Il suo social network sta conoscendo una grossa esplosione, siamo in quasi 300 mila utenti che aumentano in modo esponenziale:https://diasp.eu/stats.html291722 utenti, in questo momento.Per la morte di Ilya tutto si è fermato, quindi il passaggio alla beta di Diaspora* non è avvenuto.
    • Dottor Stranamore scrive:
      Re: È morto un fondatore
      Notizia vecchia.
      • Sandro kensan scrive:
        Re: È morto un fondatore
        - Scritto da: Dottor Stranamore
        Notizia vecchia.Si la notizia che il cofondatore è morto è vecchia ma il fatto che la beta non è uscita e non uscirà a breve (al contrario di quanto affermato in questo articolo che stiamo commentando) non è stata data da PI.Io l'ho appreso tramite un utente di Diaspora*:https://diasp.eu/posts/117682
  • Guybrush scrive:
    Prima di sparargli...
    ...vediamo come va'.L'idea che c'è alla base è molto ambiziosa e affascinante (dal punto di vista del codice da scrivere, soprattutto).GT
  • Sandro kensan scrive:
    Su D* siamo in 200 mila anime
    come da oggetto. Siamo in 205 mila e rotti...:)
    • Dottor Stranamore scrive:
      Re: Su D* siamo in 200 mila anime
      - Scritto da: Sandro kensan
      come da oggetto. Siamo in 205 mila e rotti...:)Da wikipedia:FacebookUsers800 million (active in September 2011)
      • Sandro kensan scrive:
        Re: Su D* siamo in 200 mila anime
        - Scritto da: Dottor Stranamore
        - Scritto da: Sandro kensan

        come da oggetto. Siamo in 205 mila e
        rotti...:)

