Elitel, ecco cosa sta succedendo

Cronaca minuto per minuto e tutti i dettagli della vicenda che interessa centinaia di migliaia di utenti italiani, tra cui moltissime aziende, e molte centinaia di lavoratori. La situazione, cosa sta accadendo e cosa potrebbe accadere
Cronaca minuto per minuto e tutti i dettagli della vicenda che interessa centinaia di migliaia di utenti italiani, tra cui moltissime aziende, e molte centinaia di lavoratori. La situazione, cosa sta accadendo e cosa potrebbe accadere

Milano – Elitel è in crisi aperta, ormai è ufficiale: ieri i consigli di amministrazione di tutte le società del gruppo hanno chiesto il commissariamento. È il passo estremo per evitare il fallimento, per la difficoltà a far fronte ai 106 milioni di euro di credito telefonico (servizi voce e Adsl all’ingrosso) vantati da Telecom Italia. Il sottosegretario Alfonso Gianni del ministero dello Sviluppo Economico in queste ore nominerà un commissario ministeriale che si occuperà di gestire la società. È una buona notizia per i dipendenti (150 dipendenti e 1850 parasubordinati): per ora nessuno perderà il lavoro. Elitel però ha appena chiesto (contro il volere dei sindacati) una proroga di cassa integrazione per 30 dipendenti. Il 9 luglio sono infatti tornati al lavoro 50 che erano in cassa integrazione.

C’è una buona notizia anche per i 400 mila utenti Elitel (molti dei quali aziende e professionisti, per un totale di 250 mila contratti di servizio): “la nuova gestione commissariata avrà innanzi tutto l’obiettivo di garantire gli utenti di Elitel sull’ordinaria prosecuzione del servizio”, spiega a Punto Informatico Bruno Casati, assessore alle crisi industriali e occupazionali presso la Provincia di Milano. È appunto con la Provincia e i sindacati (Fiom e Slc Cgil) che Elitel ha firmato, ieri, un documento quadro per cercare di superare la crisi.

Di conseguenza, ieri stesso il ministero dello Sviluppo Economico ha inviato a Telecom Italia una lettera firmata dal sottosegretario Alfonso Gianni per sollecitare la riattivazione delle linee Elitel . “Stiamo ora valutando la comunicazione del ministero”, fanno sapere da Telecom a Punto Informatico . Beninteso, il ministero riconosce che il credito vantato da Telecom vada tutelato; le linee sarebbero riattivate mentre l’amministrazione straordinaria cercherà anche una soluzione al debito. È proprio quest’ultimo la causa di tutti i problemi di Elitel. È un debito che si accumula dal 2002, subito dopo la costituzione di Elitel ed è raddoppiato negli ultimi due anni. Parte di quei 106 milioni – cioè 95 milioni di euro – è un debito che Telecom considera già scaduto, dopo due tentativi falliti di Elitel di ristrutturarlo.

“È così che siamo giunti alla decisione di staccare tutte le linee progressivamente a partire dal 3 luglio, dopo aver mandato l’ultima diffida a Elitel a fine maggio, dandole 30 giorni di tempo per ripagare il debito”, spiegano da Telecom. Ieri, 10 luglio, Telecom ha completato il distacco delle linee . Tutti gli utenti Elitel sono quindi in panne, eccetto alcuni casi delicati (farmacie, uffici comunali) che in accordo con Telecom sono rimasti attivi.

“Non ci limiteremo ad aspettare che Telecom voglia riattivare le linee”, aggiunge Giorgio Fatarella, amministratore delegato di Elitel. “Ci stiamo organizzando per riattivarle tramite altri fornitori, tra cui alcune società del gruppo”. Non ci sono tuttavia tempi certi. Così come non è sicuro che la gestione commissariale vada liscia: per prima cosa dovrà accertare che la situazione commerciale di Elitel sia sostenibile; cioè se, debito a parte, abbia le carte giuste per essere profittevole. “Dai dati che abbiamo visto- dice Casati – in realtà Elitel ci sembra un’azienda solida, che con l’amministrazione Fatarella è arrivata all’attivo”. È quanto mostra lo stesso Fatarella, in una bozza di bilancio, che però ancora non è stato pubblicato: l’ultimo a uscire è stato quello del primo semestre 2006. La mancata pubblicazione del bilancio 2006 è il motivo per cui il titolo Elitel è stato sospeso dalla Borsa di Londra (Aim) il 28 giugno 2007.

