WiFi nelle università, le testimonianze

I casi di Padova e Genova, i rilievi da Udine, Bergamo, Milano e Bari, i problemi de L'Aquila: parlano gli studenti e i docenti interessati alla diffusione delle reti wireless negli atenei italiani

Roma – Qual è lo stato del WiFi nelle università italiane? È difficile tracciare una mappa ma grazie alle moltissime testimonianze che sono giunte e stanno ancora arrivando a Punto Informatico è quantomeno possibile farsi un’idea e aprire il dibattito, a favore soprattutto di quegli studenti che frequentano istituti ancora in grave ritardo sul fronte della connettività wireless. La redazione ringrazia le centinaia di studenti che hanno scritto nell’ultima settimana e che non è stato possibile ringraziare personalmente, invitando a scrivere da oggi in poi soprattutto coloro che si trovino in atenei ancora non citati su queste pagine , affinché sia possibile allargare maggiormente il quadro. Ma ecco gli ultimi racconti degli studenti (per la prima parte del report vedi WiFi nelle Università, la parola agli studenti ).

Milano
Sergio segnala a Punto Informatico che al Politecnico di Milano “il WiFi è presente in praticamente tutti gli ambienti, buona copertura dunque. È però bloccato soltanto sulla porta 80, quindi solo navigazione web”. Sul Politecnico non mancano le segnalazioni: Stefano V., studente di Ingegneria Informatica in quella sede, ad esempio sottolinea: “Al Politecnico di Milano, la sede in Piazza Leonardo da Vinci e dintorni, la rete wireless è presente da più di 4 anni e da ormai 3 ha una copertura totale sull’ateneo e sui suoi parchi e aree verdi! La qualità del segnale è ottima praticamente ovunque e la banda garantita ad ogni utente è sempre alta (nell’ordine di svariati Mbit)”.

Denis T., al terzo anno nel corso di laurea di Sicurezza dei Sistemi e delle Reti Informatiche presso il Dipartimento di Tecnologie dell’Informazione dell’ Università degli Studi di Milano, Polo di Crema entra nel dettaglio e spiega che a Crema “la connessione con il proprio notebook è possibile dietro autenticazione ad uno dei MOLTEPLICI hotspot (denominati unimi-hotspot) presenti all’interno del Polo (con il mio portatile, sotto Linux, sono riuscito ad individuarne sino a 5 contemporaneamente…) la copertura dovrebbe essere totale all’interno della struttura (all’esterno non so, non credo, sarebbe da verificare), tranne per i due laboratori didattici (dove sono presenti computer tutti collegati ad Internet, sotto Windows; non tutti funzionano sempre, anzi… ma questo è un altro problema). Non so se i quattro laboratori di ricerca siano coperti”.

“L’accesso – continua Denis – avviene, come detto, dietro autenticazione, sia con le coordinate della casella mail dell’Università di Milano (per studenti e personale, nessuno escluso), sia con account temporanei (“@guest.unimi.it”, che non ho ancora avuto l’occasione di testare…), quindi all’interno del Polo chiunque può usufruire della rete wireless.
Non solo: è possibile connettersi ad Internet via browser o con OpenVPN.
La connessione via browser prevede un reindirizzamento automatico alla prima richiesta di pagina web verso una pagina di autenticazione, e prevede una volta connessi anche una localizzazione dell’hotspot a cui si è connessi (più o meno precisa: è indicato il locale dove è posto l’hotspot, mentre nella mappa è contrassegnato solo il centro del Polo)”. “Il software OpenVPN – continua Denis – è scaricabile dal sito web dove sono descritte tutte le possibili modalità per la connessione alla rete wireless stessa, compresi i certificati e i file di configurazione necessari, ed è disponibile per tutti i sistemi operativi, con un “manuale” abbastanza dettagliato.
La rete è stata implementata dalla Divisione Telecomunicazioni dell’Ateneo, anche dopo numerosissime richieste da parte dei nostri rappresentanti degli studenti”.