        Da wikipedia:
        Facebook
        Users800 million (active in September 2011)Lo so. Ma quegli 800 milioni sono di bassa qualità...;)
  • Sandro kensan scrive:
    Nuovi arrivi su D* per merito di PI
    Un sacco di Italiani nuovi arrivati su Diaspora* per merito di questo articolo di PI:https://diasp.eu/posts/112129Benvenuti ai nuovi arrivati :)
  • zakmck scrive:
    Privacy o democrazia?
    Per me non può funzionare più di tanto, non solo perché la concorrenza è molto forte e la tecnologia è scarsa (impensabile che il ragazzino si mette a valutare quale pod sembra rispettare meglio la privacy), ma soprattutto perché la vera questione non è la privacy, ma è la democrazia. Ormai s'è capito, se non voglio che un futuro datore di lavoro veda imbarazzanti foto di feste private prima di (non) concedermi un colloquio, semplicemente non debbo mettere quelle foto in rete (meglio ancora, non farmele fare). Ma che succede se mi chiamo Julian Assange e decido di sXXXXXXXre l'ipocrisia della politica mondiale attraverso Facebook e accettare donazioni fatte via Paypal? Si tratta di aziende, possono decidere quello che vogliono circa i nostri diritti di esprimerci in rete. Di solito decidono quello che gli conviene e/o gli ordinano. Per me siamo in una situazione simile a quella in cui erano Richard Stallmann e Linus Torvald quando decisero di scrivere la GPL e Linux: abbiamo bisogno di combinare strumenti tecnici e sociali per emanciparci dagli interessi monopolistici delle corporation del digitale. Per esempio, Diaspora, con i debiti aggiustamenti, potrebbe essere un punto di partenza tecnologico, ma bisognerebbe decisamente usarne il codice per costituire associazioni che si impegnano ad essere democratiche, ad eleggere i loro dirigenti, a discutere le loro politiche e metterle ai voti, sul modello di quello che fa Wikipedia. Che scrivono in statuti legalmente vincolanti in cui stabiliscono che nessuno può essere sbattuto fuori solo perché critica chi è ai vertici.A voler essere un po' più utopici, io vorrei anche vedere che il legislatore, per esempio le agenzie anti-trust e quelle per il pluralismo dell'informazione, facesse la loro parte. Per esempio, iniziasse ad imporre alle aziende che dominano il mercato della comunicazione digitale il rispetto di diritti minimi, tipo il divieto di censura delle libere opinioni.La tecnica ormai si sta orientando verso la concentrazione dei servizi in server e cloud, spostando le applicazioni dai dispositivi e dagli utenti, verso i fornitori di servizi e contenuti digitali. Questo sembra inevitabile, perché è un approccio molto comodo per i tecnici. Ma l'azione sociale dovrebbe compensare la tecnica con un po' di impegno democratico.
    • Dottor Stranamore scrive:
      Re: Privacy o democrazia?
      - Scritto da: zakmck
      Per
      esempio, iniziasse ad imporre alle aziende che
      dominano il mercato della comunicazione digitale
      il rispetto di diritti minimi, tipo il divieto di
      censura delle libere
      opinioni.
      Il divieto di censura? Un sito è una struttura privata e non puoi mettere un divieto del genere. Metti che uno fa un forum di ricette e uno di punto in bianco si mette a parlare di politica. Il moderatore con una legge del genere non potrebbe censurare i suoi messaggi perché ci sarebbe il divieto di censurare delle libere opinioni.
      • zakmck scrive:
        Re: Privacy o democrazia?
        L'argomento che siccome è un sito privato fa quello che vuole non sta in piedi. Infatti non è così, non puoi pubblicare gli spostamenti di un ministro e incitare gli altri ad organizzare un attentato, solo perché hai un sito privato. Quanto all'esempio del sito delle ricette, ci sarebbero mille modi di regolare la cosa in modo ragionevole (i troll off-topic potrebbero benissimo essere una censura ammissibile per esempio), che di certo non era il caso di declinare in un 6k caratteri.
  • non fumo non bevo e non dico parolacce scrive:
    IO CI PROVO !
    proprio ci provo a leggere i post nel "nuovo" formato, ma mi fa vomitare. e puntualmente ritorno a leggere tutti i post nella visualizzazione classica.chi è d'accordo con me alzi la mano.
  • . . . scrive:
    Troppo lenti
    Come da oggetto.Sono troppo lenti nello sviluppo e il progetto è troppo macchinoso.Quindi non hanno nessuna possibilità di competere con Facebook e Google+.L'utente, se non ho capito male, dovrebbe dotarsi di un'apposito hardware per poter usufruire del servizio Diaspora.Non funzionerà mai. Vogliamo mettere la semplicità dell'utilizzo di Facebook e Google+ ?Dai non scherziamo...Attenzione, non dico che non serva un social di questo tipo e magari anche italiano, ma questa strada che hanno intrapreso non porterà da nessuna parte.
    • Dottor Stranamore scrive:
      Re: Troppo lenti
      - Scritto da: . . .
      Come da oggetto.
      Sono troppo lenti nello sviluppo e il progetto è
      troppo
      macchinoso.
      Quindi non hanno nessuna possibilità di competere
      con Facebook e
      Google+.
      L'utente, se non ho capito male, dovrebbe dotarsi
      di un'apposito hardware per poter usufruire del
      servizio
