Un fan dell'open source alla Casa Bianca

David J. Kappos nominato a capo dell'Ufficio marchi e brevetti statunitense. Più vicina la riforma del sistema dei brevetti?

Roma – La settimana scorsa il Presidente Obama ha scelto David J. Kappos come nuovo vertice dell’Ufficio marchi e brevetti ( USPTO ). Nominato dalla Casa Bianca per la sua grande competenza in materia, la decisione è stata accolta con generale ottimismo dal momento che Kappos più volte si è espresso a favore dell’ open source e di una generale riforma del sistema brevettuale: sembra quindi la scelta giusta per attuare il programma elettorale di Obama sulla riforma della proprietà intellettuale .

Per 16 anni responsabile del portafoglio brevetti IBM , Kappos ha una lunghissima carriera nel campo, in cui si è distinto per competenze e strategie all’avanguardia: ha sempre puntato sull’integrazione tecnologia e la consultazione, ha abbracciato l’open source e testimoniato , davanti un comitato del Senato degli Stati Uniti, a favore di una riforma del sistema brevettuale.

Problemi da lui individuati sono: il basso livelli medio della qualità dei brevetti concessi, le ambiguità che spesso contengono e la conseguente elevata frequenza delle litigation . Tutto ciò costituisce un costo, spesso inaccettabile, per le imprese, contribuisce a intasare l’USPTO con procedure di opposizione. E inoltre a fare dei brevetti, e della proprietà intellettuale in genere, il regno dell’incertezza, sempre soggetta a contrasti e processi che possono ribaltare da un giorno all’altro i diritti.

Per questo Kappos ritiene sia necessario una profonda riforma del sistema e propone in particolare un’analisi formale dopo un anno dalla concessione del brevetto, l’affermazione di uno standard per l’assegnazione delle royalties e il mantenimento di canali di comunicazione attivi tra le aziende per eliminare alla radice i contrasti fra brevetti e, idealmente, individuare i troll .

Inoltre, come già aveva affermato alla guida delle strategie IBM, bisogna supportare il progetto open source, “non facilmente riconciliabile con le strategie tradizionali, ma l’unica strada per il futuro”: l’innovazione, d’altronde, risiede fuori dall’azienda, open source e condivisione sono i modi migliori per raggiungerla.

Kappos ha incassato l’appoggio non solo dei sostenitori dell’open source, ma anche delle industrie, come quella biomedicale , che si oppongono alla riforma del sistema dei brevetti, così come di Microsoft e Google , che sulla proprietà intellettuale fanno leva per il proprio business.

Ora si dovrà confrontare con la realtà dell’Ufficio brevetti e, presumibilmente, con il WTO che, attraverso i TRIPS , pone gli standard minimi che gli stati membri devono rispettare in materia di protezione della proprietà intellettuale.

Claudio Tamburrino

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  • nlp scrive:
    pensate a quando venderanno facebook
    pensate a google, facebook ... eccetera.hanno conversazioni, dati, di tutto
  • LuNa scrive:
    quindi vendiamo dati personali ...
    ... di pirati.In pratica l'industria dei contenuti potrebbe comprarsi l'ambaradam e poi andare a spennare A CAMPIONE un ragazzino di 15 anni che si è sentito 3 (tre!) pezzi pirata appioppandogli una bella milionata di dollari di multa.BRAVI ! E' così che si fà.
    • marco scrive:
      Re: quindi vendiamo dati personali ...
      dati personali ...la paranoia sulla gestione dei dati personali è una genialata tutta italiana, tutte le menate che ci dobbiamo quotidianamente sorbire e le chiacchiere sulla presunta protezione della privacy sono solo una miope ed ottusa legislazione che non è in grado di guardare al di là del proprio confine (e non sa cos'è internet).aspettarsi che il resto del mondo si adegui sarebbe un tantino pretenzioso ...
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