Sulle segnalazioni già pubblicate intorno alla Università degli studi di Milano-Bicocca , Marco Lorenzo Crociani e Filippo Spiga, rappresentanti degli studenti, fanno notare che l’Università “aderisce al progetto europeo EDUROAM (EDUcation ROAMing), a cui ha aderito anche l’Australia, che garantisce la connettività degli utenti presso tutti gli enti che vi aderiscono. Il sistema contempla un’unica modalità di autenticazione centralizzata e quindi un’unica modalità di configurazione”. Il riferimento è naturalmente al sito web dell’iniziativa . Il progetto, aggiunge Necosi, prevede che “tutti gli utenti provenienti da altre Università facenti parte del progetto sono automaticamente abilitati sia all’utilizzo della rete wireless sia all’accesso rete aule del Campus con le proprie credenziali. Unico requisito tecnico per l’accesso alla rete unimib-eduroam è che il proprio computer sia in grado di supportare l’autenticazione 802.1X con crittografia WPA2 / AES”.

Alcune osservazioni aggiuntive su Milano-Bicocca le ha trasmesse anche Yuri P. che contesta quanto riferito da altri studenti. Parla di un servizio WiFi attivato in ritardo che “oltre ad utilizzare un protocollo di autenticazione complesso come il WPA2 (con molte persone che faticano a configurarlo), consente di comunicare solo sulle porte 80 e 443” ma dice anche che “a differenza di quanto detto, i laboratori informatici sono in crescita e, a giudicare dalla capacità utilizzata mediamente, sono sottoutilizzati. Di conseguenza mi sembra che quella fatta sul vostro articolo sia un’affermazione un po’ “pretenziosa” (si pensi che le macchine disponibili per i soli studenti di informatica sono più di 250!, tutti i dettagli possono essere reperiti qui )”. “Inoltre – aggiunge Yuri – mi sembra doveroso segnalare la possibilità, per tutti gli studenti iscritti, di accedere anche da casa a tutta la letteratura scientifica a cui l’università è abbonata”. Padova
Il maggior numero di segnalazioni si è concentrato sull’Università di Padova, molto criticata da chi ha scritto, e non solo sotto il profilo della connettività wireless. Enrico C., di Ingegneria, spiega che “da quasi un anno ormai è attiva una copertura quasi totale della sede delle Ingegnerie facenti parte della classe dell’Informazione. Il problema sta nella crittografia utilizzata, una WPA2 con EAP TTLS. Una crittografia molto robusta, non c’è che dire. Peccato che per gli utenti Linux spesso e volentieri questa crittografia sia inutilizzabile, a meno di essere i fortunati possessori di una manciata di schede i cui driver open source sono completi. Ma per tutti i possessori di schede pre-n o comunque costretti ad utilizzare ndiswrapper ciò è impossibile. Almeno fino a due settimane fa, con l’uscita dei nuovi driver ndiswrapper e l’ultima versione di wpa-supplicant, che ora supporta la wpa2. Certo è che per una persona alle prime armi, con qualsiasi sistema operativo è un’impresa. Nota divertente? Alle sette in punto tutto gli access-point vengono spenti”.

Rincara la dose, tra gli altri, Francesco: “Mi sono da poco laureato in Astronomia presso l’Università di Padova. WiFi nel dipartimento di Astronomia accessibile agli studenti? Non diciamo assurdità. Ma se è “tollerato” (a detta dei sistemisti) che i laureandi usino i loro portatili nell’aula adibita per loro! Sono vietati l’uso di Skype o altri sistemi di messaggeria: infatti il mio professore, per parlarmi dal Cile, ha dovuto chiamarmi via telefono (ancora un po’ ed è concesso comunicare solo tramite piccione!). L’era di internet e del VOIP è ovunque (anche in Cile) ma non lì. Evidentemente hanno paura che i laureandi (notoriamente sempre con l’acqua alla gola col lavoro) perdano tempo e occupino banda passando le giornate a chattare. Ma da un lato parliamo di un posto dove, alla richiesta di installare Gimp (programma GPL) per poter creare le immagini eps necessarie alla tesi scritte in tex, è stato risposto di no. È ovvio che ce lo siamo installato da soli (esiste la versione portable da penna) altrimenti la gente non si laureava”.

Esperienze non gratificanti nell’ateneo padovano anche quelle raccontate da Fabio Z.: “All’Università degli Studi di Padova non c’è connettività WiFi. L’unica connettività WiFi è autogestita da un gruppo di ragazzi in Via Marzolo e ci si può collegare solo da lì vicino. Inoltre il sistema informatico di ingegneria & C. è vecchio e improntato ancora con le vecchie lauree, per registrarsi ad un esame bisogna vedere in quale dipartimento è il professore e poi scorrere le liste… Sicuramente non è uno strumento user-friendly, chiusa la lista si perde traccia di dove verrà svolto l’esame. Alcuni professori, oltre a non avere un sito dove tenere dispense o programma, non hanno neppure un’email ed è difficilissimo, se non impossibile, seguire i corsi senza partecipare fisicamente alle lezioni. Che, state attenti, non vuol dire superare gli esami”.

