Google archivia Bump e Flock

Mountain View spende milioni per acquisire le app mobile all'ultimo grido e poi usa impietosa la mannaia. Gli utenti? Avranno un po' di tempo per scaricare i dati e poi tanti saluti al cloud

Roma – Google ha deciso di chiudere i battenti di Bump a brevissima distanza dall’ acquisizione della società , un’operazione apparentemente poco interessata a mantenere il servizio e i relativi utenti nonostante le rassicurazioni iniziali degli sviluppatori.

Nota per aver realizzato una app per condividere foto al tocco (Bump) e una per lo sharing automatico di album fotografici (Flock), Bump era stata inglobata nel corpaccione multi-miliardario di Google lo scorso settembre. Entrambe le app smetteranno di funzionare a partire dal prossimo 31 gennaio, mentre il download su dispositivi iOS e Android non è più possibile.

Agli utenti viene data la possibilità di esportare i dati seguendo le istruzioni ma niente di più; gli sviluppatori si dicono ora “concentrati sui nuovi progetti” assegnati loro da Google, segno evidente del fatto che Mountain View aveva fin dall’inizio intenzione di acquisire le tecnologie di Bump (e Flock) senza curarsi particolarmente degli utenti del servizio.

Bump e Flock andranno quindi ad aggiungersi alla miriade di servizi telematici già mandati al camposanto digitale da Google, e le pulizie di primavera in anticipo in quel del Googleplex non sono finite qui: una versione interna del codice di Schemer apparsa in rete suona le campane a morto anche per quest’ultimo servizio, un sito web nato nel 2011 come promozione per la condivisione di attività extra-informatiche e cose da fare e da esplorare lontano dal PC.

Alfonso Maruccia

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  • ... scrive:
    Chiacchierato
    Beh, anche Maruccia è chiacchierato.
  • pentolino scrive:
    E già mi immagino...
    ... mi immagino gli/le utonti/e che ovviamente non sanno nulla di queste vulnerabilità e che continueranno serenamente a mandarsi foto compromettenti perché tanto "vengono cancellate subito e nessuno ne può fare una copia nel mezzo". Sì certo, come no...L'idea che mi sono fatto sul famoso rifiuto da 3 miliardi è che nella proposta di acquisto ci fossero delle clausole (probabilmente relative anche alla sicurezza, e con penali colossali) che il fondatore sapeva che sarebbero state infrante ed ha quindi temporeggiato in attesa di un'offerta "migliore".
    • Nome e cognome scrive:
      Re: E già mi immagino...
      - Scritto da: pentolino
      ... mi immagino gli/le utonti/e che ovviamente
      non sanno nulla di queste vulnerabilità e che
      continueranno serenamente a mandarsi foto
      compromettenti perché tanto "vengono cancellate
      subito e nessuno ne può fare una copia nel
      mezzo". Sì certo, come
      no...Se uno manda foto compromettenti in rete... :| altro che utonto. UXXXXXXXXXX!
    • zanza scrive:
      Re: E già mi immagino...
      - Scritto da: pentolino
      ... mi immagino gli/le utonti/e che ovviamente
      non sanno nulla di queste vulnerabilità e che
      continueranno serenamente a mandarsi foto
      compromettenti perché tanto "vengono cancellate
      subito e nessuno ne può fare una copia nel
      mezzo". Sì certo, come
      no...ehhhhhh... non vorrei dire, ma IN QUESTO CASO dubito si debbano preoccupare per le foto compromettenti......cioè... i tizi di snapchat sono dei somari (cfr. vedere il sito di gibson) ma qui il megaleak di 4.6milioni NON è un dumping del dbase degli utenti (ossia con credenziali e altro)... ma SOLO del matching n.tel username ... questo perché i tizi hanno fatto un massivo probing, abusando di una funzione di snapchat, e hanno quindi creato quel dbase.Ho trovato questa cosa analoga a quella del tizio che ha osato "abusare" dell' at&t per gli iPad (probing ICCID -
      ritorna l'email)... e gli hanno dato megaGalera... capiterà anche qui, che non c'e' di mezzo apple & at&t ? :P( http://apple.slashdot.org/story/10/06/10/0021228/att-leaks-emails-addresses-of-114000-ipad-users )
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