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di Gabriele Niola - Take Me Back: fiducia negli spettatori e sette minuti che tengono in sospeso per una serie dispiegata in 12 episodi

Roma – C’è un ragazzo riservato e impacciato che ripara oggetti elettronici in una bottega e corteggia una ragazza che ha conosciuto, c’è un uomo con la maschera che lo segue misteriosamente e poi c’è di nuovo il ragazzo della bottega che contemporaneamente è anche imprigionato in uno scantinato.
Questo è tutto quello che si è capito fino ad ora (5° episodio sui previsti 12) in Take Me Back , la prima serie (tra quelle interessanti) che prova a spostarsi sul confine del paranormale (o almeno per ora così sembra) e sperimenta con una narrazione che non si può esaurire dalla visione di qualche episodio ma necessita, per la comprensione, della visione di tutta la serie.

Take Me Back 1

Take Me Back nasce dalla fantasia di due canadesi di Montreal, Seth e Joe (il primo è anche il protagonista), alla prima esperienza seria nel mondo paracinematografico. Apparentemente non ha dei sistemi di revenue : sul sito compaiono pochi e sparuti banner e non ci sono pubblicità in pre o post roll sui video (benché quei pochi ad che compaiono sul sito siano spazi venduti e non inserzioni che ruotano). L’unica fonte di soldi visibile è lo spazio per le donazioni attraverso PayPal, fonte che sappiamo essere ben poco redditizia.

I due creatori della serie sembrano aver girato tutto in poco tempo, non si tratta di quelle serie che sono progetti in divenire; luci, set, cast e strumentazione sembrano essere sempre esattamente i medesimi. Dunque i soldi per la produzione erano stati già trovati, la spesa è stata già effettuata e la serie è conclusa, tanto che già dal sito è annunciato un DVD da acquistare con tutti gli episodi.

La grande novità di Take Me Back però è dal punto di vista di quello che racconta. La serie è un po’ come Lost, ogni episodio fatica a spiegarsi da solo e aggiunge misteri su misteri ma regala sempre una certa soddisfazione allo spettatore che continua a rimanere fidelizzato benché sappia che avrà poche risposte anche dall’episodio seguente. È un tipo diverso di serialità rispetto a quella più classica, cui la televisione ci aveva abituato a fine anni ’80 (fino cioè allo spartiacque Twin Peaks) e rispetto a quella che, come è normale che sia, domina al momento in rete.
Si tratta di una serialità che non tenta di avvincere con trovate comiche o con una trama incalzante, ma con un’atmosfera . Non è un caso allora che la realizzazione (inquadrature, colori, ambientazioni, musiche, scenografie…) sia decisamente migliore e più elevata della media.

La serie di Seth e Joe è decisamente più vicina al cinema che alla televisione, ma non dimentica di essere partorita per la rete e non tanto per come mette in scena ma per come sceglie di affrontare il problema della serialità. Ogni episodio dura all’incirca 7 minuti e termina con un momento di suspense che non è mai forzato, non si ha mai l’impressione che si tratti del tipico espediente per tenere avvinto lo spettatore ma che semplicemente si tratti del normale punto di arrivo della storia.

Take Me Back 2

I dialoghi non sono molti, la serie parla più che altro per immagini (altro forte punto di contatto con il cinema) ed è capace di dare indizi, suscitare ipotesi e scatenare l’interesse dello spettatore lasciando intravedere di volta in volta piccoli elementi che portano avanti la trama principale. Non ha insomma l’ingenuità di chi pensa che il proprio pubblico sia distratto o poco sveglio e gli racconta, spiega e mostra tutto per filo e per segno. Come i migliori film, Take Me Back ha fiducia nei suoi spettatori e non gli sbatte tutto in faccia ma lascia che siano loro a capire e sviscerare gli indizi.

Peccato invece che gli autori stessi, o chi per loro si occupa di mettere online la serie, abbiano davvero una scarsa conoscenza dei mezzi tecnologici della rete. I nuovi episodi escono con regolarità ogni lunedì (anche perché, data la trama piena di misteri e ancora poco risolta, benché intrigante, sarebbe difficile da seguire con uscite più rade) ma non ci sono feed se non per il blog della serie, i video non sono presenti sui altri siti di videosharing, possono essere seguiti solo andando sul sito ogni lunedì e sono disponibili solo in un formato (attraverso il player di Vimeo).