Genova
Luci ed ombre sulla rete wireless dell’ Università di Genova . Alessandro S. spiega: “Frequento la facoltà di Ingegneria Informatica di Genova e sono al quinto anno, la Facoltà (polo di Albaro) racchiude quasi tutte le specializzazioni (informatica, biomedica, telecomunicazioni, elettronica, civile etc etc) ed è divisa principalmente in 3 padiglioni: il DIST (“dipartimento di informatica telematica e statistica) qui la WiFi c’è, ma nei vari laboratori e quindi o lavori li o fai la tesi per avere l’accesso. Il DIBE/DIE, anche qui penso ci sia solo nei laboratori o non ci sia proprio. Nell’altro padiglione più grande e più nuovo, il G, gli access point sono stati installati da 1-2 mesi e ne sono stati messi uno per piano (3 piani) più altri 2 nella biblioteca e uno nella sala studio; per avere l’accesso devi registrarti da un laboratorio del DIST (dove possono accedere solo gli studenti di informatica, biomedica, telecomunicazione), ma per fortuna c’è il sito ca.dist.unige.it dove puoi scaricare 2 certificati personalizzati della durata di 180gg rinnovabili che ti permettono di avere accesso alla WiFi. Ora dico: la tecnologia WiFi non è poco che è nata, non potevano metterla prima, soprattutto in una facoltà di ingegneria?”

Diversa l’opinione di Giorgio R., di Ingegneria Informatica del medesimo ateneo, che ricorda come il network attualmente attivo “è stato realizzato dal DIST (Dipartimento di Informatica Sistemistica e Telematica) e da un club studentesco chiamato Openlab , di cui sono presidente. Il progetto, coordinato dal Professor Renato Zaccaria e dal Dottor Stefano Lassi e appoggiato dal Preside Professor Gianni Vernazza, è stato portato avanti da studenti volontari, che in pochi mesi hanno realizzato l’intera infrastruttura, basata unicamente su software libero”.

“Attualmente – spiega Giorgio – la rete copre interamente i padiglioni E e G della facoltà di ingegneria, e al più presto coprirà la quasi totalità degli spazi della facoltà. Credo sia interessante notare come questo progetto sia stato frutto di una sinergia tra studenti, docenti e personale tecnico. Tale sinergia ha permesso non solo di vedere consolidate conoscenze analizzate in maniera teorica a lezione, ma ha anche portato alla nascita di un servizio stabile e funzionale, di cui può usufruire chiunque sia in possesso di una matricola dell’università di Genova alla quale corrisponde un certificato unico e personale che garantisce confidenzialità e autenticazione nell’accesso alla rete wireless”. Bergamo
Luigi C., invece, scrive a PI in merito a quanto accade all’ Università di Bergamo che, dice, “ha da sempre un ottimo servizio informatico (iscrizioni esami, controllo pagamento tasse, stampa certificati e controllo verbalizzazioni esami), in pratica come quello descritto dallo studente di L’Aquila, con la sola differenza che da noi funziona alla perfezione. In più vi è la possibilità di personalizzare la propria home page del sito web www.unibg.it , mettendo in prima pagina orari e avvisi più utili a ciascuno studente, oltre che le pagine dei corsi con i materiali pubblicati dai docenti: servizio fondamentale di collegamento con gli studenti”. E il WiFi? “La rete wireless – spiega Luigi – è una novità di quest’anno, e devo dire che funziona molto bene, sia in termini di copertura che di utilizzo (parlo per la sede di Economia e Giurisprudenza). Unico neo, è la richiesta per ottenere la password. Procedura abbastanza inutile, in quanto una volta che uno studente riceve la password può benissimo dirla al proprio compagno (in quanto uguale per tutta la rete WPA), e anche dal punto di vista della sicurezza superflua, in quanto per accedere al web si deve comunque passare dal server proxy di login con i propri dati, come per la rete wired (quindi si potrebbe tranquillamente tenere la rete aperta come un classico hotspot)”. In generale, comunque, Luigi si dice “molto soddisfatto per questo lato della mia università, in quanto oltre alla rete WiFi, le postazioni pubbliche di accesso sono numerose, come altrettanto numerosi sono i punti di accesso della rete wired con il classico cavo ethernet in biblioteche, sale studio ed aule”.

