Apple/ Una gioiosa macchina da guerra

di D. Galimberti - Alla scoperta di quell'intangibile ingrediente, comune a tutti i più recenti prodotti della Mela, che sta dando ad Apple una visibilità mai raggiunta prima


Si è tanto parlato di Apple in questi ultimi mesi. Lo abbiamo fatto noi, come nostro solito, ma l’hanno fatto anche televisione e carta stampata, ritagliando ad Apple degli spazi che prima non aveva mai avuto. A cosa è dovuto tanto interesse? Possiamo intuire la risposta guardando quello che è successo durante l’Expo di inizio anno, dove i grandi protagonisti sono stati l’ iPod Shuffle e il Mac mini .

Che il settore musicale sia un elemento trainante della società di Cupertino è ormai un dato di fatto. Come abbiamo già avuto modo di evidenziare in passato, Apple ha avuto la lungimiranza di prevedere con largo anticipo – il primo iPod risale ormai a circa 4 anni fa – quello che sarebbe stato uno dei mercati più fiorenti di questo periodo. L’idea di affiancare al suo player un negozio per la vendita di musica on-line, stringendo accordi con le major discografiche (inizialmente restie a questo tipo di vendita), è stata la mossa vincente per creare un legame a doppio filo in cui i due prodotti si trainano a vicenda.

Il successo di iPod è stato tale che il suo nome è ormai sinonimo stesso di player audio portatile, mentre l’iTunes Music Store sta incrementando le proprie vendite ad un ritmo tale che per il 2005 possiamo prevedere la vendita di oltre 600 milioni di brani: c’è voluto un anno e mezzo per arrivare alla centomilionesima canzone venduta, ma il risultato è stato poi doppiato in soli tre mesi: la 300 milionesima canzone è stata venduta poco tempo fa, dopo circa due mesi dal precedente traguardo. A tal proposito c’è da considerare che inizialmente la vendita era riservata agli utenti Mac residenti negli USA, mentre da qualche tempo possono acquistare sullo store di Apple anche gli utenti di Windows e quelli residenti in Europa e Canada.

Le vendite di iPod seguono di pari passo, moltiplicandosi ogni trimestre e, anche se è facile immaginare che non potranno aumentare all’infinito, l’arrivo dello Shuffle e il recente taglio di prezzi, ha dato un’ulteriore spinta alle vendite.

Certo, come al solito ci sono opinioni favorevoli e contrarie. Per esempio, se da un lato c’è chi si lamenta dello Shuffle per l’assenza del display, dall’altro c’è chi non ne sente la mancanza apprezzandone invece l’estrema trasportabilità, indispensabile per certi tipi di utilizzo in cui il display sarebbe comunque inutile. Qualcun’altro accusa Apple di aver tagliato i prezzi dell’iPod eliminando l’alimentatore esterno, veduto ora a parte. Anche questo è vero solo in parte: in primo luogo la somma dei prezzi (iPod + alimentatore) è comunque minore rispetto a prima, e in secondo luogo questa soluzione comporta diversi vantaggi, sia ad Apple che all’utente finale. Da un lato consente infatti di ridurre i costi per chi non ne ha bisogno (l’iPod si ricarica comunque dalla porta USB), dall’altro permette di evitare doppioni per chi (magari approfittando dello Shuffle) possiede più di un iPod: tutti i tipi di alimentatore esterno sono infatti stati unificati al solo modello con interfaccia USB, in modo tale che possa andar bene tanto per lo Shuffle quanto per qualsiasi altra versione di iPod.

L’enorme successo dell’iPod ha consentito ad Apple di ottenere una maggiore visibilità sul panorama informatico mondiale ma, nonostante tutto, non va dimenticato che Apple genera la maggior parte del suo fatturato vendendo computer. Non è un caso quindi che proprio nel momento di maggior visibilità Apple abbia deciso di lanciare sul mercato il Mac mini, un computer a basso costo che (al di là di considerazioni estetiche e di design) rappresenta a tutti gli effetti il Mac più economico di tutti i tempi, una macchina destinata a raccogliere nuovi utenti tra chi è stato sempre attratto dal mondo Macintosh ma ha sempre ritenuto le macchine Apple troppo costose.

Il Mac, come abbiamo già avuto modo di precisare, non è certo un computer adatto a tutti: ci sono certi lavori dove non è possibile impiegarlo per la mancanza di determinati software o per l’impossibilità di utilizzare alcuni dispositivi hardware; ci sono applicazioni particolari in cui il rapporto costi/benefici (in realtà molto difficile da stimare) può pendere a favore del Mac o a favore di un x86, a favore di Windows, di MacOS, o di Linux. Ci sono poi persone talmente abituate ad usare un determinato sistema o un determinato software (qualunque esso sia) che non riuscirebbero ad accettare un cambio radicale. In realtà per un normale utilizzo “domestico”, e per la maggior parte del comune lavoro di ufficio, un Mac rappresenta a tutti gli effetti una possibile scelta, un’alternativa che ha i suoi pro e contro, ma un’alternativa comunque valida e in molti casi migliore, anche se (purtroppo) spesso non viene nemmeno presa in considerazione.