      Diaspora.No, l'utente può anche fare tutto da se. Ma ci sono dei siti dove iscriversi e avere un account diaspora. E' un network che non dipende da un sito solo. Un po' come con il protocollo xmpp puoi chattare con persone che hanno l'account con gmail anche se tu ce l'hai per esempio con jabber.orgIn realtà già in passato era nato identi.ca che è come un diaspora, ma pensato solo come alternativa a twitter. Alla fine è usato solo dai nerd.
  • Sandro kensan scrive:
    Io sono su Diaspora*
    Mi sono iscritto sul pod:https://diasp.eu/che permette di iscriversi liberamente, è un server in Germania e quindi non è sotto la legislazione americana. Prossimamente dovrebbero dare la possibilità di fare il download dei propri dati e quindi c'è la possibilità di migrare ad altri pod.Venite su Diaspora*!! :)
  • Dottor Stranamore scrive:
    Perchè dovremmo preferire Diaspora?
    <b
    PI: Perchè gli utenti dovrebbero preferire Diaspora agli altri social network? </b
    <i
    VC: Se hanno a cuore la privacy trovano terreno fertile e questo rappresenta un motivo non indifferente per sceglierlo; e poi il fatto di poter essere parte attiva e non dei semplici utilizzatori.SA: Per sentirsi in una comunità, cosa che succede di rado in altri social network: anche se non ci si conosce di persona ci si nteressa ai nuovi utenti e li si aiuta, si condividono esperienze, ci si consiglia.PT: Soprattutto, come dicevo prima, per le impostazione semplici e la qualità dei pod. </i
    Tradotto: non ci sono ragioni per farlo. Quindi diaspora rimarrà un social network deserto per nerd come identi.caI conoscenti rimarranno su facebook e twitter. Convincerli a usare Diaspora anziché Facebook è una missione impossibile perché a loro volta tutti i loro contatti sono su facebook. Se non c'è una ragione per cambiare social network semplicemente non lo fanno. La privacy non basta. Per non parlare poi del fatto che questi pod ogni tanto sono down o molto lenti.Certo da Diaspora puoi mandare un messaggio su facebook e twitter, ma per collegare il tuo account devi essere iscritto a facebook e twitter, cosa che alla fine rende nulla la difesa della privacy.È come se per mandare una mail a uno con hotmail devo essere iscritto con hotmail.Detto questo, i creatori di Diaspora dissero di essersi ispirati al famoso discorso di Eben Moglen che parlava di un social network decentralizzato i cui nodi si trovavano nelle case degli utenti su degli aggeggi tipo questo:[img]http://www.coated.com/wp-content/uploads/2009/02/linux-computer-in-a-wall-plug.jpg[/img]Quello che hanno creato alla fine è una cosa un po' diversa.
    • Utonto scrive:
      Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
      ma chi garantisce per i pod ? Il codice è "open" ma un utente di certo non avrà acXXXXX all ftp del server del pod per controllare il codice, quindi chi garantisce che il proprietario del pod non fa un uso "criminoso" dei miei dati ?
      • Sandro kensan scrive:
        Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
        - Scritto da: Utonto
        ma chi garantisce per i pod ?
        Il codice è "open" ma un utente di certo non avrà
        acXXXXX all ftp del server del pod per
        controllare il codice, quindi chi garantisce che
        il proprietario del pod non fa un uso "criminoso"
        dei miei dati
        ?Cambi pod, ti affidi a quello del tuo amico o della tua associazione preferita. In fine se vuoi ti installi il tuo pod nel tuo server.È lo stesso discorso del software libero, se vuoi essere sicuro che il tuo codice sia senza back door o te lo guardi o ti affidi a quelli di cui hai fiducia.
      • Dottor Stranamore scrive:
        Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
        - Scritto da: Utonto
        ma chi garantisce per i pod ?
        Il codice è "open" ma un utente di certo non avrà
        acXXXXX all ftp del server del pod per
        controllare il codice, quindi chi garantisce che
        il proprietario del pod non fa un uso "criminoso"
        dei miei dati
        ?Volendo lo puoi far andare sul tuo stesso server o noleggiare un servizio di hosting e mettere lì il tuo pod. Ma come dici chi si iscrive a un servizio esterno in realtà non può sapere i dati che fine fanno.
    • aid85 scrive:
      Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
      nessuno vieta di mettere un piccolo pod su un piccolo hardware dedicato....sarebbe bello su una fonera ma non credo possa "reggere il carico" però se ognuno facesse una piccola parte...Un piccolo pod a testa ognuno per il proprio account personale e al massimo di 3 o 4 amici senza l'hardwerino... risolvendo il bug della interoperatibilità... nessuno dovrebbe sostenere costi per mantenere grossi pod... decentralizzati ok rispetto a facebook ma cmq "grossi e centrali"...DECENTRALIZZAZIONE TOTALEUN UTENTE UN PODognuno si paga i proprio 10 l'anno di corrente elettrica assorbita e bon!UNA RETE
      • Dottor Stranamore scrive:
        Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
        - Scritto da: aid85
        nessuno vieta di mettere un piccolo pod su un
        piccolo hardware
        dedicato....Un piccolo hardware dedicato costa, quello lì che ho messo nella foto si è scoperto che si rompe facilmente.In ogni caso un social network ha bisogno di tante persone per avere un senso, la maggior parte delle persone preferisce usare facebook anziché comprare hardware, configurarlo. Oltre al fatto che se uno trova una vulnerabilità dopo riesce a fare danni enormi in una rete di milioni di pod gestiti da utenti casalinghi.

