HP: paghiamo per Itanium. E allora?

Hewlett-Packard ammette l'esistenza di un contratto con Intel per lo sviluppo della CPU server. Ma non è un segreto, dice. E chiede all'Europa di valutare la posizione antitrust di Oracle

Roma – Nuova alba, ennesimo episodio della telenovela “HP contro Oracle a mezzo Itanium”: dopo essere stata accusata da Oracle di foraggiare segretamente Intel per lo sviluppo continuato dell’architettura IA-64, Hewlett-Packard ammette ora l’esistenza di una partnership con il chipmaker di Santa Clara ma dice che Oracle ne era già perfettamente al corrente.

La collaborazione con Intel verte sullo “sviluppo robusto e duraturo e la fornitura di microprocessori Itanium di nuova generazione di categoria enterprise mission-critical per tutta questa decade” rivela HP. Le accuse legali di Oracle, dice ancora HP, non sono altro che una spregevole tattica dilatoria tesa a mantenere l’incertezza nel mercato server e a “danneggiare il relativo business del colosso statunitense”.

In realtà la conferma di HP del contratto con Intel non serve a sciogliere i dubbi sollevati da Oracle in tribunale, se cioè con il mancato flusso dei danari forniti per la realizzazione di nuove generazioni di CPU Itanium Intel non deciderebbe di propria volontà di staccare la spina alla piattaforma IA-64 in favore della ben più popolare tecnologia x86-64.

E mentre nei tribunali statunitensi si dibatte sui contratti per Itanium, in Europa HP invoca l’intervento delle autorità antitrust comunitarie contro le presunte pratiche anticompetitive messe in campo da Oracle. Oracle Corporation stà provando a sfruttare la propria influenza nel campo del software per tagliarci fuori dal mercato dell’hardware, accusa HP.

Quali che siano le responsabilità legali specifiche delle due corporation ai ferri corti, la realtà dei fatti appare impietosa per il destino di IA-64: anche la stessa HP si prepara a un futuro “post-Itanium” con il progetto Odissey , vale a dire l’implementazione di hardware basato su processori x86(-64) e supporto software specifico su Linux e Windows all’interno degli stessi chassis server a oggi impiegati per Itanium.

Alfonso Maruccia

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  • Alberto scrive:
    Fallimento Groupon
    ma il modello di business non può funzionare, almeno non da noi (in Italia e in Europa) e non in queste dimensioni. Entro due anni prevedo il fallimento o qualcosa di simile.
    • madcow78 scrive:
      Re: Fallimento Groupon
      Hai perfettamente ragione e da come leggo in rete il problema non è solo con il mercato italiano e con i suoi clienti, è molto più profondo.Leggendo i post di questo blog: http://opinionigroupon.wordpress.comho scoperto che i soldi che incassano servono per pagare in parte i debiti. In parte perché non riescono a coprire la totalità di essi.Sono costretti a crescere per non morire, infatti, nonostante questa situazione di defict continuano ad aumentare le spese in pubblicità e buoni omaggio.Questi crolleranno lasciando tante macerie, con miliardi di debiti tra clienti e partner commerciali, per non parlare dei loro lavoratori.
    • Tommaso scrive:
      Re: Fallimento Groupon
      Concordo con il problema di modello di business. Inoltre, visto lo scarso servizio che danno, non andranno lontano
  • Elsa Pili scrive:
    ops!
    Vero, errore di distrazione. Corretto, grazie mille!
  • Antonio scrive:
    Ha perso il 15,50%
    Ha perso 3,11 dollari per azione, pari al 15,50%.
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