Bari
Da Bari arrivano segnali di cambiamento, come riferito da Francesco F. e Romano G. Domenico T., dell’ Università di Bari , studente di Informatica e Tecnologie per la Produzione del Software, informa che “da qualche mese la mia Università ha attivato un servizio di accesso internet destinato a tutti gli studenti (previa registrazione al portale di Segreteria On-Line). In questa pagina ci sono tutte le informazioni per effettuare l’accesso, i tutorial, la mappa degli edifici coperti dal servizio e la lista degli access point installati, con tanto di ubicazione ed area di copertura”.

“La copertura – spiega – non è ancora capillare in quanto il sistema è appena stato introdotto, ma ha tutti i requisiti per diventare un servizio veramente utile ed affidabile. La connessione risulta essere abbastanza stabile e veloce, ma non sono in grado di fornire ulteriori dettagli tecnici poiché non ho avuto modo di testarli. Maggiori dettagli sul progetto sono reperibili su questa presentazione “. “Nei mesi scorsi – aggiunge Domenico – la situazione era ben diversa. Premetto che non sono a conoscenza della situazione presso tutti gli edifici appartenenti all’Ateneo barese, ma posso portare la mia esperienza relativa al Dipartimento di Informatica. L’accesso ad Internet era possibile esclusivamente dall’ Isola didattica , una piccola stanza con cinque postazioni connesse alla rete, e saltuariamente dai laboratori”.

“In rari casi – conclude Domenico – alcuni gruppi di ricerca offrivano (ed offrono tuttora) una rete wireless privata che copre le due aule studio. L’accesso era però riservato agli studenti che frequentavano uno specifico Corso, in modo da permettere agevolmente l’interazione con le piattaforme di e-learning e di prenotazione degli appelli”.

Terni
Una sola segnalazione è giunta da Terni. Scrive Max: “Anche nel Polo Scientifico didattico di Terni è presente una connessione wirless ubiqua in tutte le varie sedi dislocate sul territorio ternano, da circa un annetto. Tale rete prevede anche l’integrazione delle credenziali già usate dagli studenti per la consultazione e l’amministrazione della propria carriera scolastica, è utilizzata da docenti, ricercatori, e tutti gli studenti. Inoltre il sistema di accesso prevede due tipologie “aperta” e “cifrata” a discrezione dell’utente”.

Udine
Sui servizi dell’ Università di Udine è tornato Claudio Castellano, responsabile dei servizi di rete dell’ateneo, che è entrato più nel dettaglio dei sistemi adottati. “Il nostro servizio – spiega – è partito ufficialmente il 10 luglio 2003 (anche se i lavori di studio e progettazione sono iniziati a dicembre 2002) nel polo scientifico e tecnologico di Udine per poi espandersi in tutti i poli dell’Ateneo e impiegando limitate risorse umane e finanziarie. Volevo mettere in evidenza anche l’azione collaterale che venne attivata per promuovere il servizio: fu stretto un accordo con un istituto di credito e un produttore di PC per consentire agli studenti di dotarsi di PC con scheda WiFi a bordo pronti per essere usati sulla rete WiFi (a quel tempo erano pochissimi i PC che erano dotati di scheda WiFi). Per le sue caratteristiche il progetto è stato scelto come caso di studio all’incontro dei responsabili della rete GARR a novembre 2005″. “Infine – sottolinea Castellano – vorrei precisare che condivido il successo di questo progetto con l’allora Direttore dello CSIT Prof. Maurizio Pighin e con il mio collaboratore che ha curato tutti gli aspetti operativi e implementativi Dott. Nicola Susan. Roma
Sull’Università degli studi di Roma La Sapienza sono giunte moltissime segnalazioni e non tutte esprimono soddisfazione per lo stato dei servizi. Tra queste quella di Davide, studente di Ingegneria Informatica che scrive: “Da circa tre anni (se non sbaglio) l’ateneo sta coprendo alcune delle sue strutture con connessione WiFi tramite il progetto SapienzaWireless che consente l’accesso ad internet a chi è in possesso di matricola e pin identificativo (che si ottiene al momento dell’iscrizione). La mia esperienza si riferisce solo alle strutture di ingegneria, che sono divise in due sedi distinte. Purtroppo una delle due sedi, quella dove si svolgono i corsi dei primi 2 anni di quasi tutti i corsi di laurea in ingegneria, è completamente priva di copertura WiFi, per gli studenti che necessitano di internet c’è solo un piccolo laboratorio con una ventina di postazioni”.