TAKE ME BACK – episodio 1

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

I precedenti scenari di G.N. sono disponibili a questo indirizzo

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  • Ricky scrive:
    che imbranati...
    Certo che, per essere strapagati, questi politici generano delle leggi veramente malfatte.Pensavo che strapagarli servisse perlomeno a fargli produrre,ogni tanto, una legge decente,ben strutturata,con solide basi finanziarie e tecniche...Qualcuno di voi sa' farmi un esempio di una legge,a favore di qualche cosa che non sia il LORO intenresse, fatta BENE?!
  • Silvia scrive:
    Costruire
    La legge Stanca ha indubbiamente dei limiti e in alcuni suoi punti può rislutare problematica la sua applicazione anche (ma non solo) perchè le tecnologie utilizzate sono in continuo sviluppo e 4 anni in questo settore sono molti.Bisognerebbe prendere la legge e utilizzarla come tavolo di lavoro e modificarla o se vogliamo farne una seconda release (come del resto è stato per le WCAG 1 con la prossima uscita delle WCAG 2 del W3C) e cercare di risolvere le problematiche.Facile a dirsi, ma a farsi...il modo migliore? Dare la voce ai professionisti del settore che lavorano ogni giorno, hanno il polso della situazione e conoscono i problemi pratici con cui si devono scontrare per ogni singolo progetto. Diciamo che lo start l'abbiamo (508, WCAG 1 e 2 DL 2004/4 ecc...) mettiamolo a confronto con i problemi e cerchiamo le possibili soluzioni o le opzioni.Della serie, basta essere distruttivi, cerchiamo di costruire qualcosa perchè l'esigenza esiste e non è giusto ignorarla.
  • foxy scrive:
    Leggi imposte vs linee guida condivise
    Il problema della 4/2004 e' che viene percepita un obbligo imposto mentre sarebbe necessario uno sforzo pedagogico che veicola attraverso argomentazioni razionali, economiche ed emotive l'importanza della cura dell'accessibilita' universale dei contenuti (non solo dell'architettura).La legge da sola non puo' nulla se non c'e' la volonta' diffusa (web masters ed editori) di accogliere le indicazioni condivise delle WCAG 2.0 che ha definito i seguenti 4 principi:_P_ercepible: almeno un senso (vista, udito, tatto) deve bastare_U_nderstandable: le informazioni devono essere comprensibili_R_obust: informazioni percepibili e comprensibili anche nel futuro_O_perable: l'interfaccia deve essere controllabileUn sito Web e' realmente accessibile quando e' P.U.R.O.Roberto "Fox"cfr http://www.w3.org/TR/WCAG20/#guidelines
  • Andrea scrive:
    Legge Stanca
    Un'altra cosa che mi sembra grave è che (per quanto ne so)la certificazione di asccessibilità deve essere fornita da un perito incluso in un'apposita lista di certificatori fatta dal CNIPA, ma solo per i privati, in quanto le pubbliche amministrazioni si autocertificano...ciò vanifica il tutto!
    • AndreFred scrive:
      Re: Legge Stanca
      bravo bel discorso...guarda che le autocertificazioni sono accessibili a tutti, con riferimenti anche di chi l'ha compilata.se non credi che un sito che si è autocertificato conforme lo sia effettivamente, basta analizzare l'autocertificazione punto per punto e contestarla.
  • cla scrive:
    Una legge aborto
    Solo in Italia la legge non stabilisce il principio ma ti dice anche *come* devi fare.Già il decreto attuativo è stato scritto con i piedi da non tecnici spcificando pure *quale* versione delle wcag rispettare, così quando escono le wcag nuove non possiamo usarle in quanto il decreto non le prevede.Siamo il paese dei balocchi, è ovvio che la stanca non venga attuata, è troppo complessa e limitante per gli applicativi che dovrebbero rispettarla (es. non possibilità di utilizzare ajax se non con pagine sostitutive).BahCla
  • mauro cagliari scrive:
    quali sono i 42 virtuosi?
    e' stato pubblicato da qualche parte l'elenco dei 42 siti che hanno l'home page che rispetta gli 8 punti?
  • cefalopode scrive:
    sta legge stanca...
    è davvero stanca-nte! yawn!
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