USA, batteri ad personam

La fauna presente sulla pelle umana può lasciare tracce inequivocabili su strumenti di uso quotidiano. Ne sono convinti alcuni ricercatori USA, che analizzano mouse e tastiere

Roma – Per quanto si possa essere maniacali nella cura della propria persona, le colonie batteriche che campeggiano nei meandri dell’epidermide possono essere utili per risalire all’identità di chi entra in contatto con qualsiasi oggetto , anche le tastiere per computer. A dimostrare ciò vi sono i risultati di una ricerca compiuta da alcuni scienziati statunitensi.

Lo studio condotto da Rob Knight e Noah Fierer, ricercatori della University of Colorado , dimostrerebbe infatti che le tracce lasciate dalla digitazione permettono di eseguire un’analisi comparativa abbastanza accurata, grazie alla quale è possibile individuare il soggetto che ha utilizzato lo strumento.

Gli studiosi hanno raccolto campioni di batteri dalle tastiere normalmente utilizzate da tre volontari e, servendosi di un avanzato sistema per idenficare la struttura del DNA dei batteri, sono riusciti ad associarle ai legittimi proprietari. “Ciò dimostra che il DNA dei batteri può essere recuperato anche da superfici relativamente piccole – ha spiegato Knight – che la composizione delle colonie batteriche varia a seconda della tastiera e, quindi, che ogni individuo lascia una traccia batterica unica”.

Così come le tastiere, anche i mouse possono trasformarsi in una riserva di batteri. Pur sottolineando che si tratta di una tecnica in fase di sviluppo, Noah Fierer è convinto che possa un giorno rivelarsi utile per chi si occupa di medicina forense.

Giorgio Pontico

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Michele scrive:
    18mila dollari?
    mi sembra un po' poco.... di solito qualunque cosa sviluppata dal ministero per la difesa si misura in milioni di dollari, sicuri di non aver sbagliato a trascrivere?
  • Pincopallin o scrive:
    Lo Provai
    All'istituto dove lavoro dei colleghi lavorano sul brainport!Ho fatto pure da cavia una volta (bendato)!Oltre alla "linguetta" di plastica il modello che ho provato forniva anche un controller (manuale) per lo zoom.Dopo 20 minuti di training con semplici forme geometriche ero in grado di riconoscere un certo numero di lettere. Non sono riuscito a leggere parole intere. Per distinguere tra la fine di una lettera e l'inizio della successiva avrei avuto bisogno di più training...
    • Valeren scrive:
      Re: Lo Provai
      Curiosità: cosa si prova a "vedere" sapendo di avere gli occhi chiusi? :)
    • W L.d.V. scrive:
      Re: Lo Provai
      ma come facevi ad assegnare a quel certo "segnale elettrico" una forma/oggetto/altro?È una cosa tipo braille, con un codice "convenzionale", oppure è diverso?una curiosità che mi sono posto avendo letto questa notizia... =)
      • Pincopallin o scrive:
        Re: Lo Provai
        La "linguetta" contiene un griglia di elettrodi, alcuni dei quali vengono attivati e altri no in modo da ricreare la figura...Puoi pensare ad ogni singolo elettrodo come un pixel, ed il problema diventa analogo a visualizzare i bordi di una immagine in bianco e nero su un monitor...
  • ephestione scrive:
    Trasduzione sensoriale
    Alla fin fine la lingua ha un'area "riservata" sulla corteccia cerebrale che è vasta con lo stesso ordine di grandezza di quella riservata a labbra, mani e visione. La difficoltà iniziale di allenare la sensibilità tattile di un organo che usiamo quasi solo per sentire i sapori, e ingoiare il cibo, viene ripagata dall'avere un ottimo canale informativo di ripiego.Gran bella pensata.
    • Valeren scrive:
      Re: Trasduzione sensoriale
      Assolutamente d'accordo: una gran pensata che sfrutta un'area già ben sviluppata a ricevere impulsi e convertirli.
Chiudi i commenti