Eye-Fi e lo standard discutibile

L'azienda delle schede di memoria WiFi contro lo standard iSDIO. Ci sono di mezzo brevetti e procedure poco limpide, dicono. E quindi guadagni potenziali che rischiano di sfumare
L'azienda delle schede di memoria WiFi contro lo standard iSDIO. Ci sono di mezzo brevetti e procedure poco limpide, dicono. E quindi guadagni potenziali che rischiano di sfumare

Eye-Fi, la società californiana che ha brevettato la scheda di memoria Secure Digital (SD) in grado di agganciare automaticamente WLAN e hotspot, è intervenuta contro l’ SD Association ( SDA ) che ha recentemente annunciato l’ adozione come standard “iSDIO” ( Intelligent SD Input-Output ) di alcune specifiche della tecnologia Wireless LAN con cui si possono collegare le schede SD.

Eye-Fi ritiene tale approvazione un “travisamento delle stesse regole dell’SDA”. Secondo il suo ordinamento, spiega infatti l’azienda, “i membri dell’associazione hanno 60 giorni per presentare rivendicazioni su proprietà intellettuale già brevettata ed eventuali piani di licenza a favore di SDA”.

In pratica, per stabilire uno standard l’associazione non solo deve avere un’idea delle specifiche necessarie alla tecnologia presa in considerazione, ma deve altresì assicurarsi che tutti i brevetti necessari allo standard proposto siano stati offerti in licenza all’Associazione e le tecnologie non contestate dai suoi membri. In caso contrario deve riavviare il processo di revisione.

Secondo quanto riferisce Eye-Fi, questi tempi tecnici sarebbero dovuti durare fino al prossimo 27 gennaio: solo dopo quella data, e passate tutte le procedure richieste, l’Associazione avrebbe potuto effettuare l’annuncio e consacrare l’adozione della tecnologia.

Al contrario, tali tempi sarebbero stati bruciati da SDA e questo avrebbe portato alla scelta come standard di una tecnologia che ha fin troppi punti di contatto con quella da essa sviluppata (e che non è stata concessa in licenza all’associazione).

Così, per l’azienda Eye-Fi, che fa delle relazioni di licensing della sua tecnologia parte fondante del suo business, l’eventuale riconoscimento come standard di specifiche molto vicine a quelle da essa brevettate rappresenterebbe certamente un danno perché la costringerebbe a sottoscrivere accordi secondo termini FRAND ( Fair, Reasonable and non Discriminatory ). In caso contrario, cioè in assenza di licenze che ne autorizzino l’impiego, lo standard sic et simpliciter violerebbe la sua proprietà intellettuale.

Secondo SDA, tuttavia, il non rispetto dei tempi tecnici può cambiare non la definizione della tecnologia riconosciuta come standard, ma le forme del licensing ad essa collegato.

Claudio Tamburrino

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