Francia, licenza di condividere

Una proposta per traghettare la condivisione online nel quadro della legalità

Roma – Cinque euro al mese versati obbligatoriamente da ogni netizen in cambio del diritto di attingere senza limiti ai circuiti del P2P: questa la proposta di cittadini, consumatori e rappresentanti dell’industria uniti nel nome del dissenso rispetto alle strategie antipirateria a cui la Francia non sembra voler rinunciare.

Se il Consiglio Costituzionale ha mutilato la dottrina Sarkozy delle disconnessioni comminate dall’autorità indipendente HADOPI, il legislatore ha incuneato nel testo della Loi Création et Internet le sanzioni e le disconnessioni imposte dall’autorità giudiziaria. C’è chi sostiene che il testo della legge, che ancora deve passare al vaglio di Assemblea Nazionale e Senato, si scontrerà di nuovo contro la Costituzione: per questo motivo la coalizione Création Public Internet propone l’avvento di una licenza globale obbligatoria, una soluzione alternativa alla repressione che sappia risolvere alla radice il problema della condivisione illegale di contenuti.

Cinque euro al mese corrisposti al fornitore di connettività per racimolare 1,2 miliardi di euro all’anno da spartire fra i detentori dei diritti e da infondere nella creazione di modelli di business innovativi e declinati sulle esigenze degli utenti e degli autori: il meccanismo, spiegano da Création Public Internet, dovrebbe prevedere un contributo obbligatorio affinché si mantenga entro una quota accessibile da tutti. Così come era stato osservato nei mesi scorsi, il denaro raccolto potrebbe essere sufficiente a sostenere l’industria dell’audiovisivo permettendo ai cittadini della rete di intessere scambi di contenuti e di disseminare liberamente cultura e intrattenimento.

La quote di ripartizione, propongono i membri dell’alleanza, potrebbero essere suddivise sulla base delle tendenze rilavate presso un campione di utenti volontari, istituendo una sorta di Auditel per lo sharing.

Ma lo schema è ancora da affinare: Création Public Internet è una piattaforma che auspica di alimentare il dibattito. ( G.B. )