Molti punti della questione sono poco chiari; sistemare i nodi della vicenda sarà compito della gestione commissariale che, se andrà avanti, durerà per i prossimi due anni. “Dovrà valutare anche eventuali responsabilità di Telecom Italia in questa crisi – dice Casati, che ha parole dure – ritengo che distaccare gli utenti, causando loro un danno, sia stata una vigliaccata. Non è giusto che soffrano loro per i debiti del proprio operatore. Il commissario valuterà se Telecom ha fatto il possibile per trovare un accordo con Elitel”.
“Telecom ha distaccato le linee rispettando le norme”, ribattono però dall’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom), che ora sta “cercando di far dialogare le parti nell’interesse degli utenti restati senza linea”. Il dialogo, se non ci fosse stato l’intervento del Ministero, sarebbe tuttavia in stallo: Elitel ha detto di non avere proposte aggiuntive per ripagare il debito e Telecom ha rifiutato tutte quelle precedenti.
Insomma, il giallo di tutta questa vicenda è proprio il debito con Telecom (a cui vanno sommati altri 25 milioni di euro che Elitel deve ad altri fornitori, come detto a Punto Informatico ). Com’è possibile che un’azienda che nel 2005 ha fatturato 150 milioni di euro possa arrivare a un debito di tale entità? A riguardo, Elitel non ha dubbi: “Telecom ha violato le norme e per questo motivo ho sporto oggi contro di lei denuncia penale (ieri per i lettori, Ndr.)”, dice a Punto Informatico Giorgio Fatarella, amministratore delegato di Elitel. Ne è alla guida da marzo, “i 95 milioni di euro di debiti scaduti vengono dalla passata gestione”.

Per capirci qualcosa bisogna sapere che in questo business Telecom dovrebbe dare all’operatore un credito telefonico (per i servizi all’ingrosso) proporzionato alle effettive capacità di quell’operatore di ripagarlo nel tempo. “Telecom invece per anni ha dato un credito superiore alle garanzie, a Elitel come ad altri operatori. Ci aveva inoltre promesso lo stralcio di parte di quel debito, ma si è rimangiata la parola distaccando le linee”, dice Fatarella. Qui si entra nel terreno delle polemiche e delle contrapposte opinioni: solo un giudice potrà stabilire la verità.

Quello che c’è di certo è una notizia che è stata ripresa pochissimo dalla stampa . È di fine giugno: quattro alti funzionari di Telecom Italia e di Tim sono indagati dalla Procura di Roma per concorso in bancarotta fraudolenta aggravata. In sostanza (si legge nella nota d’agenzia Radiocor ), “secondo gli inquirenti i quattro continuavano a erogare crediti telefonici per conto di Telecom e Tim ad alcune società (la Tc Spa, già Teleque Communications Spa e la Carteque Italia) insolventi, contribuendo a causarne il fallimento e arrecando alle proprie aziende un ammanco di circa 76 milioni”. La tesi di fondo (che sta dietro all’indagine) è che un’azienda in difficoltà non dovrebbe ricevere un credito elevato da Telecom , altrimenti la sua posizione debitoria si aggrava e si contribuisce alla bancarotta.

È come se un’azienda con poche garanzie ottenesse da una banca un super-prestito ingiustificato; se lo tira dietro per anni, non riuscendo mai a ripagarlo, fino a essere costretta (per il peso del debito e dei relativi interessi) a dichiarare bancarotta. Senza prestito, si sarebbe invece limitata a chiudere (senza bancarotta). A che pro Telecom avrebbe avuto manica larga nel concedere crediti? Perché mantenere in vita, forzosamente quanto inutilmente (vista la bancarotta successiva) quegli operatori? È da scoprire, ma secondo Fatarella lo scopo era di ottenere ritorni più alti scommettendo sulla crescita futura del fatturato degli operatori.

La vicenda è stata ricordata ieri anche da Davide Caparini, deputato della Lega Nord, che per fare chiarezza ha presentato un’interrogazione parlamentare in Commissione trasporti e telecomunicazioni e ha chiesto che sia sentito il parere dell’Autorità Garante delle Comunicazioni. La tesi di Caparini e di Fatarella è che Telecom abbia distaccato Elitel, rispettando alla lettera le norme e senza concedere altro credito all’operatore, appunto perché scottata dall’indagine della Procura; per evitare, insomma, di ricreare le condizioni che vedono indagati i quattro dirigenti. Telecom invece nega che il caso Elitel sia collegabile a quell’indagine. La partita in corso è un campo di nebbia che ha appena cominciato a schiarirsi.

Alessandro Longo

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10 07 2007
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