Google: vi aiutiamo contro i copioni

Mountain View vara un programma per semplificare il tracciamento dei furbetti griffati del Web. Stretta contro i siti che si promuovono o si appoggiano ai servizi BigG per vendere beni contraffatti in Rete
Mountain View vara un programma per semplificare il tracciamento dei furbetti griffati del Web. Stretta contro i siti che si promuovono o si appoggiano ai servizi BigG per vendere beni contraffatti in Rete

Un misto di sistemi automatici e automatizzati, di quelli che a Mountain View piacciono tanto, e apporto umano: tutto per convincere inserzionisti e pubblico che Google è un partner d’affari affidabile , che vuole rendere il Web un posto più sicuro anche per chi fa business coi prodotti di lusso. Così, dopo l’ annosa vicenda che ha contraddistinto gli ultimi anni di attività di un altro pezzo grosso dell’e-commerce come eBay, anche BigG si fa avanti con la sua proposta per tenere i falsi d’autore, i prodotti contraffatti che tanto spesso si trovano agli angoli delle strade fisiche, fuori dalle strade virtuali battute dai crawler.

Con un post pubblicato sul blog ufficiale, Kent Walker mette nero su bianco le intenzioni di Mountain View: primo, risposta entro 24 ore alle segnalazioni dei detentori di brand modaioli (compreso il made in Italy ); secondo, un sistema di filtraggio semi-automatico dei siti che sfruttano AdSense per la raccolta pubblicitaria, e che ricadono nella fattispecie di “spacciatori del falso” secondo i parametri di BigG; terzo e ultimo, un helpdesk dedicato a raccogliere le segnalazioni del pubblico (ivi compresi i detentori dei brand) per fare fronte in modo organico e diretto alla questione.

Stefano Maruzzi , country director di Google Italia, in una call conference coi giornalisti ha spiegato meglio la questione: la collaborazione avviata con le case di moda e i proprietari dei marchi più noti e soggetti al fenomeno della contraffazione è resa necessaria dalla natura stessa del problema. Stante la necessità, nel mercato dinamico del Web (e in generale in quello globalizzato) cui sempre più spesso le grandi case si rivolgono, di avviare continue campagne di promozione del proprio brand, con un canale diretto con queste ultime Google si augura di avere informazioni importanti e di prima mano per riconosce al volo canali di distribuzione leciti da quelli illeciti.

Grazie a quanto è stato e sarà segnalato dai suoi interlocutori, BigG ha messo in piedi un sistema di ricerca e segnalazione automatica di possibili violazioni : in questo modo sarà possibile, ma da BigG assicurano che c’è di mezzo comunque l’intervento umano, smorzare sul nascere iniziative di vendita fraudolenta di prodotti contraffatti. Il sistema si aggiorna dinamicamente per accogliere le nuove informazioni e i nuovi casi in cui si imbatte (e di cui venga provata la “colpevolezza”), in modo tale da affinarsi col tempo che passa. Questo sistema, da solo, sarebbe già responsabile del 95 per cento degli account AdSense/AdWords sospesi per motivi collegati alla contraffazione.

Sul piatto restano un paio di questioni. La prima, la più rilevante, è senz’altro il rischio che del sistema si possa abusare per mettere fuori gioco concorrenti scomodi . Maruzzi assicura che, quando si fa menzione delle 24 ore di tempo per una risposta, ci si riferisce al tempo che intercorre dalla segnalazione di un sito potenzialmente colpevole al primo contatto con Google: da lì parte una normale procedura di verifica e controllo, al termine della quale BigG può optare per dare seguito alla segnalazione stessa, chiudendo l’account incriminato, oppure decidere per un nulla di fatto.

La seconda riguarda le garanzie offerte ai titolari degli account coinvolti: questi ultimi, nel caso in cui il loro account venisse terminato, riceveranno da parte di Google segnalazione dettagliata del motivo per cui sono andati incontro a questo destino. Naturalmente, poiché nelle intenzioni di BigG l’unico obiettivo di questa procedura è impedire la pubblicità ai prodotti contraffatti, resta inteso (come auspicato anche da Maruzzi) che l’azienda che ritiene leso il suo diritto di sfruttamento del marchio proceda anche per vie legali contro il falsario: la nuova procedura, in pratica, non garantisce alcunché rispetto ai danni patrimoniali , che andranno ovviamente chiariti e stabiliti da un giudice secondo le varie normative nazionali in materia.

“Tutto questo – conclude Maruzzi – si inserisce in un contesto più ampio di iniziative che Google sta intraprendendo per essere vicino ai consumatori: il fenomeno della contraffazione danneggia i produttori e i consumatori, in questo modo stiamo rispondendo a esigenze emerse nel mercato”. In altre parole, come detto, l’obiettivo di Google è di mostrarsi un collaboratore affidabile per i suoi partner: chi compra spazi pubblicitari, chi sfrutta i suoi servizi per la ricerca e così via. Un’operazione che comunque resta distinta da quella sull’acquisto di keyword legate a marchi registrati, pratica che per BigG resta comunque possibile con tutti i limiti fin qui stabiliti.

Luca Annunziata

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15 03 2011
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