        sarebbe bello su una fonera ma non credo possa
        "reggere il carico" però se ognuno facesse una
        piccola
        parte...
        Un piccolo pod a testa ognuno per il proprio
        account personale e al massimo di 3 o 4 amici
        senza l'hardwerino... risolvendo il bug della
        interoperatibilità... nessuno dovrebbe sostenere
        costi per mantenere grossi pod... decentralizzati
        ok rispetto a facebook ma cmq "grossi e
        centrali"...

        DECENTRALIZZAZIONE TOTALE

        UN UTENTE UN POD

        ognuno si paga i proprio 10 l'anno di corrente
        elettrica assorbita e
        bon!

        UNA RETEPer me un social network decentralizzato con milioni di pod sarebbe poco efficiente rispetto a facebook.
        • uTonto scrive:
          Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
          Quello che dite voi non è proponibile ( ma rispetto le vostre idee ), cioè mi venite a dire che 1 ) un utente deve pagare 10 all'anno2 ) deve gestire hw/sw lui3 ) deve mantenere hw/sw ( aggiornamenti, guasti etc )Il numero di utenti che andrà a usare la vostra soluzione sarà veramente minimo e il grosso problema e che i social si basano sulle reti sociali, cosa mi faccio il pod per parlare da solo ?
          • Sandro kensan scrive:
            Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
            - Scritto da: uTonto
            ...e il grosso
            problema e che i social si basano sulle reti
            sociali, cosa mi faccio il pod per parlare da
            solo
            ?I pod comunicano tra loro e costituiscono i nodi di un network. Se fai p2p sei un nodo e non mi pare che tu non riesca a comunicare un file con nessuno: giusto?
          • Dottor Stranamore scrive:
            Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
            - Scritto da: uTonto
            Quello che dite voi non è proponibile ( ma
            rispetto le vostre idee ), cioè mi venite a dire
            che


            1 ) un utente deve pagare 10 all'anno
            2 ) deve gestire hw/sw lui
            3 ) deve mantenere hw/sw ( aggiornamenti, guasti
            etc
            )

            Il numero di utenti che andrà a usare la vostra
            soluzione sarà veramente minimo e il grosso
            problema e che i social si basano sulle reti
            sociali, cosa mi faccio il pod per parlare da
            solo
            ?Io non ho proposto nessuna soluzione e ho anzi detto che per me non può funzionare.
          • bubba scrive:
            Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
            - Scritto da: Dottor Stranamore
            - Scritto da: uTonto

            Quello che dite voi non è proponibile ( ma

            rispetto le vostre idee ), cioè mi venite a
            dire

            che(..)Strammy xche sei fissato sull'idea che "o ci sono milioni di utenti o non soppianta facebook e quindi muore/e' inutile?"Anche nell'intervista e' scritto chiaramente che" PI: In che modo Diaspora dovrebbe fare la differenza? PT: Diaspora NON è nata per distruggere o soppiantare altri social network, ma per dare la una possibilità di scelta che mancava"Non e' che il php e' nato per soppiantare perl, e ruby per soppiantare il php. O il C# sul C. Infatti co-esistono tutti amabilmente(?).Magari tra qualche anno Diaspora sara' il codice preferito per implementare i socialnetwork aziendali... che ne sai?
          • Dottor Stranamore scrive:
            Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
            - Scritto da: bubba
            Anche nell'intervista e' scritto chiaramente che
            " PI: In che modo Diaspora dovrebbe fare la
            differenza?
            PT: Diaspora NON è nata per distruggere o
            soppiantare altri social network, ma per dare la
            una possibilità di scelta che
            mancava
            "Me ne frego di quello che hanno detto quei tre lì che alla fine fanno solo traduzioni. Diaspora nacque perché i creatori di Diaspora furono colpiti dal talk di Eben Moglen(se non sai chi sia fatti una ricerca) il cui sogno era far fallire Facebook, visto come il demonio per ragioni di privacy. Nel messaggio a cui replichi si parlava di una rete decentralizzata fatta di tanti nodi situati solo nelle abitazioni degli utenti, diaspora non è pensata per esser così, quella era l'idea di Moglen.Quello che ho detto è: "Quindi diaspora rimarrà un social network deserto per nerd come identi.ca" e se ti rileggi il messaggio è spiegato chiaramente perché:http://punto-informatico.it/b.aspx?i=3340322&m=3340724#p3340724
          • bubba scrive:
            Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
            - Scritto da: Dottor Stranamore
            - Scritto da: bubba

            Anche nell'intervista e' scritto chiaramente
            che

            " PI: In che modo Diaspora dovrebbe fare la

            differenza?