Che l’interesse verso Mac OS X sia in forte crescita è testimoniato tanto dall’aumento di utenti Apple (la maggior parte attratti da iBook e Mac mini) quanto dal proliferare di emulatori: molti utenti di PC x86 si lanciano nella prova di PearPC o CherryOS , tutti software utilizzabili per avere un’idea dell’ambiente Mac OS X, ma sicuramente inadeguati per lavorare in modo produttivo con le varie applicazioni Apple. In fin dei conti un computer si usa anche in virtù delle applicazioni che offre, e pacchetti come iLife ’05 o iWork ’05, per non parlare di software professionali come FinalCut o Motion, sono dei veri punti di forza che hanno da sempre attirato nuovi utenti. Ora, grazie all’uscita del Mac mini (ma anche ai continui tagli di prezzo che hanno reso le macchine più concorrenziali, soprattutto nella linea dei portatili) in molti hanno deciso di provare il passaggio alla piattaforma Macintosh, in buona parte attirati dalla possibilità di provare tutte quelle applicazioni sviluppate da Apple per i propri computer.

Secondo il mio modesto parere, quello che spinge un utente comune ad acquistare un Macintosh è proprio la possibilità di utilizzare un sistema operativo differente, con applicazioni studiate ad hoc e realizzate con una certa cura. Abbiamo ampliamente parlato di iWork ’05 , suscitando l’interesse di diversi utenti; abbiamo più volte accennato alla nuova release di iLife , che offre la possibilità di montare filmati in alta definizione anche in formato 16:9, include nuovi temi di qualità per i propri DVD, permette di fare presentazioni ad effetto delle proprie foto, e integra un programma musicale che nel mondo consumer non ha eguali. Un utente con questi interessi non può restare indifferente di fronte ai pacchetti software di Apple, senza considerare i software professionali per il reparto audio-video.

Un’ulteriore spinta sotto questo aspetto arriverà a breve con l’uscita di Tiger , la nuova versione di Mac OS X che includerà particolari tecnologie (Core-Image e Core-Video) per sfruttare ancora meglio il potenziale hardware dei nuovi Mac. È facile immaginare che alcune macchine della linea attuale verranno aggiornate per poter usufruire al meglio delle possibilità offerte dal nuovo sistema, anche se è difficile dire quando questo avverrà. Sicuramente però il connubio tra Tiger e le nuove macchine riuscirà ad attirare verso Apple nuovi utenti, così come oggi sta accadendo con il Mac mini.

Domenico Galimberti
( per scrivere all’autore contattare la redazione )

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  • Anonimo scrive:
    Ma OPEN SOURCE non era + sicuro?

    La scoperta è avvenuta già da qualche giorno, esponendo
    tutti gli utenti LimeWire a possibili disastrose conseguenze.Disastrose conseguenze con un programma open source? Ma come, fino ad ora le disastrose conseguenze si avevano solamente con il software closed source! specialmente quello del mefistofelico draga extracomunitario (=americano) che ci ciuccia i $$$$oldi!
    L'azienda produttrice di LimeWire è immediatamente corsa
    ai ripari: una patch è stata immediatamente rilasciata non
    appena la notizia del problema è emersa. È possibile
    evitare guai scaricando un upgrade direttamente dal sito di
    LimeWire.GUAI?Ma come! Avete scritto tante filippiche e anatemi contro il software closed che non è sicuro perchè rappresenta il MALE.
    Secondo Download.com, il client difettoso è stato scaricato
    da oltre quaranta milioni di utenti e questa cifra non è 40.000.000 di utenti, ho letto bene? Ma è una cifra ENORME.Ma come è possibile?Secondo la ( vaga e contraddittoria ) teoria del modello di sviluppo open source, e quella spicciola del software libero, per chi ci crede, il software prodotto dovrebbe essere molto sicuro.Come mai in quei 40.000.000 di utenti non c'è stato NEMMENO UNO che ha scoperto l'errore e che ha DONATO alla COMUNITA' il CODICE della patch scritta da lui?
    sicuramente di conforto. Al solito, insicurezze di questo tipo
    si coniugano con problematiche emorragie di dati sensibili
    che mettono a rischio il portafogli, la privacy e persino
    l'incolumità degli utenti finali.Portafogli?Privacy?Incolumità?Qui non si scherza, uno non può dire che il sofware open source è necessariamente sicuro, basandosi sulle credenze e le opinioni di alcuni operatori del mondo IT, qui si scherza con il portafogli, la privacy e l'incolumità della gente.Beh, penso che questo sia l'ennesimo CONTROESEMPIO che open source non è più sicuro del closed source: fatti, non chiacchiere da BAR....e il fatto che ci sia il codice sorgente non significa che la gente lo voglia leggere, lo sappia leggere, lo legga, lo capisca, trovi gli errori ( altrimenti li avrebbe trovati il programmatore che lo fa per PROFESSIONE ), come volevasi dimostrare.Sono MITI, CREDENZE, marketing, vapourware, belle scuse, fuffa.E' più facile credere che esistano gli UFO.
    • numerone scrive:
      Re: Ma OPEN SOURCE non era + sicuro?
      Questa é la classica eccezione che conferma la regola.Nel momento in cui software é open ci sono mmolte più possibilità di scoprire falle rispetto al software closed.Nel momento in cui nessuno si studia il codice é ovvio che nessuno ha la possibilità di scoprire falle...
  • Anonimo scrive:
    re:dove si scarica
    com da titolo
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