“Nell’altra sede, dove si svolgono i corsi del terzo anno e della specialistica – continua Davide – la copertura WiFi è presente nel cortile della facoltà, bello ma piuttosto scomodo nei mesi freddi, e nella biblioteca principale, dove però ovviamente i posti a sedere sono limitati. Qui i laboratori di computer sono due, credo approssimativamente 70 postazioni in totale, fortunatamente in parte dotate di Linux, anche se non sempre disponibili se ci sono esercitazioni. La qualità del servizio WiFi è buona, e per eventuali problemi c’è un help desk telefonico e via email. Sinceramente spero che il servizio cresca rapidamente e che venga coperta anche l’altra sede, un ateneo così grande come il nostro deve restare al passo nell’innovazione tecnologica, specialmente se si parla di facoltà come quella di ingegneria”.

Applausi a La Sapienza sono giunti invece da diversi studenti, come Roberto C., di Ingegneria gestionale (sede di via Scarpa) che spiega: “la rete WiFi è collegata benissimo e copre tutte le zone. Basta avere un pc o un semplice palmare, ricordarsi la registrazione al sito di Infostud (primo passaggio per inscriversi all’uni) ed il gioco è fatto. Non importa che tu ti trovi alla Città Universitaria, alla sede di via Salaria, di Villa Mirafiori o di Via Eudossiana, il collegamento è facile – veloce – pratico. La Sapienza avrà magari molti aspetti negativi, ma da questo punto di vista è molto funzionale e devo dire che sono moltissimi gli studenti fuori sede che possono approfittare di questo servizio. Un bel 10 questa volta alla Sapienza nessuno lo può togliere!!!”

Giuseppe C., di Ingegneria Informatica, sottolinea che l’ateneo romano “ha una marea di reti wireless dei laboratori (di cui so poco in verità) accessibili solo ai ricercatori, ma mette a disposizione una rete solo per studenti e “personale della Sapienza”. Alla connessione si viene reindirizzati su un proxy in cui si chiede matricola e password (la stessa per accedere ad altri servizi informatici), la connessione non è cifrata”.

“È vero che viene coperta più o meno tutta l’università più Villa Borghese – sottolinea Giuseppe – ma la copertura non è totale, ad esempio, ad ingegneria viene coperta solo la zona del chiostro (quella più “elegante”) e la biblioteca, lasciando scoperte molte aule (idem nel dipartimento di informatica che copre la metà esatta delle aule). La banda è decente, sufficiente per supportare una connessione VoIP e non viene bloccata nessuna porta in particolare (certo non ho mai provato quelle del file sharing:-D ). L’helpdesk viene effettuato dagli studenti stessi (pagati dalla Sapienza con una borsa)”.

“Altro problema – continua Giuseppe – nella facoltà di ingegneria esiste solo un’aula raggiunta dalla WiFi che offra anche uno spinotto per collegare il portatile (quindi se non avete la batteria siete fregati) e, sebbene alcune aule abbiano degli attacchi Ethernet essi “non sono messi a disposizione degli studenti” per qualche motivo oscuro. Esiste perfino una rete solo nel laboratorio computer di ingegneria solo per ingegneri, lo stesso laboratorio offre postazioni sia con Windows che con Linux Debian”.

Claudio invece scrive sull’ Università degli Studi Roma Tre che è dotata, dice, di “una rete WiFi capillare”. E si chiede: “L’enormità dell’ateneo, e la dislocazione a macchia di leopardo dell’ateneo rendono la gestione del sistema molto complessa? No io credo sia la burocrazia il vero tallone d’achille del sistema. Teoricamente presente in ogni edificio dell’ateneo, posso dire che questo è vero per le strutture in zona Marconi: ogni access point appare configurato in un modo a sé. Qualcuno ha la chiave WEP, qualcuno no. Qualcuno funziona, qualcuno no”.

