Email private ma piene di pubblicità

Le propone Reva Networks, che offre un sistema che consente di infilare spot personalizzati nell'email degli utenti internet


Melbourne (Australia) – Piazzare un messaggio pubblicitario nell’email che arriva all’utente, indipendentemente dall’origine del messaggio stesso: questa la “soluzione” trovata dalla società australiana Reva Networks per aggirare il rifiuto delle email pubblicitarie non gradite.

Una tecnologia dell’azienda consente ai provider di infilare “spot promozionali” dentro le email che arrivano ai propri utenti, con la possibilità di personalizzare gli spot in modo che rispondano ai “gusti” o ai “bisogni” dell’utente stesso. In questo modo, afferma Reva, la pubblicità si potrà mandare via email agli utenti senza necessariamente inviare email separate da quelle personali che arrivano in mailbox.

La tecnologia si chiama Admail e punta a “confezionare” i messaggi in arrivo. Secondo Reva, i partner dell’azienda che si stanno interessando al progetto sono i fornitori di servizi gratuiti di posta elettronica online e altri servizi email nei quali la posta dell’utente viene gestita e archiviata sul server del fornitore.

Secondo Reva, naturalmente, Admail rappresenta un veicolo di sponsorizzazione molto più efficace dell’advertising tradizionale: “Poiché la pubblicità non arriva in messaggi separati dal resto dell’email, gli utenti aprono più probabilmente il messaggio e dunque leggono l’offerta pubblicitaria”.

Se è vero che i servizi di posta elettronica gratuita online già inseriscono in coda ai messaggi propri spot o veri e propri banner, l’idea di Admail è di accedere con gli spot alla porzione più desiderata dell’email in arrivo, ottenendo maggiore “visibilità”. Inoltre il sistema consentirebbe una selezione automatica degli spot da inviare a seconda degli interessi dichiarati dall’utente all’atto della registrazione al servizio.

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  • Anonimo scrive:
    Register.it: fanno tutto x il nostro bene..
    Prima dovevamo sbrigarci perchè i domini erano finiti, ora vogliono venderci cento volte lo stesso biglietto per partecipare ad una lotteria per domini che scompariranno nella marea dei nuovi suffissi (.info .cazz .ecc .chi+neha+nemetta).E intanto con questa giostra si sono fatti valutare l'equivalente di 150 miliardi da DADA, alla faccia di chi gli ha dato retta!Tenetevi i vostri .biz, noi preferiamo comprarci per pochi soldi un bel .com da qualche broker che svende.Meglio pagare di + per qualcosa che tutti ricordano che abbuffarsi di insignificanti varianti e far ingrassare i pifferai.Bye.
  • Anonimo scrive:
    Nuovo attacco del Dio Denaro sul fronte Internet
    Lodevole l'iniziativa di impedire ai superinformati di arrivare primi ed accaparrarsi tutto, rinunciando al "First Come, First Served" a favore della casualità, ma ecco che quatto quatto si infila un altro criterio che favorisce i soliti ricchi di risorse..."Volete avere maggiori probabilità di vincere? Comprate più biglietti della .bizLottery!"Inutile dire che come al solito saranno le imprese le più disposte ad investire quote aggiuntive, al fine di migliorare le proprie chances di vedersi assegnato l'agognato dominio, con buona pace di chi incassa.E l'esiguità del costo del "biglietto" (8 Euro) non elimina la questione di principio.O forse che la gestione della pratica aggiuntiva costi all'organizzazione davvero 8 Euro? Difficile crederlo...Come è difficle credere che il sistema scelto sia più paritetico del limite di una sola richiesta per persona/entità, che in caso di utilizzo dello stratagemma di prestanome, avrebbe almeno tenuto alto il costo dell'operazione (35 Euro per ogni "biglietto" aggiuntivo) magari scoraggiando alcuni dei furbi di turno.Peccato, un'altra occasione sprecata...
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