            PT: Diaspora NON è nata per distruggere o

            soppiantare altri social network, ma per
            dare
            la

            una possibilità di scelta che

            mancava

            "

            Me ne frego di quello che hanno detto quei tre lì
            che alla fine fanno solo traduzioni. Diaspora
            nacque perché i creatori di Diaspora furono
            colpiti dal talk di Eben Moglen(se non sai chi
            sia fatti una ricerca) il cui sogno era far
            fallire Facebook, visto come il demonio per
            ragioni di
            privacy.so chi e'... e tra i developer di diaspora e Eben c'e' lo stesso collegamento che ci puo essere tra wozniak e un altair mits. Si ispirante, ma in concreto c'entra ben poco col lavoro che fece woz.Diaspora OVVIAMENTE ha tra gli elementi caratterizzanti anche la privacy, nel senso che fornisce controllo su dove vengono 'seminati' i tuoi dati.. oltre al fatto che puoi vedere e manipolare il codice. Non certo per abbattere il colosso miliardario. e Eben non ha scritto mezza riga di Diaspora.
            Nel messaggio a cui replichi si parlava di una
            rete decentralizzata fatta di tanti nodi situati
            solo nelle abitazioni degli utenti, diaspora non
            è pensata per esser così, quella era l'idea di
            Moglen.ho preso il thread, che a quel punto conteneva qualcosa di diverso rispetto all'inizio della discussione... mettere un miniserver in ogni abitazione puo benissimo essere fatto, basta che la gente non lo sappia :), essendo ormai una enorme fetta composta tristemente da consumatori di internet... un esempio classico di "sw che fa da server anche se la gente non lo sa" e' skype.. ma ce ne sono tanti altri di uso comune. Cmq non mi ero focalizzato per niente sul punto... magari non e' neanche adatto o sensato per diaspora..
            Quello che ho detto è: "Quindi diaspora rimarrà
            un social network deserto per nerd come
            identi.ca" e se ti rileggi il messaggio è
            spiegato chiaramente
            perché:
            http://punto-informatico.it/b.aspx?i=3340322&m=334eh l'ho letto. E anche il seguito. E anche "i creatori di Diaspora furono colpiti dal talk di Eben Moglen(se non sai chi sia fatti una ricerca) il cui sogno era far fallire Facebook". E ribadisco quello che ho replicato... Diaspora non nasce per far fallire/soppiantare facebook
          • uTonto scrive:
            Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?

            Diaspora NON è nata per distruggere o soppiantare altri social network.Ma sei sicuro ? Era stato presentato come l'alternativa a FB
            Magari tra qualche anno Diaspora sara'...Ma personalmente conosco altri due progetti social network opensource - http://elgg.org/- http://www.livejournal.com/code/e se prendiamo in esame i progetti basati su LJ buona parte hanno chiuso lasciando gli utenti in mezzo a una strada
          • bubba scrive:
            Re: Perchè dovremmo preferire Diaspora?
            - Scritto da: uTonto

            Diaspora NON è nata per distruggere o
            soppiantare altri social
            network.

            Ma sei sicuro ? Era stato presentato come
            l'alternativa a
            FBMah a presentare e fare scena nei/dai giornali ci vuole poco (i giornali conoscono poche keyword : apple, ipod/ipad/iphone, facebook, twitter, google, pirateria, pedoXXXXXgrafia online, microsoft e poche altre). Come uno normale possa considerare "alternativa a FB" (ossia un colosso miliardario) un sw open finanziato col kickstarter che doveva ancora nascere, non lo so. E' un progetto piu solido di altri... ma "alternativa" NEL SENSO DI "soppiantare" e' assolutamente ridicolo pensarlo.

            Magari tra qualche anno Diaspora sara'...

            Ma personalmente conosco altri due progetti
            social network opensource


            - http://elgg.org/
            - http://www.livejournal.com/code/

            e se prendiamo in esame i progetti basati su LJ
            buona parte hanno chiuso lasciando gli utenti in
            mezzo a una
            stradaelgg e' vivo e vegeto. e sinceramente LJ non lo uso mai :) Diaspora mi sembra meglio finanziato/seguito di altri... cionondimeno dipende dagli umori del pianeta se crescera' o meno.. non ho sfere di cristallo :)
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