“Laddove gli studenti sono meglio organizzati (Ingegneria Informatica) – continua Claudio – il sistema è quasi esente da pecche. Per navigare ci si registra al rettorato (bisogna ovviamente essere studenti regolarmente iscritti all’ateneo), si ricevono username e password. Il sistema provvede automaticamente a presentare richiesta di autenticazione se si prova a connettersi, e un gruppo di studenti ha realizzato un autenticator che bypassa l’operazione connettendosi direttamente ai server di autenticazione. La rete è del GARR, efficiente e quasi sempre attiva”.

“L’università sta anche recentemente (uno o due anni) accentrando i servizi informativi – continua Claudio – proponendo un server centrale per la prenotazione degli esami per tutte (o quasi) le facoltà (anche questo, come quello de L’Aquila, cade spesso in zona cesarini: proprio quando bisogna prenotare), un database con i dati degli studenti, rubrica telematica e molte risorse. Ma la lotta contro l’elefantiasi di un ateneo è cosa difficile e lunga. La strada verso un apparato informatico degno di questo nome è ancora lunga. Ma se non altro vedo qualcosa che si muove!” L’Aquila
Sul caso dell’Università de L’Aquila di cui ha parlato Davide, studente dell’ateneo, la scorsa settimana, interviene Giuseppe, secondo cui la situazione è ben diversa da quella descritta. “Nella mia facoltà (ingegneria) – scrive a PI – la connettività è nettamente superiore: è presente un’aula workstation aperta a tutti e, anche se piccola, riesce anche a soddisfare le esigenze di chi ha bisogno di materiale cartaceo con una stampante di rete condivisa tra i PC dove occorre solamente dotarsi di carta. Ovviamente il numero di PC non sarà mai sufficiente al traffico di utenti, senza contare l’elevato tasso di malfunzionamenti degli stessi, dovuto però più ad un cattivo utilizzo (intasamento della memoria con vecchi documenti, virus e simili) che ad una migliorabile manutenzione”.

“È inoltre presente – sottolinea – un’aula con un centinaio di macchine adibite alle esercitazioni più disparate che un docente possa decidere di far fare ai suoi allievi (matlab, autocad, C++, ecc) anch’essa dotata di Internet ma che da quest’anno viene chiusa al termine di ogni esercitazione mentre prima era usata anche come aula di accesso libero e/o studio. Altro punto a favore il possesso, da parte di ogni corso di laurea (singolarmente o in gruppetti) di aulette workstation ad accesso riservato (in origine tramite badge magnetico, ora entra chi vuole a causa degli scarsi controlli) usate sia per Internet sia per le esercitazioni, sia per studiare”.

“Da segnalare inoltre – conclude Claudio – l’esistenza di connettori rj45 in tutte le aule anche se non tutti attivi (forse nessuno, non ho mai sperimentato). Infine nella mia facoltà sono presenti numerose reti locali WiFi (o simili, non so definirle tecnicamente) appartenenti a singoli laboratori, dipartimenti, uffici. Ovviamente protette da password, ma che in alcuni casi, in genere per i tesisti, è possibile utilizzare. La situazione in alcune altre facoltà potrei abbozzarla:
– nella facoltà di lettere i PC “connessi” sono davvero pochi, stando anche al parere di chi la frequenta, e non c’è WiFi
– la facoltà di scienze della formazione possiede un’aula con qualche decina di macchine “connesse” e con una stampante di rete. Anche qui manca il WiFi

Non solo Università
In conclusione, come fa notare Giorgio B. a Punto Informatico sarà probabilmente utile allargare lo sguardo a quanto succede non solo negli atenei ma anche nelle scuole italiane, medie e superiori, dove la connettività e l’utilità di un accesso ad Internet non sono certo minori. Scrive Giorgio: “Salve, Punto Informatico è la mia homepage da anni. Insegno in una scuola superiore, in provincia di Reggio Emilia, e volevo comunicarvi che non solo le università hanno il WiFi. La scuola dove insegno ha due sedi, una più vecchia e una recente. Nella sede vecchia, dopo aver verificato la difficoltà di cablare l’edificio, è stata installata una rete WiFi, che copre la quasi totalità dei locali.
Nella sede recente, tutti i locali sono cablati, con una presa Rj45 in ogni aula e nei laboratori. In più, un access point copre la sala insegnanti. Ogni sede ha un suo server che gestisce la rete locale e l’accesso a Internet.
Sono presenti in totale quattro laboratori di informatica, ognuno con 15 pc, tutti collegati a Internet via ADSL. Saluti e complimenti per il vostro lavoro”.

a cura di Alberigo Massucci

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