Washington inasprisce il DMCA

Ma quale retromarcia? L'amministrazione USA appoggia una proposta di legge che estenderà ulteriormente la legge sul copyright. Presi di mira gli sviluppatori di software. Più poteri di indagine ai cybercops

Washington (USA) – Otto anni di campagne per indurre gli Stati Uniti a rivedere la propria durissima e contestatissima legge sul copyright si possono buttare a mare: il Congresso, spalleggiato dall’amministrazione americana, sta infatti allestendo una estensione del DMCA , un inasprimento della normativa nata nel 1998 e da allora al centro di vivacissime e gravissime contestazioni.

Chi sperava che in questi anni gli eventi dirompenti che hanno dimostrato l’inaffidabilità della legge, le denunce che ne hanno indicato i danni per il libero sviluppo, le polemiche che ne hanno accolto l’applicazione oscurantista fossero sufficienti a portare ad una revisione del DMCA ora deve fare i conti con un amaro risveglio .

La bozza della revisione, citata in queste ore da news.com, prevede una serie di interessanti “chicche” ed ampliamenti.

Tra queste, a titolo di esempio, una pena fino a 10 anni di carcere per chi tenta di commettere atti di pirateria anche senza riuscirci: viene punito, cioè, il solo fatto di provarci e viene considerato alla stregua di un reato federale. Ma ci sono anche cose come una pena massima di 10 anni di reclusione per chi pubblica anche senza finalità commerciali su un sito web articoli, fotografie o video il cui valore di mercato superi i 1000 dollari.

Un reato federale, inoltre, sarà considerata la realizzazione, importazione, esportazione, l’ottenimento o il possesso di strumenti hardware o software capaci di bypassare i sistemi di protezione anticopia : nella versione attuale del DMCA viene presa di mira la sola distribuzione di questi tool, mentre con la nuova proposta si va ben oltre, di fatto intaccando persino la possibilità dei ricercatori di parlare tra di loro di determinati sistemi di ingegneria informatica. “È ora più probabile – ha spiegato infatti uno dei numerosi esperti di legge che negli USA si stanno esprimendo sulla questione, il celebre docente di Giurisprudenza Peter Jaszi – che la semplice comunicazione dei mezzi per realizzare un hack sia soggetta a sanzioni”.

Si tratta dunque di una misura gravida di conseguenze: basti pensare che il recente scandalo del rootkit installato da Sony-BMG avrebbe con la nuova normativa potuto mettere nei guai chi lo ha denunciato, in quanto ha descritto nei dettagli quello che il rootkit combina al PC della sua vittima e ha indicato come rimuoverlo.

Ma non finisce qui. Qualora vi sia una denuncia per violazione di diritto d’autore, i detentori dei diritti, ad esempio le varie MPAA, RIAA e via dicendo, avranno la possibilità di ottenere i dettagli completi di tutto il materiale di prova , ovvero “le registrazioni che documentano la costruzione, vendita o ricezione di materiali” di cui alla denuncia.

Come ha spiegato EFF, l’associazione che da anni si batte per le libertà digitali negli USA, e che ha già demolito il DMCA in una celebre paper, le major sarebbero felicissime di poter fruire della nuova norma, perché nei processi che intentano contro gli utenti internet e i server di scambio-file “vogliono i log dei server: vogliono avere i dati di ogni singola persona che abbia mai scaricato file, conoscere i loro indirizzi IP e qualsiasi altra cosa”.

Altre novità comprese nella bozza riguardano l’ intercettazione telefonica : questo genere di attività sarà giustificata anche quando si investighi sulla violazione del diritto d’autore e sullo spionaggio industriale. Per questo scopo l’FBI darà vita ad una nuova divisione che disporrà di 20 milioni di dollari: serviranno anche per realizzare “strumenti avanzati di analisi legale” per andare a fondo delle inchieste.

Che la proposta di legge goda del sostegno dell’amministrazione Bush è persino scontato: l’ Intellectual Property Protection Act riprende infatti pressoché in toto le richieste che arrivano ormai da mesi dal Procuratore generale Alberto Gonzales, secondo cui sempre di più le grandi organizzazioni criminali si dedicano al furto di proprietà intellettuale.

A spingere la bozza al Congresso, oltre agli “urrah” già giunti da RIAA e MPAA, sarà Lamar Smith, influente deputato repubblicano che guida la commissione che alla Camera è dedicata alla proprietà intellettuale. Sulla sua stessa linea già si è espresso il chairman della comissione giustizia della Camera, che si è detto pronto a chiedere una rapida approvazione del provvedimento.

Se la proposta passasse, come è probabile, anche gli europei dovranno iniziare a preoccuparsi: non solo gran parte del traffico Internet passa su reti americane, ma già in passato l’Unione Europea ha adottato una direttiva, la famigerata EUCD, ritagliata sul DMCA americano . Un nuovo testo sul copyright negli USA, qualcuno teme possa tradursi in una tentazione irresistibile per il Legislatore comunitario, più volte apparso digiuno di conoscenze minime sul funzionamento delle nuove tecnologie.

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