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  • xiretsa scrive:
    facebook
    Secondo il mio modesto parere ogni qualvolta si utilizzano strutture nuvola come Facebook, googledoc/maps,openid, ifolder ecc..ecc ci sono diversi rischi legati alla privacy, alla perdita dei dati, al furto di identità e quant'altro.Ogni volta che i nostri dati vengono spostati dala nostra cara vecchia macchina su server nuvola implementiamo il Cloud Computing e affievoliamo il nostro controllo su quei dati.A volte non farlo può essere difficile, a volte è addirittura necessario, come per esempio quando inviamo una email attraverso un server che non ci appartiene e su cui non abiamo il controllo. Di fatto però resta il discorso consapevolezza. Se si è consapevoli dei rischi che si corrono è già abbastanza. il problema è che una grossa % degli utenti non ha neppure la più pallida idea delle conseguenze di certi comportamenti digitali.Chi usa facebook e lo usa male rischia di perdere la sua privacy totalmente; In italia esiste un anti cloud laboratory, offre informazioni e si leggono articoli interessanti che riguardano anche facebook ed i problemi legati alla privacy.Salute!
  • Federico scrive:
    non capisco
    Anch'io ci tengo alla privacy. Nel mio organismo però c'è un'anomalia. A causa di questa anomalia, quando il cervello pensa una cosa il corpo tende a comportarsi di conseguenza. E così io non sono su Facebook.A quanto pare la maggior parte della gente, pur essendo molto affezionata alla propria riservatezza, è su Facebook. Avrò ragione io o avranno ragione loro?Agli alieni l'ardua sentenza.
    • Cisco Joinz scrive:
      Re: non capisco
      Ehm,io lo uso solo perchè lavoro a circa 500 km da casa,mi può tornare comodo per non perdere di vista le persone che conosco in modo economico,limitandomi in molte cose a causa del discorso privacy (quel poco che ne rimane).Se fossi a casa,non sarei iscritto.
      • Andrea scrive:
        Re: non capisco
        Concordo con entrambi: anch'io non sono iscritto e mi faccio grasse risate quando leggo dei casi umani legati a pastrocci combinati su Facebook.Bisogna essere super-prudenti con i contenuti che si pubblicano in internet.Ieri ho sentito per radio il garante della privacy (non ricordo il nome) dire una frase che considero l'emblema della nostra epoca iperconnessa: "Con l'avvento di internet la privacy è AFFIEVOLITA".Ed è proprio così.
      • Federico scrive:
        Re: non capisco
        Il mio è un discorso generale... è chiaro che se tu hai delle esigenze particolari non vengo certo a darti dello stupido, avrai le tue ragioni. Ma la maggior parte della gente si iscrive per scrivere idiozie!
    • Lollo Brigido scrive:
      Re: non capisco
      Io sono su facebook e dei 500 e passa amici raccattati solo un pugno si fa i gli affari miei. Invece, chissà foto tue messe dai tuoi conoscenti che ci sono su facebook di cui non sai dato che non ci sei.
      • Federico scrive:
        Re: non capisco
        Per fortuna ho pochissimi amici che perdono tempo con queste idiozie, però probabilmente hai ragione. E' un problema reale di cui parlo da tempo.(però che la tua privacy non esiste più è un problema ancora più reale di cui dovresti prendere coscienza... non capisco perchè ti sei stizzito)
      • petrestov scrive:
        Re: non capisco
        - Scritto da: Lollo Brigido
        Io sono su facebook e dei 500 e passa amici
        raccattati solo un pugno si fa i gli affari miei.
        Invece, chissà foto tue messe dai tuoi conoscenti
        che ci sono su facebook di cui non sai dato che
        non ci
        sei.c'è un articolo dell'economist con dati molto interessanti sulla socializzazione dei suoi utenti. (...) an average man - one with 120 friends - generally responds to the postings of only seven of those friends by leaving comments on the posting individuals photos, status messages or "wall". An average woman is slightly more sociable, responding to ten. When it comes to two-way communication such as e-mails or chats, the average man interacts with only four people and the average woman with six. Among those Facebook users with 500 friends, these numbers are somewhat higher, but not hugely so. Men leave comments for 17 friends, women for 26. Men communicate with ten, women with 16. i dati sono stati divulgati dal sociologo di Facebook Cameron Marlow.http://www.economist.com/sciencetechnology/displayStory.cfm?story_id=13176775
    • sroig scrive:
      Re: non capisco
      - Scritto da: Federico
      Anch'io ci tengo alla privacy. Nel mio organismo
      però c'è un'anomalia. A causa di questa anomalia,
      quando il cervello pensa una cosa il corpo tende
      a comportarsi di conseguenza. E così io non sono
      su
      Facebook.

      A quanto pare la maggior parte della gente, pur
      essendo molto affezionata alla propria
      riservatezza, è su Facebook. Avrò ragione io o
      avranno ragione
      loro?

      Agli alieni l'ardua sentenza.Guarda, mi hai tolto le parole di bocca, soffro della tua stessa rara malattia, che ne diresti di mettere su un gruppo su Facebook per discutere del nostro problema?:)
    • petrestov scrive:
      Re: non capisco
      - Scritto da: Federico
      A quanto pare la maggior parte della gente, pur
      essendo molto affezionata alla propria
      riservatezza, è su Facebook. Avrò ragione io o
      avranno ragione
      loro?be' ogni essere umano desidera apparire in un certo modo e al contempo cerca di nascondere gli aspetti della propria vita che non sono coerenti con l'immagine pubblica di sé che si vuole tutelare. non ci trovo nulla di particolarmente strano. apparire è come mettere un filtro alle informazioni che si vuole siano di pubblico dominio. non è solo un filtro di contenuti, ma anche un filtro di quando queste informazioni debbano essere rese pubbliche. così, se viene pubblicata una mia foto mentre mi sbronzo e mi diverto il giorno in cui mio zio è morto, la mia riservatezza viene compromessa perché voglio tutelare una immagine di nipote addolorato per la scomparsa. oppure potrei non voler vedere pubblicata una mia foto mentre piango per la sua scomparsa, perché voglio preservare una immagine di me molto più sobria e meno presa dalle emozioni. molto spesso l'immagine di sé che si vuole tutelare non è propriamente quello che noi in tutta sincerità vogliamo trasmettere di noi stessi, ma è un ruolo di noi che viene socialmente costruito.
  • lillo polli scrive:
    commento
    (nolove)
    • berlusconi scrive:
      Re: commento
      La ragazza ti ha lasciato? Suvvia, non fare così! Se vuoi posso darti il numero di una dodicenne coi fiocchi. Se dai 50 euro al padre puoi passarci tutta la notte.
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