Fate largo al Fattore P

di Giuseppe Cubasia - Come affrontare la crisi? Di certo non tagliando sul personale: è quella la fonte primaria di introiti per un'azienda

Roma – In un momento di crisi economica come questo in tutte le aziende emerge prepotente il bisogno di maggiore Produttività . Essendo la produttività il rapporto tra prodotti finito e costi, abassando i costi, la produttività aumenta.

È ovvio che il semplice abbassamento dei costi è di per se una misura che non paga ed in Italia ne stiamo vedendo le conseguenze. L’abbassamento dei costi, specie del costo del lavoro, in Italia era teso proprio ad un aumento della produttività: ma provare a competere con paesi come Cina od India sul piano del costo del lavoro è semplicemente pazzesco.

Se consideriamo che in Cina quasi il 30 per cento della popolazione vive con 1 dollaro al giorno , è chiaro che con manodopera cosi a buon mercato (senza parlare delle leggi) ogni tipo di competizione sul piano dei costi è semplicemente follia. Eppure ci sono aziende a cui la competizione con la Cina non fa paura. La chiave del loro successo è da ricercare nella loro particolarità di essere sempre innovative e moderne, in una parola nella loro Cultura Aziendale.

La Cultura Aziendale non è qualcosa che si può acquisire tramite una tecnologia o leggendo un manuale, essa è lo spirito con cui si fanno le cose, e generalmente le aziende di maggior successo sono quelle in cui le cose (ovvero i processi aziendali) sono semplici e le persone sono consapevoli del loro valore e dell’importanza del loro contributo personale.

Lo sviluppo delle persone, ovvero permettere a tutti di crescere ed esprimersi secondo le loro massime capacità, è un obiettivo primario per questo tipo di aziende i cui manager sono allenati ad ascoltare ed a consigliare più che a sorvegliare e punire, ovvero quello che ancora oggi si fa in molte realtà. Non ci si inventa grande azienda, lo si diventa attraverso un processo di trasformazione il cui messaggio parte da una Vision ed arriva fino alla base.

Il diagramma come tutti gli schemi non può essere che riassuntivo ed esclude certo molti fattori, ma sono sicuro che molti di voi hanno riscontrato in uno dei risultati dell’addizione la loro condizione attuale. Le grandi aziende sanno che il totale delle competenze delle proprie persone è maggiore della somma delle competenze di ciascuno e che dentro di noi c’è la voglia di fare di più e di fare meglio ed è per questo che sono attentissimi all’osservazione ed all’ascolto.

Esistono nuovi prodotti, nuovi clienti, modi differenti di lavorare che ci permetterebbero di fare di più e di fare meglio, ma se non sentiamo dentro di noi che è il momento di fermarci ad ascoltare questo non accadrà mai. Esistono professionisti per guidare le aziende verso questo cambiamento, ma ci sono anche dirigenti che non ne hanno bisogno.

Facendo un piccolo esempio: “Un giorno di tanti anni fa, l’AD di una piccola impresa, la Colgate , decide di scendere in fabbrica per riflettere su un problema di fatturato. Rivolgendosi agli operai ottiene una risposta semplice: allarghiamo il buco del dentifricio . La proposta è accettata. Il risultato: aumento dei consumi di dentifricio (effetto dello spruzzo ), aumento delle vendite, aumento della people satisfaction per il diretto coinvolgimento del personale nelle decisioni e nei processi di innovazione e marketing”.

Produttività spesso è solo mettere il più prezioso capitale dell’azienda, quello che se ne va via tutte le sere e fa rientro tutte le mattine, in condizioni di fruttare al massimo.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

I precedenti interventi di G.C. sono disponibili a questo indirizzo

fonte immagine: La visione integrata dell’IT Governance, Risk e Compliance, ADFOR – 2008

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  • jobb scrive:
    chi fa da se fa per quattro
    olimpiadi informatiche patenti europee e cartacce varie...ma quanto mi fanno ridere...chi fa da se fa per quattro(era tre ma c e' la svalutazione)
    • Brenji Ahiai scrive:
      Re: chi fa da se fa per quattro
      Ma sei proprio tu STIIIV? :D
    • caviccun scrive:
      Re: chi fa da se fa per quattro
      Ti rispondo così.L'idea che nell'opinione pubblica possa raggiungersi una massa critica sulla conoscenza di questa branca per cui una percentuale medio-alta capisce la c.a.z.z.a.t.a di questi concorsi, è sensata come quella di far diventare democraticamente intelligente il popolo per decreto.E quello che è ancor più triste è che, molti di questi "geni" che usciranno da questi concorsi, troveranno porte aperte da aziende ancor più imbecilli di chi li ha organizzati, mentre quelli che magari geni lo sono davvero ma non hanno mai partecipato, schifati, a questi concorsi, saranno ignorati, e l'ingegnere informatico o quanto meno un capace perito informatico, sa bene, sulla sua pelle, quel che dico.Ricordiamoci che, un "certo" ministro, ha finanziato con 40mld (di vecchie lire) un sito che avrebbe dovuto rappresentare l'italia, e chi lo ha scritto erano tanto geni che fu talmente brutto che fu ritirato.Così va l'italia "informatica".
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