Apple firma il suo primo supercomputer

I nuovi Power Mac G5, grazie ai giovani e rampanti processori a 64 bit targati IBM, consentono la nascita del primo monster basato su Mac. Il cluster di server sarà fra i più potenti al mondo
I nuovi Power Mac G5, grazie ai giovani e rampanti processori a 64 bit targati IBM, consentono la nascita del primo monster basato su Mac. Il cluster di server sarà fra i più potenti al mondo


Blacksburg (USA) – Sarà costituito da 2.200 processori e andrà a posizionarsi fra le primissime posizioni della classifica dei supercomputer più potenti al mondo: la caratteristica peculiare del nuovo mostro di calcolo, commissionato dalla Virginia Polytechnic Institute and State University (anche nota come Virginia Tech), non è tuttavia solo nella potenza quanto, semmai, nel fatto che si tratti del primo supercomputer basato su Mac.

Grazie ai nuovi Power Mac G5 , e grazie soprattutto al nuovo processore PPC970 di IBM che li equipaggia, Apple è riuscita a fare il primo importantissimo passo nel mondo dei grossi cluster di server dedicati alle applicazioni scientifiche, un segmento dominato da pochi nomi e piattaforme.

Secondo il sito Thinksecret.com, il primo ad aver divulgato la notizia (poi confermata da Virginia Tech), il cluster sarà composto da 1.100 Power Mac G5 dual-processor con CPU a 2 GHz e memoria compresa fra i 4 e gli 8 GB. I G5 verranno connessi fra loro attraverso una rete Infiniband e saranno in grado di generare una potenza di calcolo superiore ai 10 Teraflops , un valore che attualmente inserirebbe il supercomputer di Apple nella terza posizione della classifica pubblicata a giugno da TOP500.org .

Il supercalcolatore verrà utilizzato dall’università americana per la ricerca in settori quali l’elettronica in scala nanometrica, la chimica, l’aerodinamica, la statica molecolare, l’acustica e la modellazione molecolare.

Per Apple, la commessa del Virginia Tech è un’occasione importante per dimostrare le nuove potenzialità che la piattaforma Mac ha acquisito sia sotto il profilo dell’hardware, con il nuovo chip a 64 bit di Big Blue, sia sotto quello del software, con il giovane sistema operativo Unix-based Mac OS X. I nuovi G5 hanno permesso ad Apple di completare quel puzzle iniziato con il rilascio della versione server di Mac OS X e dei primi sistemi rack Xserve , un puzzle che spera gli possa permettere di rivaleggiare con i cluster basati su Linux sia in termini di prezzo che di affidabilità, potenza e flessibilità. La sfida è lanciata.

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03 09 2003
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