BigFoot gratis? Solo se ti fai profilare

Dopo aver fatto partire il Premium Service, dopo aver ridotto a 25 i forward quotidiani e cancellato rock.com, BigFoot parte a caccia di soldi. La strada è quella di usa.net con qualche variante
Dopo aver fatto partire il Premium Service, dopo aver ridotto a 25 i forward quotidiani e cancellato rock.com, BigFoot parte a caccia di soldi. La strada è quella di usa.net con qualche variante


Roma – BigFoot: questo nome è noto tra gli utenti internet perché è quello di uno dei primissimi e forse del più celebre servizio di email forwarding gratuito disponibile online. Ma oggi è anche il nome di uno dei tanti servizi che non trova più sufficienti risorse per vivere allegramente.

BigFoot , “l’indirizzo per tutta la vita”, offre a chiunque abbia una mailbox la possibilità di avere un indirizzo “@bigfoot.com” da cui inoltrare qualsiasi email alla propria mailbox e dal quale spedire la propria posta. Un servizio semplice e utilizzatissimo, ma che ora, a quanto pare, soffre la “contrazione” della cosiddetta new economy.

L’azienda, nelle scorse ore, ha inviato un’email a tutti i propri abbonati non paganti per invitarli a sottoscrivere il “Premium Service”, un’opzione da circa 20 dollari l’anno che offre servizi avanzati di forwarding su account multipli, con filtri, risponditori automatici e via dicendo.

Nell’email si conferma la possibilità di mantenere gratuito il proprio indirizzo di forward ma, per farlo, si chiede di recarsi entro il 15 settembre presso il sito dell’azienda per rispondere ad un questionario “demografico”, studiato per ottenere una massa di informazioni sui gusti personali da utilizzare per fini di marketing o da rivendere a terzi.

Aderire al “sondaggio”, infatti, significa anche dichiarare di voler ricevere email commerciali “personalizzate”. BigFoot afferma esplicitamente: “Non possiamo più continuare a fornire il servizio agli abbonati che rifiutano di ricevere messaggi commerciali”.

Va detto che questa novità arriva a un anno di distanza da quando la stessa azienda aveva annunciato la chiusura degli indirizzi da lei gestiti con il dominio rock.com, venduto a terzi.

Non solo, nei mesi scorsi ha sollevato rumore la scelta di Net@ddress, fornitrice delle mailbox “@usa.net”, tra le più celebri online, che ha chiesto ai propri utenti di pagare annualmente il servizio, un’opzione che ha dirottato molti di loro sui servizi delle grandi net-companies, come Yahoo o Microsoft.

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

03 09 2001
Link copiato negli appunti