WebTheatre/ Tutto quel che non si vede in TV

di Gabriele Niola - Un micropoliziesco vecchio stile formato web. In cerca di fondi, alla conquista delle nicchie. Perché in rete non è necessario accontentare tutti

Roma – ” Che fine hanno fatto le serie poliziesche crude? Homicide, The Shield, NYPD Blue, The Wire… tutte finite. Se accendete la televisione una sera a caso della settimana troverete delle serie poliziesche dove è subito chiaro chi siano i buoni e chi i cattivi. Serie in cui ogni settimana i casi sono risolti brillantemente senza lasciare dubbi. Serie dove la “magia della scienza” risolve ogni crimine “. Con questa che somiglia ad una dichiarazione programmatica di intenti si apre il sito di Central Cop Division , una serie che definirla tale fa quasi ridere visto che è composta da 4 episodi ognuno della durata di 2-3 minuti. Se però c’è da ridere per il modo in cui è confezionata, decisamente non ce n’è per il suo contenuto che è crudo, ambiguo, irrisolto e problematico come nelle intenzioni degli autori.

central cop division

Si tratta di un esperimento di serialità diversa dal solito, breve, che non cerca la benevolenza dello spettatore a tutti i costi (come già faceva la bellissima Jordan And Bear ) e fatta di continui colpi di scena tesi non tanto a tenere avvinto lo spettatore con trucchetti (anche se sono abilmente posti alla fine di ogni episodio) quando a dipingere nel poco tempo a disposizione quella sensazione di incertezza nel riconoscere bene e male che è cercata dagli autori.
Quella che viene definita la Stagione 1 (in realtà sempre di quei 4 microepisodi si sta parlando) è stata girata in poco tempo (massimo due giorni) in un garage, con una troupe ridotta all’osso e pochissimi soldi, ma il risultato vale. Come per le serie televisive infatti anche in rete conta soprattutto la sceneggiatura, è lì la vera mano pesante che determina il successo o meno di un prodotto (mentre per il cinema si tratta più di una questione di regia). E una buona sceneggiatura non costa molto se non tempo e talento.
A scrivere, dirigere e montare qui c’è l’ignoto Aleem Hossain , già autore di un altro prodotto per la rete, e pronto ad andare avanti se si trovassero dei fondi: “Realizzare la prima stagione è stato un vero lavoro d’amore (amore per le brutali storie di polizia). Abbiamo girato tutto con un budget minuscolo, una videocamera prestata e una troupe di volontari. Ci sarebbero molte più storie da raccontare sui poliziotti della Central Division e se avete amato quello che avete visto fateci sapere” si legge in un’altra parte del sito.

Queste poche righe e quei circa 10 minuti di storia descrivono perfettamente i due principali problemi del video in rete. Il primo è quello dei fondi: girare e montare oggi costa poco tanto che Central Division Cop è stato realizzato con quasi nulla, ma le energie non sono inesauribili e un prodotto per la rete è lungo per definizione, dunque per rimanere interessante e fuori dagli schemi non può essere realizzato gratis. I grandi siti di produzione come Spike.tv o MYDamnChannel non accettano tutto e se stesse a loro unicamente produrre le webserie si tornerebbe al medesimo modello produttivo del cinema dove qualcuno seleziona i contenuti con l’idea del maggiore ritorno economico possibile. È sicuro che il 2010 sarà l’anno in cui i video in rete troveranno il loro modello di business come le ricerche lo trovarono grazie a Google dopo la bolla speculativa di inizio millennio, ma quello che cercano i creatori di Central Division Cop è un tipo di sovvenzione diversa per la quale un prodotto non deve necessariamente essere per tutti e a pagarlo sarebbero solo i fan che lo vogliono vedere, qualcosa che ha più a che vedere con il secondo problema, quello dei contenuti televisivi.
Se infatti negli ultimi anni le serie tv sono migliorate sempre di più (e il fatto che gli stessi autori di Central Cop Division citino tutte produzioni recenti ne è un segno), rimane il fatto che ci sono terreni nei quali una produzione mainstream non si avventura, storie più estreme, dure e non per tutti i tipi di pubblico, produzioni più adatte alla rete dove una minoranza più facilmente trova ciò che cerca.

L’evoluzione delle webserie fino ad oggi ha portato spesso i creatori a cavalcare il successo di altre forme di racconto audiovisuale. Si sprecano le serie che riprendono elementi di Twilight, di Il Signore Degli Anelli, di The Office o anche Lost e via dicendo. Un’indipendenza dai contenuti televisivi e cinematografici però passa anche per un sistema di retribuzione diverso e soprattutto per un pubblico diverso.
L’insoddisfazione per ciò che ci circonda e soprattutto per come si viene trattati da chi produce le storie, i quali spesso ci riservano materiale acquietante (come le serie dove è facile riconoscere buoni e cattivi) e non inquietante (come quelle che ci spiazzano e ci costringono a dubitare di quello che crediamo), dovrebbe essere la spinta primaria verso la rete, un luogo dove i contenuti non devono rispondere alle stringenti regole di network o società produttrici, dove non si deve necessariamente conquistare tutto il pubblico ma anzi dove è più conveniente prenderne solo una parte, soddisfacendola in pieno. Ne è un esempio ormai da diversi anni Young American Bodies , serie di cui si era già parlato in queste pagine, ora arrivata alla quarta serie (quasi un record) che era partita su Nerve.com , un sito softcore, e ora è ospitata da un sito più generalista e prestigioso come IFC.com . In Young American Bodies si racconta di amori, amicizie e problemi di quasi-30enni come in molte altre serie solo che ci si spinge anche più in là dei semplici baci, senza sconfinare nel porno puro ma senza il pudore di girare la videocamera dall’altra parte quando è il momento. Il risultato è una serie originale e audace per come cerca di trovare un nuovo spazio per racconti che non trascurino anche quell’aspetto della realtà e un esempio simile a Central Cop Division di contenuto non acquietato, non regolato su un pubblico anche di bambini e non buono per tutti ma solo per la nicchia dei suoi amanti.

