USA, MPAA tura il buco analogico

L'industria cinematografica statunitense ottiene un'importante concessione da parte delle autorità di controllo federali: connessioni analogiche bloccate in cambio di prime visioni in contemporanea con i cinema

Roma – C’è voluto qualche anno ma alla fine la lobby del cinema a stelle e strisce ha ottenuto quello che voleva, vale a dire la consacrazione di un controllo “ex-machina” sui dispositivi digitali per stabilire, a priori e nell’esclusivo interesse dei produttori, chi può vedere cosa dove e quando. In cambio, Hollywood promette uscite in contemporanea nei cinema e sullo schermo domestico. Promesse vane in cambio di una concessione enorme e pericolosa, sottolineano invece i critici.

A parole la Federal Communications Commission (FCC) ancora impone il divieto tassativo di utilizzare la tecnologia di Selectable Output Control (SOC), un sistema di blocco selettivo di certe porte di output presenti nei dispositivi multimediali e TV-set. In pratica la commissione federale ha stabilito di che i membri di MPAA possono, a loro totale piacimento, cominciare ad adoperare una forma di DRM già da tempo “dormiente” all’interno dell’elettronica di consumo domestica.

La concessione di utilizzo di SOC viene giustificata – dalla FCC come da esponenti dell’industria – con la possibilità di fornire ai consumatori salottieri primizie cinematografiche in contemporanea con l’uscita nelle sale , con un aumento dell’offerta reso possibile dal fatto che le major potranno d’ora in poi “istruire”, attraverso il broadcasting dei contenuti, la filiera dei dispositivi connessi al televisore (media center o PVR che siano) in merito al blocco delle connessioni analogiche (component, composito e altre).

L’impossibilità di usare le connessioni analogiche più capaci come il component (in grado di visualizzare un output pari alla risoluzione digitale “HD Ready” a 1080i) metterà il freno alla pirateria, o perlomeno è quello che spera l’industria alla costante ricerca di nuovi modelli di business capaci di far respirare l’home video e far moltiplicare i profitti dell’intero settore cinematografico.

Per nulla entusiasti della concessione di FCC sono al contrario i gruppi a difesa dei diritti digitali, i quali evidenziano (in un modo o nell’altro) le tante criticità dell’iniziativa e usano tinte forti per descrivere l’eccesso di zelo dei funzionari federali nel fare gli interessi dell’industria multimediale. “Non siamo sicuri che ci sia stata una precedente occasione in cui la FCC abbia concesso a entità private il diritto di disabilitare i prodotti dei consumatori nelle loro case”, commenta la Consumer Electronics Association . “Il fatto che gli studios cinematografici vogliano creare un nuovo modello di business – continua la dichiarazione di CES – non significa che prodotti perfettamente funzionanti debbano essere disabilitati per il loro comodo”.

Public Knowledge ci va giù ancora più duro, sostenendo come la FCC abbia praticamente “ceduto alle richieste delle grandi società multimediali in favore dei loro interessi particolari”. Cory Doctorow spiega poi su BoingBoing perché la decisione di FCC rappresenta un fatto “ridicolo”, che non bloccherà nemmeno per un istante la tanto temuta “pirateria ad alta definizione” (vista anche l’esistenza di dispositivi specifici utili allo scopo) ma in compenso metterà il futuro dell’home video, dei PC e dell’elettronica di consumo direttamente nelle mani di un management poco propenso al cambiamento e al progresso e molto interessato al mantenimento dello status quo.

Alfonso Maruccia

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