UE verso la licenza obbligatoria per i video web

Il governo inglese si sta adoperando per tentare di impedire il colpaccio che finirebbe per imporre oneri e richieste di autorizzazione a qualsiasi sito che riproduca i contenuti video degli utenti

Londra – L’allarme lo ha lanciato il Times : l’autorevole quotidiano britannico ha dedicato un approfondimento ad una proposta di direttiva europea che, a detta di Londra, potrebbe mettere nell’angolo i siti di video sharing , quelli realizzati con i contributi video inviati dagli utenti.

La proposta di direttiva, nota come TWF – Television Without Frontiers , spiega al Times il ministro del Broadcasting britannico Shaun Woodward, è pericolosa: “Supponiamo che qualcuno metta su un sito web amatoriale dedicato al proprio club rugbystico, che vi carichi sopra dei video e poi aggiunga un link pubblicitario al locale negozio di articoli sportivi. In quel momento diverrebbe un fornitore di immagini in movimento e avrebbe bisogno di una licenza nonché di aderire ai regolamenti europei”.

Il nocciolo del problema sta nel fatto che il concetto di televisione viene esteso , nella proposta redatta dalla Commissione europea, anche ai videoclip realizzati con i cellulari piuttosto che a qualsiasi servizio di video-on-demand.

Londra sta quindi perorando una controproposta che verte su una ridefinizione del concetto di televisione. “Si tratta di buon senso – dichiara Woodward – Se si guarda un programma televisivo, e ci appare come un programma televisivo, probabilmente si tratta di un programma televisivo. Una trasmissione realizzata da una emittente sulla rete può essere coperta da una estensione delle leggi che già esistono in materia. Ma i videoclip caricati da chiunque in rete non sono televisione. YouTube e MySpace non dovrebbero subire regolamentazioni”.

Tra i rischi individuati dal governo londinese c’è anche quello di spingere al di fuori dell’Unione Europea i progetti di video sharing, visto che altrove non sarebbero appesantiti da oneri ingiustificati. Senza contare che i costi di licenza e l’adesione a certi standard regolamentari potrebbero rivelarsi troppo pesanti per una nuova iniziativa concorrente a quelle già esistenti.

Le perplessità del Governo sono peraltro condivise anche in Parlamento. La House of Lords proprio in questi giorni ha attivato un primo approfondimento sulla proposta di direttiva. Se ne occuperà la Commissione che veglia sui rapporti con l’Unione Europea e, a detta del suo chairman, Lord Woolmer, “il Regno Unito è tra i pionieri dei nuovi media e delle trasmissioni alternative in Europa e noi tendiamo ad assicurarci che le proposte non danneggino questa industria emergente cercando di ingabbiarla in regolamenti comunitari”.

Al momento, Londra sta cercando consenso tra i partner europei perché la direttiva sia modificata e ha fin qui trovato una rispondenza solo nella Repubblica Slovacca. Ma Woodward si dice certo che con l’approssimarsi del 13 novembre, quando della faccenda discuterà il Consiglio dei Ministri europei, le posizioni “contro” si moltiplicheranno.

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