CENTRAL COP DIVISION – EPISODIO 1

CENTRAL COP DIVISION – EPISODIO 2

CENTRAL COP DIVISION – EPISODIO 3

CENTRAL COP DIVISION – EPISODIO 4

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

I precedenti scenari di G.N. sono disponibili a questo indirizzo

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  • Funz scrive:
    Lo Stato deve proteggere il cittadino...
    ...anche dalla sua stupidità?IMHO no, lo Stato deve occuparsi dell'educazione, poi ciascuno è libero di buttare i suoi soldi in qualunque ca**ata gli pare e piace.
    • angros scrive:
      Re: Lo Stato deve proteggere il cittadino...

      > ...anche dalla sua stupidità?No: contro la stupidità, anche gli dei lottano invano.In compenso, lo stato può mettere la "tassa sulla stupidità", prendendo ulteriori soldi a chi tanto li sta già buttando via (basta pensare al gioco d' azzardo di stato, ma anche alle tasse sul tabacco e simili), e riducendo così le tasse per gli altri (tanto, poi, i soldi delle tasse sulle sigarette finiranno anche alla sanità, per curare chi si è rovinato con il fumo, quindi il cerchio si chiude)
      • Funz scrive:
        Re: Lo Stato deve proteggere il cittadino...
        - Scritto da: angros
        > > ...anche dalla sua stupidità?
        > > No: contro la stupidità, anche gli dei lottano
        > invano.
        > > In compenso, lo stato può mettere la "tassa sulla
        > stupidità", prendendo ulteriori soldi a chi tanto
        > li sta già buttando via (basta pensare al gioco
        > d' azzardo di stato, ma anche alle tasse sul
        > tabacco e simili), e riducendo così le tasse per
        > gli altri (tanto, poi, i soldi delle tasse sulle
        > sigarette finiranno anche alla sanità, per curare
        > chi si è rovinato con il fumo, quindi il cerchio
        > si
        > chiude)Pensavo anche io alle identiche cose. Solo che le tasse sul tabacco non bastano a pagare tutti i costi sanitari causati dai fumatori.
  • ephestione scrive:
    è commercio libero e non gioco d'azzardo
    Qual è il problema?Dove sta l'illecito?E soprattutto cosa c'entra col gioco d'azzardo?"Vendere" personaggi dei mmorpg o oggetti o denaro è tecnicamente "illegale" perché i suddetti "oggetti" non sono di tua proprietà per poterli vendere, ma sono del proprietario/fornitore del gioco, comunque in quel caso ufficialmente non si stanno vendendo oggetti virtuali, bensì ci si sta facendo retribuire regolarmente per il "lavoro" fatto nell'ottenerli, e quindi metterli a disposizione di terzi.E' un modo come un altro di farsi pagare per della manodopera... poi, il fatto che ci siano folli disposti a pagare 1000euro per un arciere rinato di livello 100 in Conquer Online (l'unico mmorpg di cui abbia mai avuto esperienza) è un altro discorso, ma ognuno i propri soldi è libero di spenderli come vuole...-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 14 gennaio 2010 23.45-----------------------------------------------------------
    • Sgabbio scrive:
      Re: è commercio libero e non gioco d'azzardo
      Infatti non capisco di per se le proteste.Sopratutto le associazioni dei genitori che mettono sullo stesso piano un MMORPG con il gioco d'azzardo.Caso mai può essere diseducativo nel senso che invece di farti da te le risorse per il tuo personaggio, basta che paghi per avere tutto (un pò come quei giochi che per avere certi oggetti cazzuti subito, sborsi il soldo subito).Però ripeto non vedo dove sta lo scandalo, visto che c'è gente che spende soldi VERI per avere una valuta virtuale per comprare prodotti virtuali sul XBOX LIVE, dove tra l'altro la valuta virtuale di quel posto, si può guadagnare solo in quel modo.
      • Valeren scrive:
        Re: è commercio libero e non gioco d'azzardo
        Io non capisco le lamentele delle associazioni dei genitori.Invece di protestare per lo scambio economico, perché non agiscono sui figli che passano 16 ore on line a giocare?Dico: siete i genitori che fanno qualcosa di buono , no?
      • angros scrive:
        Re: è commercio libero e non gioco d'azzardo

        > Caso mai può essere diseducativo nel senso che
        > invece di farti da te le risorse per il tuo
        > personaggio, basta che paghi per avere tutto (un
        > pò come quei giochi che per avere certi oggetti
        > cazzuti subito, sborsi il soldo
        > subito).Infatti, diseducativo e stupido.Non ha senso spendere soldi reali per comprare beni virtuali (siano essi i personaggi e gli oggetti di un videogioco, o mp3 e divx)
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