UE, e-commerce libero e audiovisivo autarchico

A Bruxelles spingono verso il mercato unico digitale con nuove proposte sull'e-commerce senza frontiere e lo streaming video alimentato da contenuti europei. Geoblocking esclusivo per i contenuti? Un controsenso, dice la pirata Julia Reda

Roma – Per favorire il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo chiamato Mercato Unico Digitale nel Vecchio Continente, la Commissione Europea ha preparato delle nuove proposte pensate per favorire l’e-commerce “libero” dai confini nazionali e promuovere i contenuti di origine eminentemente “UE” presso i fornitori di servizi di rete per i contenuti audiovisivi.

Nell’ambito della promozione del commercio elettronico su scala continentale , per cominciare, le autorità di Bruxelles vogliono implementare una serie di misure tese a facilitare la vita dei potenziali clienti di prodotti venduti al dettaglio. Per questo la vituperata pratica del geoblocking sarebbe messa al bando, con qualche esenzione di non secondaria importanza.

L’imposizione di confini nazionali online non ha senso, dicono dalla Commissione, per questo i cittadini europei dovrebbero poter acquistare i prodotti che vogliono in tutti i siti di e-commerce operanti nello spazio del mercato unico del continente. Gli ordini a distanza vanno facilitati, sebbene non sia prevista l’imposizione ai siti “stranieri” di spedire beni fuori dai loro confini nazionali: l’utente dovrebbe in tal senso arrangiarsi da solo.

La “postilla” più interessante delle nuove regole è in ogni caso quella riguardante l’ esenzione dei prodotti protetti dal copyright , con musica, cinema e i contenuti che potranno continuare a essere venduti con una gestione differenziata per i singoli paesi della UE.

Il geoblocking garantito al copyright è ovviamente apprezzato dalle aziende e dai player di settore, molto meno dall’europarlamentare Pirata Julia Reda che ha definito la pratica come la “più anacronistica, anti-europea e anti-digitale” pensata per il Web. I limiti territoriali vanno eliminati ovunque, ha spiegato Reda inaugurando la nuova iniziativa EndGeobocking.eu , e lo streaming audiovisivo non deve fare alcuna differenza.

Tornando a Bruxelles, infine, la Commissione europea ha preparato una ulteriore proposta riguardante i suddetti contenuti – una proposta potenzialmente problematica per i provider di servizi di streaming : il 20 per cento del materiale audiovisivo messo a disposizione e trasmesso da iTunes, Netflix e compagnia deve riguardare produzioni europee , così da promuovere l’intrattenimento continentale oltre a quelli provenienti dall’esterno.

Alfonso Maruccia

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  • aefx scrive:
    Che idiozia
    I servizi in outsourcing hanno margini bassi, ma permettono di accumulare conoscenze preziose su come funzionano i sistemi del cliente. Scollegare le due parti serve solo ai magnager per mostrare quanti utili riescono a fare ed incamerare bonus più alti. Se poi si tratta di fare consulenza seria per proporre progetti decenti per aggiornare i sistemi è tutto un altro discorso. Sul lungo periodo gli costerà questa decisione.
  • Mario scrive:
    la strada
    la strada è segnata, prima IBM ha liquidato la divisione PC, poi anche sony, arriverà anche Hp
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