Un contratto nazionale per chi lavora online?

Lo chiede una nuova associazione di lavoratori e utenti internet, che spera di coniugare tutela dell'utenza e professionismo web. Polemiche all'orizzonte


Roma – Si cominciano a moltiplicare le iniziative che da diverse parti in Italia vengono promosse per creare “professionisti della rete”, riconosciuti come tali, ai quali sia associato un contratto nazionale di categoria.

L’ultima nata in questa direzione è la Anlui, associazione di lavoratori ed utenti internet che, stando a quanto affermato dai fondatori, ha intenzione di puntare, come primo obiettivo, proprio sul contratto di categoria.

“La neonata associazione – ha affermato il segretario generale Ivano Samo – scende in campo con l’obiettivo di gettare le basi per attuare il primo contratto nazionale di categoria al fine di regolamentare le figure professionali operanti su Internet con le relative declaratorie giuridiche, nel settore pubblico e privato”.

Ma se da un lato l’Anlui intende spingere per “tutelare” chi lavora online, dall’altra si scaglia contro ogni comportamento che online non si attagli alla legge italiana o internazionale, ivi compresa non solo la “violenza” o la “pirateria informatica” ma anche la “pornografia”.

L’Anlui si presenta già forte di un contratto con l’Associazione nazionale informatici nella Pubblica Amministrazione (ANIPA) che le consentirà di partecipare alle contrattazioni per i dipendenti pubblici. Ma non nasce senza polemiche, visto che dichiara come il contratto collettivo a cui punta dovrà includere le nuove professioni che “a volte in maniera pittoresca, talune associazioni stanno supportando”.

Dichiarazioni che inducono a ritenere che sulla “professionalizzazione” della rete la polemica sia soltanto iniziata. A quali associazioni ha voluto fare riferimento la Anlui?

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